News Rivista — 22 gennaio 2013

Ormai è appurato che il mondo dell’editoria, Italiana e non solo, è in crisi e che i libri vengono letti sempre da meno persone, specialmente dai giovani.
Se anche le librerie Milanesi, secolari, subiscono questa crisi vuol dire che la situazione, almeno in campo culturale, è molto più critica di quello che pensassimo tutti.
Solo Milano vale il 30% del fatturato dell’editoria nostrana, quasi quanto sei o sette regioni del centro sud, esclusa Roma che da sola copre il 20%, eppure una delle maggiori librerie, la Hoepli, è in crisi nera e ha dovuto mandare in cassintegrazione tantissime persone, facendole quindi lavorare un giorno in meno a settimana.
Fortunatamente è una delle librerie più grandi d’Europa e, per loro, la cassaintegrazione non vuol dire automaticamente licenziamento. Il seminterrato, dove ci sono tutti i libri di saggistica, verrà spostato al quarto piano della libreria, distribuendo in modo più adeguato gli orari di lavoro e cercando razionalizzare il personale.
La situazione, però, è ben peggiore per altre librerie, che hanno definitivamente chiuso i battenti come: la libreria di Brera e la Rovella, fondata nel 1893, di antiquariato, tanto cara ad Umberto Eco e punto di riferimento per tantissimi bibliofili.
Rischia tantissimo anche la libreria Pecorini di Foro Bonaparte, che è distributrice dei piccoli editori, così come la libreria Utopia di via Moscova che, per motivi già a tutti conosciuti, ha bisogno di traslocare fuori dal centro di Milano.
Tantissime della zona storica di Milano, e dintorni, si stanno per trasferire o chiudere definitivamente, purtroppo in tempo di crisi i libri e la cultura, così come la musica e l’arte in generale, sono i primi a rimetterci. Se la situazione non volgerà in meglio, in campo economico politico, sarà veramente un’utopia poter ancora vedere aperte tutte queste librerie che hanno, per secoli, ospitato molti dei più grandi letterati della nostra bella Italia.

Alessio Zazzetta

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