Approfondimenti Rivista — 29 novembre 2012

In un quartiere “Bobo” nel centro di Parigi vive un uomo che non appende i quadri al muro, preferisce tenerli a terra e lasciare che le librerie occupino gran parte delle pareti. Il silenzio è sovrano in casa sua, ma nella sua testa parlano almeno due storie insieme, che procedono in parallelo in attesa di essere messe su carta.Ama raccontare storie vere e ascolta solo le voci dei personaggi più particolari. Sembra l’incipit di una storia fantastica, eppure non vi sto raccontando una favola e lui non è un personaggio Disney. Emmanuel Carrère scrive per 4-5 ore al giorno nel suo salotto adibito a studio. Al mattino, dopo aver accompagnato suo figlio a scuola torna a casa e ad aspettarlo c’è il suo lavoro materializzato in un computer. Di tanto in tanto si prende una pausa e si concede un “ritorno al mondo” andando in Svizzera o all’estero con la sua compagna. Il francese sceglie le storie in base alle contraddizioni che presentano, quando incontra personaggi dotati di “ferocia” e “forte umanità” non sa resistere. E’ inevitabile che si confronti sempre con i protagonisti dei suoi romanzi contrapponendo la sua normalità alle esistenze significative che lo affascinano. Scrivere biografie gli permette di instaurare un rapporto di fiducia con lettore perché mettendo a nudo le vite degli altri mette a nudo anche se stesso, enfatizzando così l’incredibilità che il vero acquista in alcune situazioni.
Che sia esigenza o pura passione, il vivere sulla propria pelle ogni situazione che racconta è una peculiarità di Carrère che rende affascinante ogni suo lavoro. Il culmine di questa caratteristica si ha in “Facciamo un gioco”, romanzo erotico in cui lo scrittore coinvolge la sua compagna direttamente.
Questa è la dimostrazione di come le storie sanno prendere il sopravvento con una forza silenziosa rendendo la vita di chi le scrive schiava dell’interesse per quella vicenda, quei personaggi, quelle caratteristiche che sono insite in ognuno di noi ma solo in alcuni si mostrano straordinarie. La sua curiosità lo obbliga non senza difficoltà ad entrare nell’intimità dei personaggi, per osservare da vicino le loro personalità e capire il perché delle reazioni che hanno cambiato le loro vite. Nello scrivere “L’avversario”(Einaudi) ad esempio, Carrère ha mantenuto per 7 lunghi anni una corrispondenza con Jean-Claude Romand, l’uomo che uccise la sua famiglia dopo che fu scoperto che non era affatto un medico.
Le lettere partivano da casa Carrère con un interrogativo costante e tornavano dal carcere con delle risposte illuminanti ed angoscianti al tempo stesso. Il tutto accompagnato da una lunga ed indispensabile ricerca psicologica . In questo caso la difficoltà non si limita alla resa , ma l’angoscia del personaggio influenza la vita dell’autore e l’unica cosa che può salvarlo dalla “sensazione di precarietà” è il “rapporto con il lettore”( lo stesso autore definisce “L?avversario” il suo “libro più diretto”). Anche in “Limonov” il lavoro di ricerca è stato intrigante ed impegnativo. La sua vita fatta di contrasti a situazioni tanto divergenti da pensare non facenti parte della stessa esistenza, vengono raccontate da Carrère senza giudizi, lasciando aperto l’interrogativo al lettore ,poiché Limonov “si vede come un eroe ma lo si può considerare anche una carogna”. Il francese non tralascia la verità nemmeno e soprattutto quando parla di se stesso,causando anche disagi nella propria vita come accadde in seguito alla pubblicazione di “La vita come un romanzo russo”: sua madre interruppe per un periodo i rapporti con lui.
Il lavoro di Emmanuel Carrère non è però solo di ricerca, un grande ruolo nel processo di stesura dei suoi romanzi è il labor lime sulle parole.L’ultima delle tre stesure dei suoi lavori consiste nella “ricerca della forma definitiva” attraverso le parole e il montaggio delle vicende( in questo caso lo aiuta il suo lavoro di sceneggiatore e regista). Quest’uomo dedica la sua vita alle vite degli altri , inevitabilmente attratto da ciò che lo stupisce e da chi non si può comprendere se non dopo averne analizzato la difficile personalità.Il successo di Carrère è esploso nel 2009 con “Vite che non sono la mia”, la dimostrazione cartacea del muoversi dell’autore nelle peripezie del genere umano, una storia dagli spunti reali e romanzata solo nel confronto con la propria vita.

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