News Rivista — 24 dicembre 2012

Alvise Zanardi (Caltagirone Editore), Anna Matteo (Il Sole 24Ore), Maurizio Scanavino (La Stampa), Pier Paolo Cervi (Gruppo Espresso), Roberto Sicardi (Mondadori) e Alessandro Bompieri (RCS Mediagroup), capitanati da Fabrizio Carotti, direttore generale della Federazione Italiana Editori Giornali.

Se fosse la formazione della nazionale editori non sarebbe niente male. Invece è il sontuoso consiglio d’amministrazione del neonato consorzio “Edicola Italiana”, che unisce i sei più importanti gruppi editoriali del nostro Paese, il cui scopo è quello di creare una sinergia comune dando vita ad un sistema di distribuzione delle notizie a pagamento su tecnologie di ultima generazione.

In questo modo, Editoria Italiana vuole creare un “cartello” titolare della più ampia offerta di contributi a pagamento in lingua italiana, mantenendo un rapporto diretto con i clienti, presidiando, però, allo stesso tempo e molto da vicino, la filiera commerciale. Possono fin d’ora aderire altri editori che intendono dare ai propri utenti la possibilità di leggere in digitale le proprie testate preferite.

C’è chi lo ha già definito un “paywall” all’italiana, che rischia di rivelarsi un autogol, anche alla luce del fallimento di simili iniziative attuate all’estero. Infatti, escludendo rarissime eccezioni, nessuno pare disposto a pagare per leggere notizie reperibili altrove senza spendere un centesimo. Quello che Editoria Italiana vuole costituire però, è proprio un’eccezione in questo senso, e riuscire a rappresentare quello che solo i siti di nicchia specializzati sono riusciti a rappresentare finora: piattaforme in grado di fornire contributi di qualità tali da legittimare il lettore a sostenere un abbonamento pay.

Redazione

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