News Rivista — 09 febbraio 2013

Brutte notizie per i, pochi, abitudinari rimasti, aggrappati ancora ai vecchi, semplici riti mattutini per iniziare la giornata con il giusto ritmo, che i prossimi 24, 25 e 26 febbraio saranno costretti a rinunciare ad almeno uno di questi.

Svegliarsi con il profumo del caffé nell’aria, un cornetto ipercalorico alla crema in mano, e un quotidiano sotto gli occhi non sarà possibile durante queste 72 ore. Stiano tranquilli baristi e pasticceri perché probabilmente non perderanno comunque i clienti abituali.

La categoria di lavoratori che “impedirà” la realizzazione di questo rito mattutino è infatti quella degli edicolanti.

Le organizzazioni sindacali dei rivenditori di quotidiani e periodici, Snag-Confcommercio, Sinagi affiliato Slc-Cgil e Usiagi-Ugl hanno annunciato uno sciopero che si tradurrà nella chiusura delle edicole su tutto il territorio nazionale. “Con questa agitazione vogliamo ricordare a tutti quanto le edicole siano importanti per garantire il diritto all’informazione sancito dalla nostra Costituzione”, è quanto afferma il presidente di Snag-Confcommercio, Armando Abbiati, che puntualizza: “Nel solo 2012 hanno chiuso in media 5 edicole ogni giorno, più di 4.000 posti di lavoro persi”.”Questo non è e non deve rimanere soltanto un problema delle famiglie che facevano dell’edicola il loro unico mezzo di sostentamento ma dell’opinione pubblica e di tutta la filiera dell’informazione a partire dai giornalisti che, come gli edicolanti, stanno scontando a caro prezzo la mancanza di idee e di innovazione da parte degli editori per rilanciare il settore. Dall’altra parte – conclude Abbiati – abbiamo bisogno di regole certe e di una reale azione di Governo per ricostituire un sistema di diritti e di equità intorno all’informazione”.

Il punto focale sul quale si concentra la protesta è esattamente questo: protestare contro il silenzio e l’immobilismo della Fieg e del Governo riguardo lo stato di profonda crisi di tutta la categoria.

La Fenagi Confesercenti, invece, non aderisce allo sciopero “pur riconoscendo la necessità di una azione di forte visibilità della categoria al fine di far emergere lo stato di crisi del settore, trova sbagliato e controproducente chiamare alla chiusura le edicole proprio nei giorni nel quale si svolgono le elezioni politiche”.
“Nel panorama generale dell’informazione – afferma la Fenagi – le rivendite di giornali, data la tutela che la Costituzione attribuisce al prodotto editoriale anche nella fase della vendita, sono sempre state riconosciute come elementi importanti per la garanzia di una diffusione capillare e pluralista del prodotto quotidiano e periodico. Mettere in gioco il profilo di pubblica utilità della rete di vendita, malgrado le conferme avute anche dallo stesso Governo Monti che non ha abrogato le leggi a tutela della stampa, è un grave errore”. 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.