Approfondimenti Rivista — 12 luglio 2012

Pietro Citati in un articolo del Corriere della sera dichiara che i ragazzi tra i sedici e diciassette anni sono calunniati dai nostri giornali e che non sarebbe realmente vera la leggenda che pochissimi di loro leggono libri.
Partendo dal presupposto che le sue teorie derivino soltanto da quelle poche persone che lui riceve, che lo contattano per delucidazioni artistiche letterarie e che sono la stra minoranza dei ragazzi, i quali, conoscendo lui, che è un critico e non Dante, fanno già parte dell’élite di lettori che possiedono una cultura superiore alla media.
Molti studenti dell’età compresa tra i 16 e 17 anni si limitano a leggere soltanto i libri consigliati dalla professoressa di Italiano, la maggior parte non li legge affatto, visto che internet abbrevia le fatiche, e solo pochi studenti leggono testi in più e ovviamente lo dico per esperienza diretta con i ragazzi, vista la mia giovane età.
La colpa non è solamente delle nuove generazioni, che non hanno ormai nessuna passione al di fuori delle futilità, ma anche dei genitori che non stimolano i loro ragazzi i quali sono i primi a non leggere, trovando scuse inaccettabili sul tempo e sulla loro presunta stanchezza nel dopo lavoro.
Leggere vuol dire imparare, approfondire e non rimanere nell’ignoranza che ormai accomuna la maggior parte delle persone in Italia. 
La scuola dovrebbe innescare un meccanismo che stimoli la curiosità attraverso delle lezioni degne di essere ascoltate e i ragazzi dovrebbero recepire questi impulsi e cimentarsi in ciò che ritengono più interessante, per scoprire che dietro le lezioni, a volte noiose, dei professori, esiste un mondo interessante fatto di storia, letteratura e mitologia che apre la nostra conoscenza alla tradizione e alle radici, che ci fa scoprire da dove veniamo e come le civiltà sono cambiate nell’arco del tempo. 
Non esistono soltanto libri di narrativa ma anche di saggistica che hanno uguale importanza e istruiscono, nella maggior parte dei casi, i lettori appassionati a determinati argomenti. 
La realtà è diversa da quella raccontata da Citati, i ragazzi vivono nell’ignoranza, ovviamente non tutti, leggono pochissimo e soprattutto, cosa molto più grave, anche quelli che leggono la maggior parte delle volte leggono testi inadeguati e che non lasciano spazio alla cultura. 
Il discorso di Citati risulta inappropriato, soprattuto quando parla delle vecchie generazioni, ammettendo che la realtà dei ragazzi lettori è sempre stata lo stessa, si tralascia il fatto che l’amore per la cultura è decisamente cambiato, senza partire dal medioevo, ed è andato sempre di più diminuendo nelle nuove generazioni, abituate e istruite al tecnologico e non all’amore per la lettura e per il sapere che rende liberi il nostro pensiero e noi stessi.
Ciò che regna sovrano nel pensiero dei ragazzi è l’associazione diretta che il libro equivalga alla noia, quando invece non è affatto così, in quanto la lettura, se associata alle proprie passioni, quindi non solo narrativa e letteratura, diviene qualcosa di emozionante che non fa altro che regalare sapere e cultura, liberando gli individui dall’ignoranza e innalzandoli spiritualmente.

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scrivendovolo

(3) Readers Comments

  1. Tutto vero, caro Alessio, ma purtroppo la scuola non basta. Se la famiglia non dà il giusto imprinting, è molto difficile inculcare l’abitudine alla lettura nelle zucche dure dei ragazzi italiani!

  2. interesting post. thank you for sharing!http://www.maladiretasegmentada.com.br

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