Approfondimenti Rivista — 01 dicembre 2012

In un periodo di forte crisi per l’editoria, investire sugli e-book sembra essere l’unica soluzione possibile, se si desidera avere accesso e permanenza nel mercato librario. Le mutate esigenze del pubblico di lettori hanno, infatti, determinato la trasformazione della concezione tradizionale del libro che, abbandonato il suo tradizionale formato cartaceo, diviene prodotto digitale. Per sopravvivere nel panorama editoriale, gli imprenditori hanno bisogno di adattarsi alle differenti condizioni sociali e culturali: se la richiesta dei consumatori si indirizza verso la smaterializzazione del libro, l’editore dovrà necessariamente modificare la propria offerta, per continuare a operare nel proprio settore; ma a quale prezzo?

La questione inerente al giusto prezzo dell’e-book è oggi particolarmente sentita: l’operazione intrapresa lo scorso anno dall’antitrust americana nei confronti di 5 tra i più grandi retailers esistenti e le dinamiche ad essa connesse hanno scatenato un dibattito dalle imponenti dimensioni, il quale non ha ancora trovato una sua conclusione risolutiva.

La ricerca dal titolo “Il valore dell’e-book: pirateria o prezzo giusto”, realizzata dall’Osservatorio dell’Università di Milano Bicocca NuMediaBios, in collaborazione con Ledigital e commissionata dalla giovane casa editrice digitale Blonk, documenta il punto  di vista dei lettori in merito alla questione. In un campione di 266 persone, il 28,6% dichiara di non aver mai comprato neanche un e-book, l’88,8% ne ha scaricato almeno uno gratuitamente, il 20,1 % ne ha scaricati gratis più di 20. Degli 88,8% lettori di ebooks, il 37,1 % scarica da reti P2P e il 39,7% dai principali store online: sebbene non si possa utilizzare per essi la definizione di “pirata”, è evidente la propensione del lettore digitale al gratuito o al risparmio. Tale dato emerge anche se si considera che solo il 2,6% degli intervistati sarebbe disposto a pagare un e-book allo stesso prezzo della versione cartacea, il 49% 1/3 del prezzo di copertina, il 14% 2 euro per un libro elettronico che in formato tradizionale ne costerebbe 22; ma a chi spetta il compito di fissare il prezzo dell’e-book?

Attraverso la sostituzione del sistema wholesale con il modello agency, il prezzo non viene più stabilito dai retailers, ma dagli editori. Tale manovra avrebbe impedito alle librerie online di abbattere i prezzi degli e-book a livelli insostenibili; tuttavia, il costo stabilito attualmente dagli editori è di fatto inferiore anche alle aspettative dei lettori. E’ possibile, infatti, acquistare un libro elettronico a 0,99 euro, una cifra irrisoria e tutt’altro che dignitosa per imprenditore e autore. Basta considerare che su un e-book venduto a tale prezzo, il 21% del guadagno appartiene allo Stato a titolo di IVA (0,17 euro), il 35% circa interessa lo store e il distributore (0,29 euro); e almeno il 2,5% va al gestore dei pagamenti (0,03 euro). L’editore guadagna, quindi, 0,50 euro, di cui il 25% -ovvero solo 125 millesimi di euro- spetta all’autore. 

Gli esperti manifestano forti preoccupazioni davanti alla possibilità di protrazione di una simile situazione. Se, infatti, inizialmente le vendite sembrano oscillare leggermente in positivo, la competizione tra case editrici produrrà inevitabilmente un abbassamento generale dei prezzi, con conseguente diminuzione del guadagno generale e aumento delle difficoltà di autosufficienza da parte dell’azienda.

Alla luce di tali considerazione, la proposta di Daniele di Gennaro, editore di Minimum Fax, appare più che ragionevole: “il prezzo ideale dell’e-book –ha affermato in occasione del convegno tenuto da LibrInnovando, lo scorso aprile a Roma, presso l’Università Tor Vergata- oscilla intorno ai 10 euro, con un guadagno per gli imprenditori che va da un minimo di 2,50 euro a un massimo di 3,50 euro”. 

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