Approfondimenti Rivista — 25 luglio 2013

È ridicolo pensare che i giornali non debbano evolversi nello stesso modo in cui la società si evolve intorno a loro. (…) Viviamo il nostro momento e ci divertiamo a fare le cose in modo diverso. Vuol dire stare meno seduti nelle torre d’avorio a predicare ai lettori, e impegnarsi invece di più nello stabilire una connessione bidirezionale con loro. Non cerchiamo di imporre i nostri punti di vista in modo didattico a un pubblico riconoscente, ma cerchiamo di creare una comunità tra lo staff editoriale e i lettori. La gente continuerà a usare i giornale, perché vuole continuare a leggere, bisogna solo riuscire a individuare gli argomenti giusti”1.

(Stefano Hatfield, direttore di Thelondonpaper)1

L’online ha definitivamente superato il cartaceo?” e “Qual è l’attuale rapporto tra lettori e redazione nel giornalismo cartaceo e digitale?” sono due domande in grado di viaggiare sullo stesso binario. Cancellando la pretesa di una risposta definitiva a entrambe, è importante fotografare singolarmente i momenti che potrebbero offrire degli sguardi intermedi, per capire lo stato della situazione.

Nello specifico, osservando il Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism, dal titolo “State of News Media 2012”, l’analisi realizzata dal Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell’Università di Oxford, definita “Reuters Institute for the Study of Journalism”, la ricerca proposta dall’Associazione mondiale degli editori e stampatori di testate giornalistiche (WAN-IFRA) e la raccolta dei dati Audiweb che si riferiscono in particolare alla situazione italiana, emerge che le edizioni digitali dei quotidiani non hanno ancora superato in modo assoluto le rispettive edizioni tradizionali, se per superamento si intende non soltanto il numero di lettori, ma anche il livello di guadagni economici ricavati.

L’incremento generale dei lettori online, infatti, non si riflette necessariamente su un aumento di utenti per le singole testate, poiché questa crescita è accompagnata anche dal moltiplicarsi di opportunità legate, appunto, all’informazione.

Ma esistono anche dei rischi alla molteplicità di “strade digitali” per informarsi? Secondo Massimo Gaggi e Massimo Bardazzi nel libro L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro, sì: “I profeti della Rete giurano che l’informazione digitale si rivelerà molto più democratica di quella cartacea, perché meno condizionata da colli di bottiglia produttivi e assai meno costosa. Può essere vero, ma potrebbe anche materializzarsi uno scenario più cupo, con l’informazione frammentata in mille rivoli digitali che non riescono a raggiungere un minimo di massa critica, a fare opinioni, mentre i giornali continuano a perdere autorevolezza e indipendenza economica2.

Il digitale, però, sembra rappresentare il modo più efficace per coinvolgere i lettori e per generare partecipazione. Permettere all’utente di partecipare alla diffusione delle notizia (e talvolta, indirettamente, anche durante la fase di “scelte editoriali”) dimostra, infatti, di essere un elemento di vantaggio per il quotidiano poiché si genera una sensazione di coinvolgimento attivo e i lettori avvertono di non essere più soltanto dei “semplici” spettatori, ma percepiscono la consapevolezza di rappresentare delle figure importanti e imprescindibili nel processo che porta alla realizzazione del prodotto editoriale.

Jessica Malfatto

 

1.V. SABADIN, L’ultima copia del “New York Times” – Il futuro dei giornali di carta, Roma, Donzelli, 2007, p. 171

2.M. GAGGI – M. BARDAZZI, L’ultima notizia – Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro, Milano, Rizzoli, 2010, p. 17

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.