Approfondimenti Rivista — 24 settembre 2012

I media e la politica, la politica e i media. La storia è sempre la stessa, il quarto potere che viene utilizzato come arma di propaganda dal potere politico. Tale connubio, nato nell’era dei totalitarismi, si è via via evoluto diventando parte integrante anche delle democrazie più avanzate. È infatti con la nascita del concetto di “massa” (tipico del Novecento) che emerge la necessità dei politici di “gestirla”. In un regime totalitario avere il controllo dell’opinione pubblica significa indottrinare le masse e assoggettarle completamente. All’interno di una democrazia, invece, controllare un medium potente significa assicurarsi il favore di una buona fetta dell’elettorato.

Ma niente paura, con l’avvento di internet l’informazione non può essere più controllata da nessuno. Sarà vero?

Di vero c’è che, grazie al web, esiste una mole di notizie sterminata e accessibile a tutti, ma esiste anche una mole sterminata di fonti per nulla attendibili. Così può capitare che un utente un po’ superficiale si faccia attrarre da una bufala clamorosa e con un semplice copia e incolla la diffonda tramite facebook, per dire.

L’ultimo esempio (eclatante) in ordine di tempo è quello relativo al neo primo ministro francese Hollande e al suo operato. Come sappiamo, conquistare l’elettorato non è che un primo passo verso il successo politico, visto che il favore di quell’elettorato va poi mantenuto. È su queste basi che nasce un fenomeno come quello della campagna elettorale no-stop, che consiste nel diffondere notizie per informare l’opinione pubblica dell’operato di un’istituzione al fine di scongiurare i sospetti di immobilismo e dimostrare coerenza politica.

Sulle bacheche di facebook da qualche giorno gira un comunicato secondo il quale il governo Hollande avrebbe varato, in tempi record, decine di provvedimenti riguardanti, guarda caso, proprio i temi più delicati del momento a livello sociale: riduzione dei costi della casta con redistribuzione dei fondi tra le realtà più disagiate, assunzione di giovani ricercatori e nuovi docenti, tassazione straordinaria sugli stipendi dei nababbi, sottrazione di incentivi statali a Chiesa e scuole private e, immancabilmente, alle banche, il nemico pubblico numero uno del momento. In materia culturale, nel lungo comunicato si legge: “ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate”.

Che posto meraviglioso la Francia, verrebbe da pensare. Tuttavia, provvedimenti e cifre vengono riportati senza citare la minima fonte, cosa che non può non suonare come un piccolo campanello d’allarme all’utente più attento, anzi, più che un campanello, un’intera orchestra.

Sul sito del più autorevole quotidiano francese, Le Figaro, non vi è la minima traccia di notizie che confermano alcuni dei provvedimenti citati, mentre altri sono riportati in maniera errata o approssimata al rialzo. Stessa cosa sul sito del partito socialista francese (il partito di Hollande). Dopo qualche giorno sono arrivate le prime smentite, come quella del Daily Wired che ha riportato tutti con i piedi per terra semplicemente pubblicando i dati della smentita e asserendo che di quelli riportati in giro per il web non se ne trovava traccia nemmeno sul sito dell’Eliseo.

Ovviamente qui non si tratta di screditare Hollande o la sua formazione di governo, visto che si è insediato da tre mesi scarsi, semplicemente si vuole ribadire il concetto che “non è tutto oro quel che luccica”. Mentre il neo presidente francese ha effettivamente già varato norme per ridurre lo stipendio dei Ministri e del Capo dello Stato del 30%, ritirare le truppe dall’Afghanistan entro il 2012 e alzare l’aliquota fiscale al 75% per i redditi superiori al milione di euro, almeno per ora non ha messo mano al settore della cultura.

Quindi, tu appassionato di cultura che pensavi di aver trovato il tuo paradiso sulla Terra e stavi per chiudere la valigia con in mano un biglietto aereo di sola andata per Parigi, farai meglio a pazientare ancora per un po’.

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