Approfondimenti Rivista — 18 agosto 2013

Dove comincia il principio e dove la speculazione dello stesso? Fino a dove ci si può spingere nel nome della trasparenza? Giustamente, quando mi è stato sottoposto questo argomento, sono stato avvertito che si tratta di un tema dalla lettura complessa. E infatti, pur premettendo di non essere una persona che segue abitualmente certe vicende ed anzi digiuna di nozioni giuridiche d’oltreoceano, l’impressione che ho percepito dall’esterno riguardo alla vicenda della Apple – quasi costretta a vendere sui suoi portali altri marchi in risposta a un suo protezionismo sospetto – è che qualcuno voglia approfittare di un (colpevole) errore altrui per potere attingere da fonti diverse con manovre subdole; semplicemente facendo propria la scusante, come dicono poco giuridicamente a Roma, che “Chi mena per primo mena due volte”.

La Apple avrebbe fatto un abuso in combutta con cinque editori per far lievitare i prezzi degli ebook a scapito della concorrenza? Giustissimo punirla. Chi muove accuse di complottismo, però, ci abilita a osservare con la stessa lente anche i terzi, e di conseguenza persino l’accusa da parte del ministro americano della Giustizia Eric Holder, che suona quasi come un processo all’intenzione. Nello specifico, si tratta di questo: come scrive il corrispondente de La Stampa Maurizio Molinari, il giudice “sospetta”, sulla base della condanna precedente, “che Apple sia ancora impegnata in tentativi di condizionare il libero mercato dell’editoria”. Da qui le misure che, “per evitare nuove violazioni”, di fatto spingono affinché diventi possibile la vendita sull’Apple App Store degli ebook messi in commercio dai rivali. Ingerenza? Verrebbe da pensarlo. Tutto ciò, tra l’altro, quando il controllo su come Apple stia attualmente operando è ancora in fieri. Non voglio prendere le parti di nessuno, ma ricordiamoci che tra i rivali di Apple figura Amazon, un colosso mastodontico che negli ultimi tempi ha fatto parlare di sé per questioni legate al fisco nelle quali non voglio entrare. Se dovessimo giudicare con lo stesso metro del condizionale fatto valere da Holder, quindi, dovremmo poter rimarcare pure il concetto che i provvedimenti o le rivelazioni pubbliche andrebbero presi o fatte solo dopo avere appurato le eventuali reiterazioni di reato per vie traverse di cui si parla. E, in tal caso, qualora le pene fossero solo di tipo pecuniario o tramite carcerazione, ci sentiremmo rassicurati dal dubbio che dietro non ci sia il potere di qualche altro marchio che sta facendo il proprio gioco. Tutto questo, è come la cosa appare da fuori, ben sapendo che le leggi sono leggi e chi le applica ne ha lo stesso peso; ma la giustizia siamo liberi di vederla anche al di fuori di tali contesti.

Giovanni Modica

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