Approfondimenti Rivista — 24 giugno 2013

Per alcuni sono sicure previsioni di come sarà domani il mercato del libro, per altri supposizioni totalmente errate che finiranno per depistarci. Bill McCoy li chiama “miti da sfatare” e mette ben in guardia dal non lasciarsi confondere. Si tratta delle idee riguardo al futuro dell’editoria digitale, sette punti spesso citati per ridisegnare il quadro dell’industria libraria. Tuttavia, il direttore esecutivo dell’International Digital Publishing Forum dissente e su Publisher Weekly scrive: “Nell’editoria digitale il domani arriva presto. E buona parte di quella che oggi sembra saggezza condivisa, diventerà presto un qualcosa che potrebbe portarci fuori strada”. DRM, la figura dell’editore, posizioni monopolistiche, ebook, la conversione di libri verso app e web sono i temi su cui Bill McCoy indugia: la loro comprensione tattica è necessaria per sopravvivere ai rapidi cambiamenti dell’ecosistema editoriale.

La pirateria è sempre stato un fenomeno ostile a editore e autore e i DRM, la gestione dei diritti digitali, sembra ai più il metodo migliore per poterla combattere. Tuttavia, l’idea secondo cui la protezione dei libri ridurrebbe il numero di download vietati è falsa. Ne sono esempio tutte quelle case editrici che hanno scelto di sbloccare i propri testi, senza per questo subire il picco delle copie non autorizzate. “E’ una scelta tecnologica che crea solo frustrazione nei lettori” ha commentato McCoy. E a dimostrarlo è l’aumento delle vendite di ebook, che ha fatto seguito all’abbandono della protezione sui testi. Clamoroso è il caso dell’editore francese di libri fantasy e di fantascienza Bragelonne, che in sei mesi ha toccato la soglia dei 20 mila ebook distribuiti, aggiudicandosi il titolo di uno degli editori principali sul mercato dei libri elettronici.

Tuttavia, in linea di massima, con l’affermazione del self-publishing, la figura dell’editore è stata strattonata da una parte all’altra. Non manca chi è pronto a giurare che gli autori, ben presto, non avranno più bisogno degli editori. La posizione di McCoy è equilibrata: “Un certo numero di autori hanno avuto successo utilizzando il self-publishing. E chiaramente non si tratta di una moda del momento: il self-publishing è destinato a rimanere una tendenza importante; ma se gli editori sono destinati a perdere molti privilegi da gatekeeper, tantissimi libri rimarranno il frutto di una collaborazione tra autore ed editore”.

Non si preoccupino, dunque, gli editori: il mercato del libro ha bisogno di loro. E chi teme un ruolo sempre più marginale a causa dell’avanzata dai colossi del settore (leggi Amazon), può anche tranquillizzarsi: le posizioni monopolistiche non sono immuni alle forti transizioni. McCoy, a tal proposito, cita AOL, nel 2006 il più grande internet service provider del mondo con i suoi 30 milioni di utenti, oggi relegato a un angolo del web.

Gli ebook funzionano solo con i romanzi e i testi lineari”. Sbagliato. Gli ebook funzionano solo con i romanzi e con i testi lineari se si usano ereader quali Kindle. Adottando dispositivi diversi, come i tablet, il genere divulgativi e la narrativa per ragazzi e bambini ne avranno dei benefici. E la possibilità che tali dispositivi si diffonderanno a macchia d’olio non è poi così remota: “Nel giro di due anni- spiega McCoy- tablet della qualità di un iPad costeranno 69 dollari”.

Insieme ai tablet, anche gli smartphone saranno protagonisti di questa rivoluzione. Il risultato è ovvio: sbaglia chi crede che il digital reading sia un’esperienza solitaria perché il lettore è diviso dal resto del mondo da un solo click. Questo si traduce con nuove possibilità per editori e autori di avere un rapporto più diretto con i lettori connessi e di affascinarne di nuovi.

I libri, dunque, non sono poi così diversi dalle App e dal Web. Basta considerare che ben presto tutti i dispositivi saranno in grado di leggere gli ePub 3: in questo modo sarà possibile consultare ogni tipo di testo. Il nuovo formato degli ebook infatti, contrariamente a quanto si pensa, è già pronto e aspetta solo di essere implementato.

La prossima fase della trasformazione digitale- conclude McCoy- porterà rischi, minacce e spaccature. Ma possiamo trarre conforto dal fatto che la prima fase si è conclusa con un bilancio sicuramente positivo per editori e autori. Affinché l’industria libraria possa continuare a prosperare, è necessario tracciare un percorso strategico basato su verità emergenti, non sui miti pericolosi di ieri”.

 

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