Approfondimenti — 12 settembre 2016
La prima raccolta poetica di Eugenio Montale risale già al 1923, quando comincia ad elaborare Rottami. Con questo titolo paga il suo debito nei confronti di una tradizione espressionista legata alla rivista “La Voce” e ai suoi poeti comeClemente Rebora e Camillo Sbarbaro, autore di Frantumi. La vita di Montale appare priva di avvenimenti e in una poesia di Ossi di Seppia, Arsenio, il poeta la definisca una “vita strozzata”, riprendendo un’espressione cheBenedetto Croce aveva usato per Leopardi. Una vita strozzata che non riesce a conoscere l’esistenza in senso pieno. Nell’epoca fascista Montale si avvicina alla resistenza antifascista: pubblica nel 1925 Ossi di Seppia, la prima raccolta edita da Piero Gobetti, che l’anno successivo verrà ucciso dai fascisti, e sempre nel ’25 firma il“Manifesto degli intellettuali antifascisti” di Benedetto Croce.
Negli anni successivi il poeta si ritira a Firenze, si impiega in una biblioteca, vive ospite a casa dello storico d’arte Matteo Marangoni, marito di Drusilla Tanzi, con cui Montale avrà una lunga relazione, fino alla morte di lei negli anni ’60 e celebrata nella poesia Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale della raccolta Satura. Ma un’altra donna sarà importante per la vita del poeta, Irma Brandeis, americana, di origine ebraica e critica letteraria, con cui nascerà una storia d’amore, che si concluderà nel 1938. Questa donna diventa nella poesie di Montale emblema di una salvezza possibile, soprattutto nella raccolta Le occasioni, dove compare con il soprannome-senhal di Clizia.
Nel 1939 Montale pubblica la sua seconda raccolta, Le occasioni, forse la raccolta di poesie più importante del Novecento. Viene pubblicata da Einaudi, una nuova casa editrice, centro di raccolta di scrittori e intellettuali antifascisti. Nel dopoguerra (1948) si trasferisce a Milano, dove inizia a collaborare con il Corriere della Sera. Nel 1956 pubblica La bufera e altro, una raccolta di componimenti riguardanti la guerra e il dolore. Dopo la Bufera, la poesia di Montale prende una piega intimista e crepuscolare. Nel 1966 le poesie raccolte in Xenia sono dedicate alla moglie defunta, Drusilla Tanzi, detta “Mosca”. La raccolta verrà poi pubblicata insieme alla raccolta Satura nel 1971. Nel 1975 Montale ottiene il premio Nobel per la letteratura per poi morire nel 1981 a Milano.

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