News — 23 novembre 2012

In momenti di crisi, vige la legge dei tagli. L’imperativo diventa quello di risparmiare sui settori che risultano più improduttivi e che quindi prevedono un impiego inutile di risorse. L’editoria è considerato uno di questi. Nella fattispecie, il finanziamento pubblico alle testate giornalistiche di partito, ha subito e sta subendo un ridimensionamento dettato dal fatto che molte di esse, di fatto, nemmeno esistono. Spesso si assiste a casi di conflitto di interesse palese, con l’editore della testata, o un membro dello staff, che è allo stesso tempo anche membro del Parlamento. Da lì la via per accedere ai contributi per l’editoria diventa molto più breve, magari si riesce a ricevere anche il doppio del finanziamento meritato, e a quel punto la tutela dell’informazione e del pluralismo passano in secondo piano.

A tal proposito, Valentina Beli, in un articolo sull’Internacional Business Time, scrive: “dal 2003 ad oggi sono 110 i milioni di euro indebitamente sottratti all’editoria. Sei gli editori ‘incriminati’, di cui 5 sono parlamentari del Pdl: Denis Verdini per il Giornale di Toscana, nella cui vicenda è coinvolto anche  l’on. Massimo Parisi, coordinatore del Pdl toscano; Sergio De Gregorio  per il quotidiano Avanti; il senatore Pdl Giuseppe Ciarrapico per diversi quotidiani del Lazio, per il quale la vicenda giudiziaria può però dirsi conclusa vista la caduta in prescrizione delle questioni legali che riguardano il gruppo ‘Nuova Editoriale Oggi’ e il fallimento della seconda società ‘Editoriale Ciociaria Oggi’ . Nella black list anche  Antonio Angelucci, editore di Libero e il Riformista. Ultimo scandalo in ordine di tempo è quello che riguarda il ‘Roma’ di Italo Bocchino, con i conti talmente in rosso da stare indietro nel pagamento dei giornalisti di due mensilità”.

In contesti del genere la legge dei tagli vige fino ad un certo punto, dunque. Non è assolutamente detto che tagliando le spese venga ridotto lo sperpero di risorse e venga garantita la sopravvivenza delle testate che perseguono l’obiettivo di garantire un’infrmazione sana. Il taglio, com’è palese, non equivale alla razionalizzazione dell’impiego di risorse. Addirittura l’effetto desiderato potrebbe essere quello opposto: giornali che svolgono una seria e duratura attività costretti alla chiusura, mentre i pochi finanziamenti distribuiti rischiano di essere spartiti in base a logiche clientelari.

Daniele Dell’Orco

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