News Rivista — 02 novembre 2012

Fare giornalismo non è facile, checché se ne dica. Il giornalista è una professione che, almeno in teoria, va svolta per vocazione, la vocazione alla verità. Informare vuol dire riportare dei fatti in modo fedele in virtù del ruolo sociale che lega l’informatore all’informato.

Fare giornalismo in tempo di crisi è ancora più difficile. La democrazia dovrebbe essere il paradiso del giornalista: libertà di stampa e di opinione dovrebbero garantire tutti gli strumenti tali da non far subire ingerenze particolari. Eppure, tra intrighi di potere e informazioni “scomode”, spesso l’informazione giornalistica viene usata come mezzo di propaganda, oppure viene ridotta ai minimi termini.

Ne sappiamo qualcosa noi in Italia, ma ne sanno qualcosa anche nelle vicine Spagna e Grecia, che oltre a condividere con noi la pessima situazione finanziaria, condividono anche i limiti posti talvolta all’informazione.

I redattori del Pais, il periodico non sportivo a maggiore diffusione in Spagna, hanno dato vita a una protesta silenziosa contro il piano dei tagli annunciato dalla proprietà, che intende ridurre di un terzo il numero dei dipendenti, portandolo da 466 a 317. a partire dalla scorsa settimana, i lavoratori hanno iniziato una serie di scioperi, e i redattori hanno deciso di protestare in maniera silenziosa il loro dissenso, tenendo sollevato per cinque minuti il giornale che contribuiscono a produrre.

In Grecia la situazione è un po’ diversa. Crisi a parte, nel paese ellenico un giornalista deve ben guardarsi dal rivelare notizie imbarazzanti sulla politica del governo di Antonis Samaras.

In quattro giorni sono stati arrestati due giornalisti per diffamazione, ultimo dei quali Spiros Karatzaferis, fratello di George Karatzaferis, il leader del partito di centro-destra Laos che ha fatto brevemente parte di un precedente governo all’inizio di quest’anno. Karatzaferis è stato arrestato in diretta televisiva nello studio dell’emittente Art TV, una stazione locale di Arta (Grecia occidentale), mentre conduceva un programma nel corso del quale aveva dichiarato che avrebbe prodotto documenti potenzialmente dannosi per la politica economica del governo in carica. Le informazioni “pericolose” gli sarebbero state consegnate da movimento hacker Anonymous, il quale ha attaccato il database del ministero delle Finanze trafugando e mettendo in rete documenti segreti sui negoziati fra il governo di Atene e la troika (Ue, Bce E Fmi).

Karatzaferis ha poi dichiarato di essere stato arrestato per avere accusato alcuni giudici di voler costituire una sorta di ‘Stato occulto’ al di fuori dello Stato legale.

Fatto sta che la cattura è avvenuta in fretta e furia proprio poco prima della divulgazione delle informazioni antigovernative. Tempi duri per la libertà d’informazione.

Daniele Dell’Orco

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