Approfondimenti Rivista — 20 maggio 2013

Un tempo, per essere notati dal pubblico dei lettori, bastava che il proprio libro fosse accuratamente disposto tra gli scaffali di una libreria del centro, magari in prima fila nella sezione delle “Novità Narrativa”; una copertina sgargiante, la menzione di qualche premio ricevuto accanto, e gli occhi di qualche pellegrino senza meta avrebbero avuto buone probabilità di posarsi su quel libro.

Tuttavia, oggi, non bastano più titolazioni fosforescenti e comuni strategie pubblicitarie per attirare i lettori; nell’epoca attuale in cui i libri vengono sempre più acquistati su piattaforme Web, il mondo di Internet mette in campo un’infinità di “attrazioni ottiche” proprie della realtà virtuale che è nata appositamente per incantare e per stregare. Miriadi di link colorati e lampeggianti bombardano lo schermo dell’utente: il lettore non fa in tempo a visionare il titolo di un libro che subito viene distratto dall’immagine di copertina proposta da un altro libro, e così via, in un ping pong di occhiate schizofreniche senza fine. Già, perché la rete, in questo senso, si trasforma in un vero e proprio labirinto multimediale: un link e un click dopo l’altro, ci inoltriamo in sentieri sempre più stretti, alla ricerca di informazioni sempre diverse, ed è questa un’altra importante differenza rispetto al contesto tradizionale della libreria. In un negozio, infatti, nonostante i numerosi scaffali, riusciamo comunque ad avere una qualche visione d’insieme dei libri che stiamo vagliando. Di contro, nell’immensa libreria digitale di Internet questo non è possibile: ogni libro, infatti, sembra nascosto dietro ad una serie interminabile di indirizzi Web che non riescono ad offrirci una pagina esaustiva attraverso cui visionare una totalità di testi diversi. E spesso, inseguendo i percorsi contorti di questo labirinto digitale, finiamo davvero per perderci.

Ma questo problema non riguarda soltanto i lettori, quanto piuttosto e, soprattutto, gli scrittori: se, infatti, il lettore riuscirà prima o poi a rintracciare un libro che lo soddisfa all’interno delle immense librerie on-line, come farà lo scrittore a far sì che il suo testo venga notato?

A cercare di risolvere questa spinosa questione, interviene Guy Kawasaki, manager, imprenditore e saggista statunitense, ex dipendente della Apple Computer. Il suo obbiettivo è quello di aiutare gli autori a rendere

i loro libri maggiormente rintracciabili all’interno dell’aggrovigliata rete del Web. Ma non si tratta di banali tattiche pubblicitarie, la soluzione del problema va ricercato nelle strategie proposte dal Social Web: “ogni scrittore deve cominciare a capire-spiega– che oggi per essere presenti nel mercato del libro digitale serve una platform, ovvero una presenza forte in rete che garantisca un rapporto solido tra l’autore e i lettori. Devi iniziare a scrivere il tuo libro e contemporaneamente costruire la tua piattaforma di marketing.”

Nel post che Kawasaki ha dedicato al problema (Guy Kawasaki’s 10 Social Media Tips for Authors), si invitano gli scrittori dell’era digitale ad essere sempre più presenti sui Social Network: Facebbok, Twitter, Google+ sono strumenti indispensabili per farsi conoscere e per poter pensare di entrare in contatto con i propri lettori, instaurando una comunicazione diretta. Ripetere spesso i tweet durante la giornata potrebbe sembrare un gesto da spammer, ma si tratta soltanto di un’altra strategia per farsi notare, per farsi conoscere, per gridare, dall’angolo di un pixel che forse verrebbe dimenticato “ci sono anch’io!” . In questo modo gli utenti possono imparare a conoscere l’autore anche non conoscendo i suoi libri: e, magari, una volta apprezzato lo scrittore, essere intenzionati ad andare a ricercare le sue pubblicazioni.

Si tratta di una strategia vincente per cercare di indirizzare sempre più lettori verso la conoscenza (almeno) delle proprie opere che, di fatto, rischierebbero diversamente di venire risucchiate dal vortice indistinto dello spazio cibernetico.

Oltretutto, questa “minaccia di invisibilità” si pone a fianco di un’altra tendenza sempre più diffusa: quella del Self-Publishing. Difatti, in questo caso, non si ha nemmeno la garanzia di un marchio editoriale capace di individuarci: siamo soltanto noi e il nostro libro nell’immensità della rete. A questo proposito, è interessante dare un’occhiata all’intervista, presentata sul blog di Joanna Penn, dal titolo particolarmente incisivo: “The Discoverability Challenge: With More Authors Self-Publishing Each Year, How Will Your Book Get Noticed?”

Insomma, obiettivo: “discoverability”, in poche parole, farsi notare. E’ questo il principale compito che devono porsi gli scrittori moderni se non vogliono continuare a giocare a vuoto un’interminabile partita a nascondino con il pubblico dei lettori. 

 

Tutti Pazzi Per Rose

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