le interviste Rivista — 28 luglio 2014

–          “Gang nerd” è un titolo che può apparire quasi come un ossimoro. Di solito infatti i nerd sono ai margini della vita sociale, è quasi utopico pensare che possano costituire una gang. Ci spiega il perché di questa scelta?

I nerd molto spesso sono persone che hanno subito una forte discriminazione durante gli anni della loro formazione scolastica. Ma non è una novità. Anzi in Amazing Fantasy N.15, stiamo parlando quindi del 1962 e fu la storia che vide il debutto fumettistico di Spider-Man, Stan Lee ci mostra un Peter Parker fortemente discriminato dai suoi coetanei prima che il ragno radioattivo decidesse, più o meno involontariamente dipende dall’autore che scrive il personaggio, di cambiargli per sempre la vita e trasformarlo in un supereroe. In questa società abbiamo paura del diverso. Da sempre. Anzi cerchiamo di tenerlo ai margini della nostra vita il più possibile. E questo secondo me è un male. Il diverso dovrebbe essere una fonte di confronto, di ricchezza. Di confrontarci e migliorarci come essere umani. Purtroppo non tutti la pensano così o almeno molti lo pensano solo a parole. Dall’altra parte c’è l’escluso. L’adolescenza è una età davvero difficile per molte persone. In quell’età scopriamo chi siamo e cominciamo quel lungo viaggio che ci porta alla reale scoperta di noi stessi. E per certe persone quell’età è ancora più difficile. L’escluso arriva a provare della gran rabbia soprattutto verso i suoi coetanei che lo fanno sentire un alieno. Molti ragazzi si vergognano persino di esprimere i loro reali pensieri per paura di una reazione negativa da parte degli altri. Alla fine Gang Nerd è molto utopico ma mostra il vero lato oscuro di questa società fatta da apparenza e valori marginali. E se una persona non corrisponde pienamente a tali valori viene esclusa automaticamente dal branco. Il lato oscuro della rabbia che cova un ragazzo appena uscito da una adolescenza difficile verso una società che non soddisfa pienamente i suoi bisogni. Soprattutto di tipo affettivo. Probabilmente è un libro che a che fare col bullismo, magari molto più soft e non di tipo fisico, ma se sempre di bullismo si tratta. Vede, io sono dell’opinione che la violenza e l’odio non sono mai soluzioni. Le scelte di Murdock compiute durante il libro sono totalmente condannate da me. A volte sento spesso dibattiti su come si dovrebbe cambiare questa società e penso che l’amore e la solidarietà siano reali risposte.

–          Ci racconta brevemente di cosa parla?

Gang Nerd è la storia di ragazzi che hanno una passione in comune: i comics ossia i fumetti americani. E proprio uniti da questa passione decidono di creare un club esclusivo dove sentirsi finalmente a casa. In realtà c’è sempre uno spirito d’avventura alla base in questa loro scelta. Il fatto di scegliere un luogo abbandonato e poco raccomandabile è indizio di questa voglia di brivido e di avventura. Probabilmente c’è anche la voglia di sentirsi importanti per la prima volta nella loro vita e di sentirsi finalmente accettati in un gruppo. Ma questa poca prudenza li porterà verso un’odissea che farà naufragare tutto portandoli nel mondo della criminalità. In realtà l’elemento della criminalità è più un tributo alle Gangsters Stories, ossia i fumetti che trattavano di tale argomento, o a serie televisive adulte come I Soprano e Breaking Bad, a film come Goodfellas o a fumetti nostrani come Diabolik. Anche supereroi come Daredevil, Batman e L’Uomo Ragno si occupano spesso di tali tematiche. Alla fine ho pensato Gang Nerd come un gigantesco fumettone privo di disegni e fatto solo di prosa e di dialoghi. E’ un tributo al fumetto in tutti i suoi aspetti. L’unico aspetto sociale di cui il libro si occupa davvero è la solitudine. Il vero mostro che l’uomo del ventunesimo secolo sta combattendo in tutti gli aspetti della sua vita.

–          A chi si rivolge il testo?

A tutti. Ai fan di comics, di serie televisive, di film ma anche a persone che si sono sentite davvero sole una volta nella vita. Bisogna sempre ribadire che comunque è un libro prevalentemente di intrattenimento che si rivolge particolarmente a persone dai 15 anni in su.

