Approfondimenti Rivista — 18 settembre 2013

I grandi contestatori non hanno mai avuto come obiettivo quello di piacere, criticando esattamente ciò che è più in voga vanno contro il gusto comune e si accontentano per questo di pochi fedeli seguaci. In alcuni casi non hanno proprio la fama come primo interesse, in altri non hanno bisogno nemmeno di guadagnarsela. Jonathan Franzen è uno di questi e se non avete seguito le sue innumerevoli invettive contro quasi tutto e tutti, di certo non potete perdervi l’ultima. La vittima è Twitter. Sembra che a Franzen non vada proprio giù il limite di 140 caratteri del tweet, soprattutto se ad utilizzarlo sono gli scrittori.

Ad oggi Twitter è uno dei social più utilizzati al mondo, come Facebook presenta accounts appartenenti a persone di qualsiasi nazionalità, professione, orientamento politico. Insomma tutti ormai si sono arresi al tweet, agli stati, a brevi commenti come forma di comunicazione. Anche gli scrittori quindi ovviamente nella fetta di mondo che utilizza il web sotto questa forma, anche gli scrittori quindi scrivono dei tweet brevissimi attraverso i quali esprimono, come i comuni mortali, idee o opinioni. Si è già discusso in passato sull’effetto che la brevità di questo tipo di comunicazione possa avere sul significato o sulla forma del concetto che si vuole esprimere, figuratevi se non se la questione no si sarebbe risollevata sotto la forte pressione di Franzen. Lo scrittore prende di mira proprio i suoi colleghi discutendo e criticando l’uso che questi fanno di Twitter.Come si fa a citare fatti necessari o articolare un pensiero in 140 caratteri? è la domanda che lui si pone e che viene riportata dalla piattaforma nella sezione comunicativa per i suoi utenti. L’autore dei fortunatissimi “Libertà” e “Le correzioni” giudica il nuovo modello di espressione del tutto irrispettoso per gli utenti e la storia, addirittura per la società se si analizza il problema più a fondo. Un pensiero espresso in 140 caratteri divide già i suoi lettori, gli utenti si limiteranno ad essere favorevoli o contrari ma a continuare e articolare la conversazione saranno solo quelli favorevoli a quell’opinione. Questa è l’opinione che Franzen ha costruito in anni ed anni di studio delle nuove tecnologie, teme la diffusione sempre più veloce della frase ad effetto che sfocerà in menzogna pur di essere espressa in modo impressionante ma in poche parole. Twitter è irritante e rappresenta tutto ciò contro cui combatto” ha dichiarato durante una conferenza a New Orleans. La critica più che diretta ha incuriosito ed infastidito i microblogger che hanno creato e diffuso l’hashtag # JonathanFranzenHates. Nel frattempo il suo nuovo libro in uscita ha già 1700 followers sulla piattaforma. Giusto o sbagliato che sia il social network, il tweet, il commento rimangono gli elementi essenziali di una tecnologia, una comunicazione e una cultura che sta cambiando nel tempo tentando di ricalcare i ritmi delle nostre vite. Non stupiamoci più delle lettere scomparse, cerchiamo di fare buon uso di una comunicazione comoda e veloce, o per lo meno utilizziamola per ciò che è stata creata. Tutti gli esperimenti culturali fatti sulle nuove tecnologie come ad esempio i romanzi lunghi un tweet sono la dimostrazione che il social si sta ancora affermando, con Facebook abbiamo scoperto solo il lato popolare della comunicazione virtuale.

Diamo tempo alla nuova tecnologia di rivelarsi per la sua vera identità, rendiamo questa fase di stallo un momento di arricchimento e di scoperta. Scrittori validi che come Franzen non hanno bisogno di sedurre il pubblico con false e accomodanti opinioni non cadranno mai nell’oblio del web, non si ridurranno mai a microblogger improvvisati e non faranno del tweet un romanzo vero. Bisogna ricordare che l’utente è un individuo capace di pensare e giudicare, al di là di ogni opinione espressa attraverso un “mi piace”o un retweet, ognuno possiede un proprio intelletto, ognuno di noi crede in qualcosa e tutti siamo liberi di manifestare le nostre idee, i nostri interessi. Anche attraverso un tweet. C’è chi poi sarà anche in grado di scrivere un romanzo e chi invece non supererà mai i 140 caratteri ad effetto. Ma un buon pubblico saprà giudicare.

Gaia Schiavetti

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