News Rivista — 28 gennaio 2014

Come da tradizione ogni domenica perciò Repubblica e Il Corriere pubblicano un’uguale Top10 dei libri più venduti della settimana.

Classificare piace molto agli elaboratori di informazioni 2punto zero, abili manipolatori di dati trovati online o concessi servizievolmente da librerie e punti vendita librari.

Chi sia avvezzo a dare un’occhiata di quando in quando a questo genere di classifiche non solleverà il sopracciglio leggendo il nome di Fabio Volo al primo posto; d’altronde qualcuno l’ha decretato “Caso letterario dell’anno”, pare.
Secondo arriva Diario di Una Schiappa – irremovibile da mesi – seguito dalla lumaca di Sepulveda, dall Mazzantini, da Michele Serra.

Il corso di inglese di Sloan raggiunge il sesto posto – segno che persino quei pigroni degli italiani, dall’ostinato e distintivo accento – sanno trovare la voglia di imparare le lingue. Nel trafiletto a lato pagina sul Corriere, Sloan viene definito “Il Mourinho della lingua inglese”.

Chiude la classifica Isabel Allende – altra affezionata delle Top10 a ogni uscita di un nuovo romanzo – preceduta dalla novellina Sara Tessa, dal Diario di Violetta, da Antonio Manzini e la sua Costola di Adamo.

Per quanto leggere le classifiche di vendita sia divertente, al pari della lettura dell’oroscopo, non bisogna considerarle al pari di un vangelo. Tuttavia il panorama librario italiano che settimana dopo settimana ne esce dipinto sembra inequivocabile: ricorda il tono canzonatorio di quella formula elementare “cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia”.

Già, perchè a distanza di settimane i titoli, più o meno, restano sempre quelli. E, cosa più inquietante, la classifica la si potrebbe indovinare in anticipo a occhi chiusi: ci si potrebbe scommettere!

Nulla da dire ai signori bestsellers, ma questi numeri sono il segno di una cultura “mediata dai media” a tal punto da condizionare la scelta fin dentro la camera da letto degli italiani – fin sul loro comodino. Perchè non può essere una coincidenza che i più venduti siano proprio quelli che si possono trovare perfino al supermercato. Quelli che in Feltrinelli stanno esposti in bella vista all’ingresso. Quelli degli autori, non tanto i più bravi quanto, per usare un’espressione di Walter Siti, i “più glamour”.

La storia delle vendite librarie in Italia è quella di una massa di lettori facilmente condizionati e condizionabili. Ma d’altronde neppure questo lascia stupiti: l’amore per le tendenze ha sempre caratterizzato il bel paese.

Chiara Piotto

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