–          Il libro racconta un problema reale e preoccupante, quello dell’utilizzo di internet come mezzo per socializzare che però può diventare in tal senso pericoloso. Che tipo di messaggio vuole inviare al lettore?

Internet è un mezzo potente e anche bello. Ma va utilizzato con moderazione e soprattutto giudizio. E’ un mezzo ma non è mai una soluzione ai propri problemi. Internet va utilizzato con saggezza, come tutte le cose.

–          A questo tema si potrebbero connettere altre interessanti questioni sull’utilizzo del web in modi anche violenti, come il caso del cyberbullismo. Quali difese ha un adolescente per contrastare queste derive?

Secondo me qui si rientra nella sfera dell’educazione. Essere genitori al giorno d’oggi è probabilmente ancora più difficile rispetto a qualche anno fa. E quindi importante da parte loro capire e usare i nuovi mezzi come internet e i suoi social network. Inoltre bisogna tessere un forte dialogo tra le due parti. Col dialogo si evitano molti problemi e si arriva a una soluzione efficacie. L’appoggio della propria famiglia è fondamentale per evitare certe derive che si possono rivelare davvero pericolose. Ad esempio ho sempre nutrito poca simpatia per un certo social dove si ricevono domande in forma anonima e che è stato direttamente protagonista di certi fatti di cronaca. Quello è un social che se fossi un genitore cercherei di dissuadere mio figlio a iscriversi. Soprattutto se il ragazzo o la ragazza di trova in una età delicata. Però credo che il dialogo aperto e sincero tra genitori e figli sia la difesa più efficace per difendersi e usare in maniera equilibrata e saggia il web e i social in particolare.

–          Che ruolo ha l’ambientazione nella provincia napoletana negli equilibri della narrazione?

Nel mio caso è un mero sfondo che si adattava bene alla storia che volevo raccontare. Era il teatro ideale per il fumettone che volevo raccontare. Per trasformare i nerd da osservatori a veri protagonisti del fumetto per una volta. E’ un gigantesco tributo ai fumetti che ho letto in questi anni e anche a Napoli città che amo molto e che mi sentivo di includere nella mia storia. Probabilmente se lo avessi ambientato in un’altra città non sarebbe cambiato molto ma mi sentivo che il protagonista dovesse essere napoletano come il sottoscritto.

–          La sua è la prima pubblicazione. Che tipo di emozione l’ha spinta ad intraprendere un cammino di sicuro molto insidioso come quello dell’autore esordiente?

Era una storia che mi sentivo di raccontare. Da tempo desideravo di scrivere qualcosa di mio e ho considerato opportuno farlo su un argomento che amo davvero come i comics. Di certo citare storie e autori di questo media meraviglioso e forse anche sottovalutato è stata la parte che considero più divertente del racconto.

–          Cosa si sente di dire a quanti avrebbero il suo stesso sogno ma non riescono a trovare il modo di mettersi in gioco?

Bisogna farlo. L’incertezza nell’immaginarsi come sarebbe potuta andare è anche peggio del fallimento stesso. Forse è la lezione che ho imparato davvero in questi anni e che mi sento di dover condividere con gli altri. Avere sogni è importante e bisogna inseguirli anche se bisogna mantenere una certa prudenza in tutto ciò che si fa.

–          Ha uno scrittore in particolare a cui si ispira?

Leggo un po’ di tutto. Sono un onnivoro in questo senso. Bret Easton Ellis e Chuck Palahniuk sono geniali narratori del lato oscuro di un America sempre più in preda delle sue contraddizioni. Ma il mio libro preferito in assoluto è la Coscienza Di Zeno di Italo Svevo. E lo trovo attualissimo anche ai giorni nostri.

–          Progetti per il futuro?

Per quanto riguarda i libri sto valutando un paio di idee da attuare ma mi sto prendendo del tempo per pensarci bene e realizzarle con tutta calma. Inoltre ho un canale Youtube dove parlo di una altra mia grande passione ossia il Wrestling e dove posto video con cadenza settimanale.

Intervista a cura di Daniele Renzi

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