Approfondimenti Rivista — 19 luglio 2013

Ormai quello della crisi è diventato un luogo comune. Chiudono i negozi, falliscono le aziende, molti non andranno in vacanza e tutti si fermano ad aspettare che l’economia si rialzi assieme al morale. Fortunatamente non tutti stanno seduti a guardare, qualcuno ha intuito che la vera crisi è quella del futuro, di gran lunga peggiore di quella che noi pensiamo di star attraversando. Non avere prospettive per il futuro rende le azioni presenti del tutto inutili, senza scopo. Noi tutti da un lato ci preoccupiamo, dall’altro mostriamo il nostro lato arrendevole scaturito più dalla pigrizia che dal realismo. Eppure proprio quelli che saranno più colpiti dagli effetti della recessione stanno andando contro il destino, si stanno alzando e stanno dimostrando al mondo che non hanno nessuna intenzione di soccombere.

È l’altra faccia della crisi quella che ci mostrano i giovani newyorchesi, non ne vogliono sapere di essere additati come le povere vittime di un sistema in decadenza. Loro hanno creato un loro sistema basato su idee solide e definite attraverso i blog. Torniamo quindi a parlare di un fenomeno che si afferma sempre di più e diventa un ente fondamentale per la diffusione e la condivisione della cultura. Non c’è bisogno di descriverli ancora, i blog si presentano ormai grazie alle adesioni che raccolgono e all’efficienza nella diffusione di notizie e pareri. Tutti li conosciamo ormai come luoghi di nascita di grandi dibattiti ma spesso dimentichiamo che dietro ci sono prima di tutto persone, uomini e donne che realizzano un progetto credendoci fino in fondo. In questo particolare caso parliamo di ragazzi, giovani ragazzi americani che hanno fatto del blog un’opportunità per emergere dalla mediocrità della crisi. “The New Inquiry” nasce dall’idea di RachelRosenfelt,Mary Borkowski e Jennifer Bernstein, tre amiche che senza troppe aspettative hanno creato un blog che in poco tempo è arrivato a registrare 150mila visitatori al mese. Nel creare “Jacobin”,Bhasar Sunkara (23 anni) si propone un chiaro obbiettivo: riportare l’ideologia marxista nei nostri tempi. Il magazine online nasce inoltre in circostanze particolari, poichè Bhasar nel 2009 è costretto da una malattia a prendersi una pausa dagli studi: grazie al suo “tempo libero” il ragazzo ha reso il sito degno di 250mila visitatori al mese. Anche per Jac Mullen (24 anni) un avvenimento sfortunato ha rappresentato in realtà l’occasione di dare una svolta alla sua vita. Dopo un incidente avvenuto mentre pattinava sul ghiaccio, Jac ha avuto sei mesi di riposo forzato per chiacchierare a casa con Uzoama Maduka (25 anni). Il risultato? “The American Reader” è uscito per la prima volta ad ottobre ed ora vanta le 8000 copie nonostante la distribuzione ancora limitata grazie anche all’aiuto di Max, inserita nella lista delle “30 under 30” promesse del web da Forbes.

Questi giovani ragazzi sono la nuova realtà americana, sono la generazione più colta e povera di sempre. Molti di loro sono cresciuti a Brooklyn, hanno alle spalle l’esempio di una patria fertile e creativa ma che non sa offrirgli delle prospettive adeguate. Hanno un’ottima istruzione ma la loro vera scuola è stato l’azzardo. I loro lavori partono da idee diverse ma hanno comunque lo stesso obiettivo, vogliono rivoluzionare il loro futuro e il futuro della cultura in generale, vogliono portare una boccata d’aria fresca nella realtà culturale americana prova ormai di ogni spinta creativa. “Hofatto uno stage al New Yorker, qualche anno fa. È un punto morto dal punto di vista creativo: su tutti, lì dentro, pesa troppo l’eredità della testata. Nelle piccole imprese editoriali, favorite oggi dalle nuove tecnologie, le idee circolano più liberamente”, spiega Rachel. Pesa quindi sulle nuove e coraggiose generazioni il confronto con i grandi colossi tradizionali, che seppur vecchi e supertai dal loro punto di vista, rimangono l’emblema della sicurezza e della stabilità. Due obiettivi a cui i nostri giovani editori aspirano ma che non hanno ancora raggiunto, hanno investito i loro risparmi nei blog e ora si mantengono con altri lavori. “The New Inquiry” ad esempio non accetta pubblicità ma da poco tempo riesce a pagare gli autori e un redattore facendo affidamento su un investitore anonimo. Rachel, Max,Jennifer, Mary, Jac, Uzoama e Bhasar si conoscono e a volte collaborano, tra loro c’è un acceso scambio di idee e non manca una forte competizione. Ognuno di loro combatte contro i limiti della società a partire da Rachel che denuncia il maschilismo nell’ambito editoriale:”L’assenza di donne non solo ai vertici dei magazine, ma soprattutto dell’editoria è sbagliato dal punto di vista del sistema “; fino ad arrivare alla critica di Bhasar alla società capitalistica sulle basi dell’ideologia marxista: “Il sogno della middle class è svanito per gran parte degli americani, la fiducia ideologica nel capitalismo è finita.”. Non si risparmiano sul dibattito che contrappone digitale e cartaceo, secondo Max le due identità dell’informazione devono coesistere, l’ideale è “leggere sulla carta e discutere online”, anche Jac e Bhasar la pensano così individuando nel cartaceo una strategia per legittimizzare il proprio lavoro e raccogliere cifre consistenti che garantiscono un gran numero di utenti online.

Ed è così che si crea un ambiente culturale nuovo, giovane, ricco di novità e idee. Il futuro non è più un mito, non c’è nulla di più concreto di ciò che si è costruito dal nulla solo grazie alle proprie capacità. Questo è il vero futuro, noi siamo un futuro che esiste e va scoperto, nessuna crisi, nessuna recessione può cancellare ciò che non è stato ancora realizzato. 

Gaia Schiavetti

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