Approfondimenti Rivista — 29 maggio 2013

Nella scorsa edizione di “Più libri più liberi” a Roma si è parlato di numeri, quelle cifre che in tempi precari e di crisi sono diventate fondamentali e fondamentale è ciò che le incrementa.

Sto parlando delle vendite, la parola che sta dietro al riscontro che un buon lavoro editoriale ha sul pubblico ma che oggi deve fare i conti con altri parametri come innovazioni abbondanti e fondi scarsissimi. Il successo di una pubblicazione è il risultato di molti fattori alcuni dei quali sono in grado di influenzare il pubblico. Informazioni Editoriali ha analizzato il ruolo dei blog nella vendita dei libri, ricordando però che l’Italia è un paese in cui le innovazioni culturali non hanno ancora preso piede del tutto.

Obiettivo del sondaggio era quello di rilevare quanto gli interventi dei blog e quindi di conseguenza dei social network incidessero sulla vendita dei libri. Il risultato? Nonostante i blog siano seguiti da un gran numero di persone questi non riescono ancora a manovrare le vendite, cosa che i blogger comunque non dichiarano di voler fare. Forse riescono però a garantire allo scrittore una fama lunga, che rimarrà nell’aria per un tempo più o meno esteso non aumentando le vendite ma allungando il tempo di vendita. Ma ci sarà pure qualcuno o qualcosa in grado di superare il blog, qualcosa di più radicato nella cultura e più familiare per la gente.

Per completare il lavoro intrapreso alla fiera della piccola e media editoria a Roma, in un altro importante evento è stata analizzata una via alternativa e la sua ricaduta. Gli italiani si sa, sono dei tradizionalisti, abitudinari, rimangono legati alle loro radici o a quegli elementi che fanno parte della loro vita da sempre. Partendo da questo presupposto possiamo già immaginare la reazione alle novità, nemmeno la totalità dei giovani è del tutto entusiasta nell’osservare il mondo della cultura cambiare.

Eppure c’è un elemento a cui gli italiani si sono legati davvero come se fosse parte integrante delle loro radici, della loro provenienza, un’innovazione che li ha scossi a tal punto da coinvolgerli sentimentalmente: la televisione. Tutti ci fidiamo inconsciamente della nostra televisione, le giuriamo fedeltà in molti momenti della nostra giornata, qualsiasi sia il programma trasmesso, ci fidiamo di chi ci parla da lì dentro anche se non ammettiamo mai di credergli veramente. Che c’entra la televisione con la vendita dei libri? Al Salone internazionale del libro di Torino l’AIE (Associazione Italiana Editori) e Informazione Editoriale ha presentato l’indagine che aveva come focus l’influenza che la televisione esercita sulle vendite di libri. Mentre nell’analisi sui blog non era stata rilevata forte differenza tra i ruoli svolti dai migliori blog scelti, in questo caso è un personaggio in particolare ad emergere per la sua funzione di promotore.

“Che tempo che fa” di Fabio Fazio è la trasmissione che ad oggi riesce meglio a lanciare autori e libri. Attraverso il metodo dell’intervista gli invitati al programma vengono presentati al pubblico cioè a coloro che dovranno poi valutare e acquistare il prodotto. Non c’è miglior modo di incuriosire l’acquirente se non quello di presentargli l’artefice dell’opera in modo informale, facendo emergere la sua personalità e spesso le relazioni con il suo lavoro in uscita. C’è una profonda differenza tra un’asettica pubblicità e un’indagine della personalità. Se il libro venisse promosso semplicemente mostrandone la copertina molto probabilmente non si otterrebbero gli stessi risultati. Fazio è un’intermediario tra il pubblico e l’autore, fa sì che lo scrittore scenda dal piedistallo lasciando la penna e si vesta solo della sua voce e del suo essere (o del personaggio che si è costruito attorno) per aprirsi al lettore. Quelle domande che scavano dentro, alcune scontate, altre scomode, sono capaci di incuriosire ulteriormente il pubblico, di spingerlo a volerne sapere di più. Con la televisione ci lasciamo andare, e tutte quelle azioni conseguenti la nostra fiducia in quei personaggi che parlano dalle telecamere si realizzano in cifre, numeri che hanno dimostrato quanto quello schermo sia parte della nostra cultura.


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