News Rivista — 24 marzo 2013

Qualche settimana fa abbiamo parlato del romanzo di Hermann Melville “Moby Dick”, tradotto in Emoji, la lingua di messaggistica più diffusa al mondo. Ed oggi torniamo a parlare proprio di questo cimelio della letteratura classica. Sicuramente vi chiederete il perché, ed il motivo di questa scelta è molto semplice; il nostro scrittore Melville, per dar vita a questo capolavoro si è ispirato ad una vicenda realmente accaduta, che noi vi riproponiamo.

Era il lontano 14 Agosto 1919, il Capitano Pollard, il primo ufficiale Chase ed il resto dell’equipaggio decisero di salpare con la baleniera Essex per un lungo viaggio che sarebbe dovuto durare ben tre anni. Andarono incontro a mille peripezie, un marinaio ad esempio diede letteralmente fuoco ad un’isola delle Galapagos, dopo questo incidente, sembrava che il peggio fosse passato, ma in realtà, da lì a poco sarebbe successo l’impensabile: nel novembre del 1919, infatti, la nave fu più volte attaccata da una balena, e l’equipaggio insieme al capitano Pollard decise di abbandonarla, oramai distrutta, e di dirigersi verso la terraferma, a bordo di tre scialuppe di salvataggio.

Le quali non si diressero a Sud, in prossimità delle isole più vicine, a causa di leggende che narravano storie di atti di cannibalismo da parte delle popolazioni locali, e tentarono la sorte dirigendosi verso il Nord, ma qui il destino fu crudele con loro. Le scorte di cibo finirono, una delle scialuppe si fermò su un’isola deserta e poterono sopravvivere grazie alle uova di crostacei di cui si cibavano; vennero ritrovati e salvati da una nave australiana, mentre un’altra scialuppa fu rinvenuta non poco lontana, ma a bordo c’erano ormai solo tre scheletri.

La scialuppa, invece, con a bordo il Capitano Pollard, ebbe una sorte ancor più tremenda: gli uomini cominciarono a morire, ed i sopravvissuti rimasero in vita cibandosi delle carni dei cadaveri dei marinai morti. Quando queste furono terminate, la pazzia prese il sopravvento e decisero di tirare a sorte su chi dovesse essere la prossima vittima.

Quando vennero ritrovati e salvati da una morte certa, furono processati e vennero perdonati tutti tranne il Capitano della Essex, appunto Pollard, accusato di “Incesto Gastronomico”, in quanto tra i marinai mangiati vi era anche un suo cugino.

Ecco il fulcro da cui Melville trasse il romanzo sulla balena bianca Moby Dick; una volta che il libro venne pubblicato, Melville si diresse a Nantucket, per visitare il luogo in cui viveva Pollard, Capitano della Essex, anche se lo scrittore lo aveva chiamato Achab e la nave era la Pequod. Ma tutto ciò non conta, l’importante è pensare che ben due secoli dopo, la storia di quell’uomo e del suo equipaggio riviva ancora nel romanzo Moby Dick.

Camilla Lombardozzi

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