Approfondimenti Rivista — 24 novembre 2012

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E se fossero sconosciuti? Allora fidarsi non è mai stato così di moda. Nell’era di Facebook, Twitter e Google+ i singoli utenti sembrano porre la propria fiducia a perfetti estranei con estrema facilità.

A fotografare questo fenomeno così incalzante nel mondo digitale ci pensano due artisti di Los Angeles Erin Faulk e Matt Sordello con un documentario: un viaggio negli Stati Uniti per conoscere di persona 140 sconosciuti conosciuti tramite la rete. Sono loro che su kickstarter, celebre piattaforma per raccolta fondi attraverso microfinanziamenti su Internet, hanno lanciato il progetto “Follow Friday”, indicare cioè ai propri follower le persone da cui ricevere aggiornamenti su Twitter.

Che cosa ci spinge a credere a persone mai viste? Quando iniziamo a dubitare della loro credibilità? E se le incontrassimo realmente, ci piacerebbero comunque?” Questa è la storia che il documentario dei due film-maker vuole raccontare, mostrandoci un nuovo modo di relazionarsi e di fidarsi degli altri.

Oggi infatti scegliamo l’albergo sul sito di viaggi TripAdvisor, facciamo shopping sul negozio online eBay e ci lasciamo consigliare da blog e forum. “I consumatori hanno perso la fiducia nelle aziende – spiega Alessandro Mininno, social media strategist di Gummy Industries – Dopo anni di marketing ingannevole, hanno trovato nel web un’alternativa credibile: se devono scegliere tra fidarsi delle raccomandazioni di un marchio o di quella di un estraneo, scelgono il secondo perché lo percepiscono come non interessato”.

E così senza quasi rendercene conto crediamo a tutti e a tutto. Come quella volta che Mario Macca, studente universitario di design e comunicazione, fece girare su Facebook un poster sul prossimo arrivo di Starbucks in Italia. In pochissimi giorni, più di quattromila condivisioni e più di duemila Like. Peccato che fosse tutta una bufala e di Starbucks, in Italia, neanche l’ombra. “Che qualcuno avrebbe creduto che il poster fosse vero, lo ritenevo sicuro – scrive Macca nel suo blog – ma da qui ad avere migliaia di condivisioni della foto in tre giorni è un qualcosa di assurdo. Non ci siamo ragazzi, svegliatevi, dannazione. Siete davvero tutti così facilmente manipolabili? Una qualsiasi persona può immettere notizie false e farle diffondere così rapidamente? Sono alquanto deluso, devo dirlo sinceramente”.

Bastava un click sul sito ufficiale della multinazionale, e la verità era subito accertata. Meno male che Internet c’è. Attenti all’inganno, però. 

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