Approfondimenti Rivista — 20 luglio 2013

Bisogna dire ai giovani quanto sono stati fortunati a nascere in questo splendido Paese che è l’Italia.”

A dirlo non è stato un ultranazionalista demagogo e xenofobo, ma Rita Levi Montalcini, la compianta scienziata che ha trovato la sua fortuna all’estero per poi metterla al servizio del proprio Paese.

Be’, specie con i tempi che corrono, far comprendere alle nuove generazioni che, in fondo in fondo, qui non si sta poi così male, è impresa ardua.

E gli esempi che le cronache sollevano ai loro occhi purtroppo non facilitano le cose. È notizia di qualche ora fa, per dirne una, che Facebook, il paese dei balocchi per ogni informatico, ha comprato, letteralmente, Dino Distefano, siciliano emigrato a Londra dopo essere stato “escluso” dalle università nostrane, e il suo team di informatici, per aver inventato “il software dei software”, Infer, che aveva già come clienti colossi del calibro di Mitsubishi e Airbus.

Sarebbe stato possibile toccare il cielo con un dito rimanendo in Italia? Probabilmente no.

Ma, forse qualcosa ai più sfugge, ossia, non tutti i giovani italiani sono Dino Distefano.

Nel senso che per un genio che emerge, esistono centinaia, migliaia di giovani avventurieri che lasciano l’Italia con la convinzione di avere il mondo in mano, salvo poi scoprire che la realtà è ben diversa. Non è un discorso disfattista, e nemmeno si può semplicemente obiettare dicendo: “almeno ci provano”.

Perché quello che conta, forse, è imparare a comprendere che non tutte le aspirazioni si risolvono facendo le valigie e assecondando il desiderio di esotismo.

È quello che sostiene, tra i tanti, Elena Pandolfi, che dal sito del Corriere della Sera (http://solferino28.corriere.it/2013/07/14/elena-la-fuga-allestero-e-un-falso-mito/#more-2858 ) spiega, in base alla sua esperienza, quanto possa rivelarsi utopico dipingere la “fuga” dall’Italia come la soluzione a tutti i problemi.

È vero che in paesi dinamici, molto più del nostro, le possibilità di successo per un giovane intraprendente si moltiplicano, ma è altresì vero che senza un minimo di preparazione, competenze adeguate e parecchia fortuna, si rischia di non andare molto lontano nemmeno se si diventa amici fraterni di Mark Zuckerberg.

Rimangono dunque poche opzioni – dice Elena – Il corso di tedesco, lavoretti in bar e ristoranti o la “vita da studente” probabilmente con l’aiuto dei genitori. Penserete che siano insinuazioni, in realtà è quello che succede e il risultato è che moltissimi di questi ragazzi se ne tornano al Paese di origine o decidono di trasferirsi altrove”.

Ecco che allora forse il problema reale è più complesso di quanto sembri. Il desiderio di fuga, perché di questo si tratta, è sì causato dalle carenze occupazionali e da un immobilismo sempre più preoccupante da parte delle istituzioni, è sì alimentato dalle poche prospettive e dalla voglia di mettersi alla prova e sentirsi realizzati, è sì foraggiato spesso dai media che ritraggono altre realtà come “paradisi”, ma non è tutto.

Una delle cause principali è un senso di “snobismo” verso questo Paese che si trova impelagato in drammi generazionali di cui i giovani sono solo vittime, ma fuggire in polemica aperta con una realtà che “non ci valorizza” è una mezza-soluzione. Senza che si cerchi di mettersi nelle giuste condizioni per provare quantomeno a possedere degli strumenti adatti, andare via dall’Italia diventa sinonimo di fuga da se stessi e dalle proprie responsabilità e, mi duole dover citare Ligabue, “da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx”, e di quelle responsabilità qualcuno se ne dovrà pur fare carico.

Fate esperienze all’estero, confrontatevi con culture e mondi diversi, assimilate, crescete e vivete al massimo, ma evitate di prendere un biglietto di sola andata per Miami convinti di trovare l’El Dorado, perché si rischia di finire per rincorrere falsi miti, e i voli pindarici, si sa, non portano mai a soffici cadute.

Daniele Dell’Orco

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(1) Reader Comment

  1. Purtroppo i giovani spesso si comportano come le pecore, basta che va una e poi tutto il branco la segue, ora c’è la moda della fuga all’estero ma tra un paio d’anni non se ne parlerà più e ci sarà un’altra moda, i giovani d’oggi sono volubili e scostanti.

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