News Rivista — 14 settembre 2013

Quando siamo sopraffatti da desideri contrastanti cercare in medias res è la soluzione più comoda. Abbandonare gli eccessi e percorrere la via della virtù, così come suggerivano i latini, a volte, può essere non solo la strada maggiormente pratica, ma anche l’unica eticamente corretta. Tuttavia, i coraggiosi insegnano che rimanere fedeli a se stessi è la scelta più naturale che si possa compiere e che assumersi il rischio di scommettere sul proprio intuito, a lungo andare, ripaga. Se sia stata questione di fortuna, di perspicacia o di fede è cosa ignota; certo è che gli editori che hanno deciso di investire sulla religione sono stati i più lungimiranti.

La notizia arriva dall’USA e ha circumnavigato il globo: mentre le testate che hanno fatto la storia del giornalismo americano muoiono, silenti, sotto gli occhi impotenti dell’uomo, l’editoria confessionale è immune alla crisi. The Budget e Die Bofschaft sono i nomi dei due piccoli periodici della comunità religiosa Amish, recentemente salutati come i salvatori dell’editoria cartacea del vecchio continente. Queste sono le loro generalità. “Il bilancio”, “Lo stanziamento”- secondo la traduzione letterale italiana- è un settimanale nato 123 anni fa, oggi proprietario di un 86enne, Atlee D. Miller, che lo ha ereditato da sua zia. Assai lontano dal giornale come attualmente è concepito, The Budget è poco più che un bollettino ottocentesco di notizie locali. Si compone di 44 pagine – 46 nelle occasioni speciali- in cui gli articoli acquisiscono la forma di lettere: ogni settimana, circa 500 missive raccontano la vita pubblica e privata della comunità tradizionalista e avversa a ogni forma di tecnologia – matrimoni, scomparsa di galline, vendita di terreni e piccole notizie commerciali. È ammessa anche la celebrazione di morti e funerali, purché il racconto sia scevro di rimandi alla cronaca nera. Non ci sono neppure foto e la pubblicità è sottoposta a delle regole molto rigide: non sono ammessi, per esempio, annunci con volti di persone. Lo staff si compone di 860 corrispondenti, tutti rigorosamente Amish, ricompensati in genere con un abbonamento gratuito. L’unico estraneo alla comunità è il direttore, Keith Rathburn, che rappresenta la parte della confessione che vuole aprirsi al mondo, pur conservando la tradizione. A fargli concorrenza c’è il tedesco Die Botschaft, che propone una formula piuttosto simile, con un’unica sostanziale differenza: la sua linea è maggiormente ortodossa. Elam Lapp, il suo direttore, usa la tecnologia solo quando proprio non può farne a meno; le fotografie non vengono pubblicate in nessuna circostanza; e solo dal 2001 sono ammessi piccoli annunci pubblicitari.

The Budget, ogni settimana, viene inviato per posta a 18 mila abbonati; Die Botschaft a 12 mila. Il costo è pari, rispettivamente a 45 e a 44 dollari all’anno. Molti scommettono che il segreto del loro successo non sia da ricercare nella formula proposta, bensì all’interno della comunità stessa. Se i due giornali non sono stati neppure sfiorati dalla concorrenza di internet è perché i loro lettori sono, per scelta, tecnologicamente analfabeti: non hanno pc, non conoscono l’uso degli smartphone e molti non guardano neanche la tv. Il rifiuto di un uso smodato e acritico dell’elettricità li rende gli ultimi avidi lettori della stampa, fedeli tanto alla loro confessione quanto alla carta. L’ipotesi è avvalorata, se si considera che il fenomeno coinvolge credo che impediscono -sebbene in misura diversa- l’utilizzo di strumenti elettronici, eleggendo la carta a unica fonte di informazione possibile. Accanto agli ortodossi, gli ebrei non accendono la televisione e non usano internet durante lo shabbat (il sabato); lungi dal preferire il digitale anche gli induisti, che sono quotidianamente acquirenti di 107 milioni di copie. Infine, sarà curioso sapere che in Italia, il quotidiano con il maggior numero di abbonati cartacei paganti è il cattolico Avvenire, con 92.483 lettori fissi; tra i mensili, il Messagero di Sant’Antonio -bollettino della comunità religiosa di Padova- conta 480 mila abbonati e, per i settimanali, Famiglia Cristiana, a giugno 2013 ha venduto 379 mila copie, 160 mila in più de L’Espresso e 100 mila in più di Panorama.

Rispondere alla crisi del mercato editoriale con il regresso tecnologico sarebbe azzardato, se non impossibile. Tuttavia, i dati riportati non lasciano margini di dubbio: negli Usa, come nel resto del mondo -Italia inclusa- è il culto che fa vendere copie. I lettori investono sulla propria religione. Gli editori sulla fede: che sia per un Dio o per se stessi è di poco conto.

Alessandra Flamini

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.