Valentino Rossi ha di recente lanciato un tweet nel quale esprimeva il suo apprezzamento per “Open”, l’autobiografia di Andrè Agassi. Nello stesso giorno, dopo l’indicazione del pilota di Tavullia, le vendite del libro dell’ex tennista si sono moltiplicate. È il segnale che gli editori d’Italia si sono ritrovati davanti un fenomeno inaspettato e ancora non delineato. Con l’avvento del digitale e la crescita inarrestabile dell’utilizzo di social network, riemerge, o forse non era mai scomparsa, la figura del blogger. Se stiano minacciando o agevolando il lavoro delle case editrici e degli autori o quanto in realtà influiscano sul mercato rimangono ancora dei punti interrogativi. Il nuovo volto di internet sta comunque facendo discutere a tal punto che, per la prima volta in via ufficiale, se ne parla a “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria indipendente al Palazzo dei Congressi a Roma. Presieduta da Adolfo Frediani, la conferenza si proponeva di delineare e connotare il fenomeno dei blog letterari cercando di definire meglio la figura del blogger e la sua influenza sui lettori. Oltreoceano, a dare dimostrazione che il fenomeno è già allo stato avanzato, ci ha pensato Oprah Winfrey, che ha dedicato alla discussione sul mondo del web gran parte della sua stra-seguita trasmissione. In Italia, invece, stiamo ancora cercando di abituarci alla velocità del click. Negli Stati Uniti i blogger sono diventati un’icona di cultura e gli editori gli hanno puntato gli occhi addosso già da un po’.

Davanti all’adesione degli americani alla nuova tendenza il Bel Paese, che si trova impreparato in materia, deve tentare di comprendere innanzitutto la grandezza del fenomeno e i tempi di sviluppo del processo. Alla tavola rotonda del 9 dicembre 2012 Simonetta Billa di “Informazione editoriale” ha mostrato e commentato i dati raccolti dall’indagine Arianna effettuata prendendo in considerazione 1637 librerie (1045 in franchising e 592 indipendenti) e i 13 più noti blog italiani. La ricerca iniziata a settembre si è basata sulla registrazione delle condivisioni sui social network dei post riguardanti i libri ed è emerso che Facebook, con le sue 16,5 condivisioni, si piazza davanti a Twitter che ne registra 5 e stacca a sua volta il più lontano Google+ (1). Quindi i tanto amati e al contempo odiati social network sembrano non essere in realtà idonei promotori del passaparola italiano. Al fine di capire l’influenza che i blog analizzati e le condivisioni hanno sul mercato del libro, “Informazione editoriale” ha esaminato l’andamento delle vendite di alcune opere confrontandolo con le date delle condivisioni sul web o eventi come l’assegnazione di un premio. Mentre le foto di Murakami giravano a ripetizione sui blog, le vendite di 1Q84 non hanno subito alcun aumento interessante poichè il picco si osserva intorno all’uscita del nuovo capolavoro. Nel frattempo la riscoperta di Moby Dick è stato un regalo per l’anniversario del romanzo e David F. Wallace viene citato solo in seguito al successo sul mercato di “Infinite Jest”.

I dati ci parlano quindi di un marketing invariato nei processi, in cui gli eventi trainanti sono l’uscita, i premi e gli anniversari. Il passaparola digitale, nonchè le citazioni, non sono quindi influenti sul mercato del libro in Italia e se dovessero mai esserlo ció avverrà in un lontano futuro, data la diffidenza con cui gli italiani accolgono i cambiamenti. Ad esonerare i blogger dal ruolo di opinion leader dell’editoria non sono solo i numeri raccolti: loro stessi tengono a precisare qual è l’intento che li muove. Durante “Nuove frontiere”( nome della conferenza) sono intervenuti Jacopo Donati di “Finzioni magazine” e Noemi Cuffia di “Tazzina di caffè”, direttori di due dei blog più noti in Italia ed esaminati nell’indagine. J.Donati ha spiegato che la redazione non si era mai proposta di diventare una parte attiva del mercato, tant’è che è stata compiuta fin da subito la scelta di non parlare di libri che non sono ritenuti buoni lavori. Non parlar male di un libro è una decisione che salvaguarda l’autore e l’editore dalle ripercussioni che i giudizi negativi possono avere sul lettore.

Sullo stesso principio Noemi Cuffia ha basato il suo sito che nasce come pagina personale e si evolve a discussioni più ampie. Il suo blog non ha infatti una redazione e la fondatrice lo porta avanti da sola. Il suo intento iniziale era quello di raccontare la sua vita,di conseguenza i libri che legge continuamente.”Il mio blog non deve diventare e non diventerà un organo di marketing”, ha dichiarato nonostante le case editrici le inviino già da tempo i loro lavori. Rendere i blogger partecipi della tavola rotonda è stato fondamentale poichè hanno potuto chiarificare la situazione ed esprimere le loro impressioni in materia. L’errore che spesso si commette infatti è quello di considerare il fenomeno ma non chi ne fa parte. Il mercato è costituito da offerte e domande dietro cui ci sono persone in carne ed ossa e per quanto i dati oggettivi sono l’unico mezzo che possediamo per analizzare la realtà, non possiamo prescindere dalle intenzioni dei singoli individui che sono poi coloro che creano e muovono i numeri. Prima di osservare i grafici avremmo dovuto chiedere ai blogger se il loro compito è davvero quello di orientare le scelte dei lettori e condizionare le vendite. Le persone, nascoste dietro l’intestazione dei blog letterari, rendono pubblica una passione letteraria e lo fanno, stando a quanto dichiarano, con la voglia di condividere il loro pensiero con altri appassionati. È per questo motivo che il blogger non si riconosce nell’immagine di venditore che gli è stata dipinta addosso. Il sito nasce per creare una discussione culturale intorno al libro e non per alzarne le vendite, è un qualcosa di dedicato alle parole non alla copertina.

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