Approfondimenti Rivista — 09 gennaio 2013

Alcune storie richiedono coraggio. Gli eventi che le compongono sembrano un ammucchiume di fallimenti, un quadro orrendo dai colori cupi e i contorni spigolosi. Perdenti, erranti e combattuti , corpi spenti e impacciati, così ne appaiono i protagonisti. In alcune di queste storie c’è coraggio e quando si manifesta e abbatte le insidie della vita non resta che donarlo a chi non riesce a trovarlo, a chi lo ha perso nei meandri del cuore. Eppure è lí, schiacciato dall’incertezza e dalla rabbia , potrebbe saltar fuori in qualsiasi momento e accendere il nostro volto con un’energia nuova, violenta, che non da spazio a ripensamenti. Le storie degli altri sono forse l’unica cura alla nostra disavventura personale, affinchè la nostre avversità non soffrano di solitudine c’è bisogno che qualcuno ci racconti le sue, qualcuno che aveva chiuso gli occhi dallo spavento e non li aveva più aperti al mondo. Chiuso nel suo dolore l’uomo è un’arma di distruzione per se stesso, solo accettando la sua condizione potrà definirsi vivente. Il rifiuto di se stessi è il primo passo verso la malattia dell’anima.

Straordinario è fare della propria vita la storia, l’esempio di audacia, l’aiuto inviato nelle terre più desolate dell’animo umano. Tragico è il lutto che subisce un bambino, Massimo e incredibile è la storia di un uomo che trova la pace nella verità. “Fai bei sogni” ha le pagine impregnate di un’atmosfera di equilibrio precario, fragile risulta al tatto la carta mentre gli occhi scorrono sulle parole sofferte. Il libro non è il risultato di una sdolcinata e tardiva serenata alla vita, la particolarità sta nell’allontanare la prevedibiltà dei canoni a cui si conformano gli autori di storie d’amore. “Abbiamo il pudore di parlare dei sentimenti. La volgarità e il male fanno parte senza problemi del discorso pubblico, invece l’amore, il dolore, la morte, e cioè la vita nei suoi valori meno urlati e più intimi, vengono relegati al privato.”(M.Gramellini). Quì la rivoluzione è il sentimento stesso, non si parla di un amore che va di moda, non fa sognare i teenagers, è taciuto perchè tanto profondo da provocare smarrimento, mai pronunciato perché di imbarazzante potenza, dimostrato ancor meno poichè rimepie già implicitamente la vita. Massimo Gramellini perde questo amore con sua madre, un dolore mai superato, una veritá che aleggiava nello stomaco sottoforma di demone interiore. Non c’è pace per chi non trova risposta ad un ingombrante perché.

Questo libro racconta il lungo cammino del protagonista con se stesso, segnato dal suicidio improvviso di una madre malata e stanca. Allegare al libro l’articolo di cronaca dimostrante il suicidio della giovane madre è stato ammettere una verità già conosciuta nell’inconscio ma troppo triste da ammettere. “Peró scrivere mi ha aiutato. Soprattutto ha aiutato gli altri”. Il riscontro è stato incredibile. Il giornalista si è ritrovato tra le mani domande e curiosità di lettori impressionati dalla sua storia e lettere di orfani felici di essere rappresentati in un libro. Nel rispondere a chi si è rimasto impressionato dal suo racconto, Gramellini ha continuato a mostrare il suo vero io, si è definito realizzato in quanto scrittore e felice della vita attuale che gli ha permesso di smettere di desiderarne una diversa, magari con una madre. L’idea iniziale era quella di scrivere un saggio, “Nessun dorma” per inculcare nel lettore l’idea che “ogni sofferenza è un trauma ma anche un’occasione per evolvere”. In questi casi peró il linguaggio del giornalista non è il più adatto, bisogna indossare altri abiti, più umili e reperibili, per parlare di amore si deve aprire il cuore. “Fai bei sogni” vuole stimolare il lettore ad analizzare la vita, ad essere svegli e sobri davanti agli avvenimenti, “l’importante è che la morte ci colga vivi. Mica facile, ma è un gran bel programma”(Marcello Marchesi).

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