Approfondimenti Rivista — 27 gennaio 2014

Eliezer Wiesel è uno scrittore statunitense di cultura ebraica e lingua francese. È uno dei pochi sopravvissuti all’Olocausto. Proprio in questo giorno ci sentiamo in dovere di raccontarvi la sua storia.

È autore di molti libri, il più famoso rimane “La notte” in cui racconta la sua esperienza, personale quindi, all’interno di tre campi di concentramento: Auschwitz, Buna e Buchenwald.

Eliezer ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1986 e il Comitato Norvegese dei Premi Nobel lo definì “il messaggero per l’umanità”, poiché aveva trasmesso un potente messaggio di pace, espiazione e dignità umana.

Elizer Wiesel è nato in Romania nel 1928, sui monti Carpazi. Il padre ha tramandato un forte senso di umanità e coraggio a suo figlio, spingendolo a studiare l’ebraico e la letteratura. Ha tre sorelle, solo una di loro è sopravvissuta alla Shoah, mentre le altre due e i genitori sono morti. A Buma è riuscito a stare accanto al padre per otto mesi, cercando di farsi forza e coraggio l’uno con l’altro. Dopo la liberazione dal campo di concentramento di Buchenwald, ha vissuto per qualche anno in Francia, dove ha studiato alla Sorbona e ha cominciato a dedicarsi al giornalismo. Andò a New York nel 1956 come corrispondente di un giornale israeliano presso le Nazioni Unite, e in seguito a questa esperienza prese la cittadinanza americana. Oltre al giornalismo, Eliezer ha insegnato in molte università prestigiose, sia americane sia straniere. Dopo aver ottenuto il premio Nobel per la pace, ha fondato a Parigi l’ “Academie Universelle del Cultures”.

Wiesel nonostante abbia cominciato la sua carriera come giornalista, si è presto dedicato alla scrittura, sentendosi in dovere di testimoniare la sua esperienza nei campi di concentramento,  inoltre ha sentito l’obbligo di tramandare il patrimonio di tradizioni e di cultura delle comunità ebraiche.

Il suo testo più importante, nonché il primo edito, è “La notte”, scritto nel 1958. Accanto a questo romanzo, ce ne sono altri due che insieme formano una trilogia, “L’alba” nel 1960, e “Il giorno” nel 1961. Al centro di questi tre libri non c’è soltanto l’esperienza della violenza che ha dovuto subire lui e tutti coloro che gli erano vicino, ma anche il senso di colpa dei sopravvissuti allo sterminio nazista.

Il romanzo procede con una narrazione frammentaria; è composto da non molte pagine, poco più di 100, dove descrive l’orrore vissuto nei campi di concentramento, di sterminio e di lavoro. Wiesel racconta come tutta questa situazione gli abbia fatto perdere la fede in Dio e nell’umanità stessa. Si ha un’inversione del ruolo padre-figlio, poiché egli nonostante  adolescente, dovrà badare al padre, sempre più debole e vecchio, fino alla sua morte. Nel romanzo, ogni cosa viene invertita e ogni valore distrutto. Quando gli Alleati liberarono Buchenwald, Elizer aveva solo 16 anni, un ragazzo di quell’età aveva già visto troppo in un lasso così breve di vita. Troppo tardi per il padre invece, che morì per i colpi subiti, nel mentre che Elizer assisteva impotente e silenzioso nella parte alta del loro letto a castello. Se parlava, se si muoveva, poteva morire anche lui.

A seguito di questa esperienza e della sua perdita di fede, Wiesel non ne parlò per ben 10 anni, poi nel 1954 un romanziere francese lo convinse a scrivere ciò che aveva vissuto. Il libro era ritenuto morboso, trovare un editore non sarebbe stata un’impresa da poco. Venne comunque pubblicato in Francia con il titolo “La nuit”, la notte. Ora, a distanza di 60 anni, il libro è stato tradotto in 30 lingue, ed è considerato, insieme a “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e “Diario” di Anna Franck, uno dei capolavori della letteratura sull’Olocausto. Il titolo è stato scelto appositamente per rimarcare la transizione dall’oscurità alla luce, secondo la tradizione ebraica che considera l’inizio di un nuovo giorno lo scendere della notte. Insieme a “L’aube” e al ”Le journ”, sono tre romanzi che fanno capire il senso di profonda oscurità e tristezza di una delle parti della storia più tragiche e vergognose che la mente umana ricordi.

Francesca Macchiarini

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.