Approfondimenti Rivista — 24 ottobre 2012

Il successo di un’azienda non è determinato solo dai profitti, ma soprattutto dai clienti. Le grida di aiuto che provengono dai giornali Le Monde Diplomatique e da Newsweek non sono probabilmente le uniche che il futuro ci riserverà. I direttori delle due testate hanno deciso di arrendersi e non pubblicheranno più in cartaceo.

Questa non vuole essere una visione apocalittica e nemmeno un attacco all’informazione digitalizzata anche se sembra cambiare i lettori e mascherare la lettura con una fretta scivolosa. Sono, e devono comunque essere, gli editori, i giornalisti e gli autori a fornire la sostanza veicolata dal nuovo supporto; la qualità della lettura non può essere soggiogata dalla volatilità del mondo online e deve ancora dipendere dai professionisti della comunicazione.

Il mondo del digitale non è una minaccia per l’informazione, anzi, è una protesi di cui l’uomo si serve come conferma dell’artificialità che lo ha sempre sostenuto. La forza è nel creare degli strumenti ergonomici; l’intelligenza è nel saperli usare.

Soffermiamoci su uno dei modi che, a mio parere, potrebbero risvegliare la caparbietà delle aziende. Niente di nuovo quando si parla di relazione con il cliente, ma in che modo l’editoria impara dai propri lettori?

I blog, così come i social network, diffondono la voglia di fare da soli, di scegliere da soli e di provvedere da soli a ciò che leggeremo. C’è chi la interpreta come decadenza della letteratura e della scrittura, chi come soddisfacimento personale delle voglie letterarie. Mi affiderei più all’ultima definizione perché semplicemente guardando dove il girasole è voltato potremmo scoprire la fonte di luce. Solo osservando dove il lettore ha l’occhio puntato l’editoria sopravviverà. E viceversa una buona scrittura, solo in presenza dei suoi padri, potrà educare giustamente la prole.

E’ indubbia la difficoltà nell’interpretare i comportamenti del mercato della domanda che repentinamente inverte la rotta o si lascia ammaliare da stereotipi di tendenza. Un requisito fondamentale per un’azienda è la presenza di un gruppo di lettori forti. Nessuna manovra sarà inutile se l’obiettivo è conquistarli. C’è bisogno di discepoli che sostengano la parola di un giornale o di una casa editrice.

La libertà nel web ha scatenato le fantasie, ma quanto durano due amanti senza un marito di mezzo?

Gli editori non scompariranno. Il supporto detterà nuove regole. Ma la fugacità non è mai appartenuta alla parola scritta, l’impazienza non ha mai irrobustito l’animo, un lettore non ha mai pensato di fare a meno della lettura. Il digitale coinvolge ancora solo una parte dei clienti, e la scomparsa del cartaceo segrega in un angolo chi perpetua la tradizione della carta. Suggerirei di mantenere chi ha sostenuto l’editoria fino a questo punto. Il Print On Demand potrebbe funzionare come acqua tiepida, come una soluzione che soddisfi gli amanti del libro. Il digitale va ancora compreso e plasmato.

Non tutto però può essere ridotto a strategie di marketing. Le nuove generazioni, così come le vecchie, vanno educate alla lettura. Su Tutto Libri, di La Stampa del 20 Ottobre, un articolo di G.Zucconi ci dà i numeri della Nuova Zelanda. Quarantaquattro i minuti dedicati alla lettura giornalmente. Un milione e quattrocentomila i frequentatori delle biblioteche, a trimestre. Questa è la seconda attività più popolare.

La dimostrazione palese di un’educazione fondata sulla lettura, sulla scrittura e sulla ricerca.

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