Approfondimenti Rivista — 13 gennaio 2014

Lo abbiamo imparato da tempo, le risorse del web sono infinite, come infinite sono le possibilità che apre a ciascuno di noi. Possibilità di scambiare e reperire informazioni, rintracciare e conoscere nuove persone, acquistare, visitare, giocare, tutto ciò che vi viene in mente. Non da ultimo, comunicare. Social network, blog, siti, portali, pagine, sono ormai il nuovo regno dell’informazione, a dispetto della cara e vecchia carta stampata. Dalle maggiori testate nazionali, passando per i giornali locali fino ai singoli individui, tutti hanno individuato nella Rete, a ragione, la nuova frontiera. Tutti, però, con un comune denominatore: una povertà di linguaggio e di contenuti da far rabbrividire. Articoli sgrammaticati, contenuti talvolta insignificanti, titoli fuorvianti, pettegolezzi, tutto è concesso pur di conquistare, in quella che oramai è una vera guerra, un clic in più degli altri.

Così ci s’imbatte nel titolo sensazionalistico che grida allo scoop, per poi scoprire una notizia che notizia non è: “sembra che”, “forse”, “si dice”, oppure ci si ritrova a dover scorrere gli occhi sul solito articoletto di gossip, scialbo e incompiuto. Guerra combattuta nel nome del dio Pubblicità, vero motore del web, e con ogni sorta di espediente, psicologico o meno: la voce “hot”, con annessa una bella foto della celebrità di turno in bikini o in pose provocanti, è la regina delle colonnine di destra, oppure ci viene sbattuta in prima pagina la rubrica con i pettegolezzi sulla velina amante di un calciatore, piena di donnine al sole giusto per saziare l’appetito di un popolo che è sempre più alla ricerca di distrazioni. Chiunque è alla ricerca di quel transito che poi fa sbandierare con orgoglio “un milione di lettori”, “dieci milioni di visite”, “il portale d’informazione più importante d’Italia”. Mancano le opinioni vere, manca la riflessione, sacrificata per la velocità di scrivere, la smania di arrivare primi e uscire con un pezzo dalle parole massacrate, spacciato per unico e copiato da un’agenzia. In un luogo libero come il web è crollata la meritocrazia, chiunque ha a disposizione pubblico e spazio per scrivere, per andare a caccia di quelle visualizzazioni che fanno quadrare i conti o regalano il famoso quarto d’ora di notorietà, tanto per citare Andy Warhol. Probabilmente, con un simile allargamento di confini, bisognava aspettarsi una situazione simile, ma sembra sempre più che la strada intrapresa non sia degna di un mestiere, o meglio di una passione, che sta perdendo la sua funzione civile. Per chi ama scrivere, per chi ama informare, è un massacro senza pietà che lascia con le spalle al muro: adeguarsi, prendere la palla al balzo e seguire la scia di chi conta ogni sera i clic, oppure ergersi a roccaforte di un mondo che non può essere solamente industria, non può conquistare pubblico senza farlo crescere?



Luca Loghi

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