Approfondimenti Rivista — 23 ottobre 2012

L’uscita de “Lo spacciatore di carne”, romanzo d’esordio di Giuliano Sangiorgi, cantante del gruppo salentino Negroamaro, fornisce l’occasione per parlare di un fenomeno in crescita negli ultimi anni che un’inchiesta di “Affari italiani.it” definisce “l’esercito dei rocker-narratori”. Effettivamente, visti i numeri, la denominazione non è del tutto sbagliata. 

Partendo da Guccini, autore di numerosi libri – anche di non facile lettura, dal tessuto linguistico multiforme e dal sapore fiabesco, legato alle sue origini contadine e quindi ad un mondo quasi “arcadico” – passando a Vinicio Capossela con il suo non-libro “Non si muore tutte le mattine”, (il cantautore stesso lo definisce così: “Vorrei che queste pagine si potessero prendere a etto, sfuse, a capitoli, a ognuno la parte che serve…”)  transitando poi per Ligabue, e ancora nominando Francesco Renga, e poi Vasco Brondi de “Le luci della centrale elettrica” e tanti altri ancora, che qui non è possibile elencare tutti.

Ma perché questo fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio?

Una motivazione ce la da Sangiorgi in persona durante l’intervista concessa ad Affari italiani.it: per lui, scrivere è un “modo per liberarsi”. 

Ci dice infatti che questo romanzo, come anche tutte le sue canzoni, nasce da un’urgenza. “La mia idea di arte nasce da un’urgenza”. 

Probabilmente, se chiedessimo a Guccini o a Ligabue le motivazioni che li spingono a scrivere libri, le risposte non sarebbero tanto dissimili. 

Forse le canzoni non bastano più? Evidentemente no. Oppure, come accade nella vita a molti artisti, questi personaggi del mondo della musica hanno sentito il bisogno di spaziare, di andare oltre, di confrontarsi con un territorio che era loro solo per metà, almeno fino a quel momento – per la maggior parte, infatti, non parliamo di cantanti, ma di cantautori, cioè persone che scrivono da sole i testi delle loro canzoni, cosa che può fare la differenza nel passaggio da musicista a scrittore. 

Parlando principalmente del libro di Sangiorgi, il cantante salentino ci racconta della vita di uno studente fuorisede pugliese a Bologna, Edoardo, che arriva nella città emiliana pronto a lasciarsi indietro un’infanzia non facile, segnata dal rapporto col padre. A Bologna però una serie di episodi, tra cui l’incontro con Stella – ragazza problematica, quasi femme fatal – non gli permetteranno di sfuggire all’incubo ricorrente che lo accompagna fin da bambino: la carne. 

Libro non autobiografico, ma “romanzo in soggettiva, che non nasce da un’idea, ma dalla voglia di condividere dei pensieri e di raccontare una storia a me stesso”, Sangiorgi racconta che è la prima volta che si allontana da se stesso nello scrivere, scoprendo nuovi orizzonti.  Pieno di incubi, di lati oscuri e misteriosi, con questo forte accento su un tema quasi “macabro”, il romanzo sta avendo un successo inaspettato – si è sempre un po’ perplessi quando esce un libro di un musicista – ed è già alla terza ristampa per Einaudi.

Il fenomeno dei “rocker-scrittori” ha dunque portato un ottimo risultato in questo caso, suscitando la curiosità di tutti quelli che fino ad oggi hanno considerato Giuliano Sangiorgi solo come artista musicale e, chissà, facendo ricredere coloro che dubitano che un cantante possa anche essere un buono scrittore. 

Insomma, un libro da leggere. 

 

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