Approfondimenti Rivista — 06 febbraio 2013

I libri sono stati vittime dei roghi, più di quanto lo siano state, in numeri, le “streghe”. Paragone poco nobile, penserete voi, in effetti quei libri non hanno gridato dal dolore e non hanno nessun corpo sensibile che patisce le pene delle fiamme. Niente confronto quindi, ma un’unica grande costante che odora di condanna e di bruciato: il fuoco.

La triste similitudine nasce dal motivo per cui è proprio il rogo ad essere scelto come strumento per zittire le voci e per cancellare le tracce dell’esistenza.

Attraverso il fuoco i libri, come i corpi, vengono ridotti in cenere. Nemmeno la fine viene testimoniata, perché non c’è un cadavere. Le vittime sono private anche dei segni della morte.

Il significato dietro tale scelta è proprio la cancellazione. Rinnegare una vita, una parola, significa non volerle accettare nemmeno come errore, come insistenza della storia; l’unica volontà demolitrice è la negazione: “Non è mai esistito”.

Così i libri che potevano perpetuamente rinnovare e rafforzare le idee sono stati bruciati perché per le generazioni successive non sarebbero mai esistiti. In questo modo nessuna “falsa” dottrina avrebbe potuto moltiplicare proseliti che somigliano ad anarchici ribelli e miscredenti.

A muovere l’odio, e ad alimentare le fiamme, le autorità politiche e religiose, che a capo di una nazione o dei fedeli si prendono il diritto di plasmare e circoscrivere le esistenze entro dei limiti che non servono a garantire solo la buona condotta o la convivenza, ma a definire degli stereotipi che possano irrobustire e dogmatizzare un potere irrinunciabile.

I termini della nostra conoscenza sono quindi definiti in funzione del compromesso e dell’interesse di chi rappresenta una totalità che non rimane l’unione di molti, ma una massa senza cellule.

Nell’antica Roma, quando il rogo divenne strumento laico, erano i triumviri ad eseguire l’azione risolutrice per il bene comune. Non è rimasto nulla degli Annali di Cremuzio Cordo, uno storico, che sotto Tiberio, celebrò l’indipendenza dell’individuo secondo la filosofia dello stoicismo.

Vecchia quanto il potere questa pratica dell’uomo di disfarsi anche delle prove, che con voce debole potrebbero testimoniare un’esistenza scomoda.

A Poona, in India, nel rogo di una biblioteca sono andati persi 30.000 volumi. Dopo che un ricercatore americano sostenne alcuni dubbi sulla parentela di un re a loro sacro, gli indù vollero purificare quei luoghi in cui la blasfemia aveva albergato. Così punirono col fuoco la ricerca, probabilmente ignorando il danno alla cultura.

I libri sono il corpo della parola, e allora meglio cancellare quella testimonianza di esistenza prima che altri copri viventi e umani diventino la nuova origine.

Pochi mezzi esistono per disfarsi di un’esperienza, di un errore, di un vissuto che vorremmo appartenesse ad altri. La mente stessa relega in un angolo le paure, ma inconsapevolmente vengono fuori in altri comportamenti, sotto altri aspetti ambigui di cui si ignora il germe o lo si giustifica con l’unicità di un carattere.

I libri e le streghe sono stati vittime del pregiudizio, dell’ignoranza, di un potere che si abbatte travestendosi da destino. Molte di quelle parole non saranno ricordate, ma vergognosamente ridotte a cenere nei cimiteri senza lapidi. Non è nemmeno un cimitero di elefanti, perché lì almeno il tempo polverizza piano le ossa, come se la terra fosse delicatamente accompagnata e convinta ad accogliere quell’avanzo di vita.

Così accadde per le donne, vittime dello stesso corpo con cui e per cui patirono le pene.

È quasi uguale uccidere un uomo che uccidere un buon libro. Chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa, uccide l’immagine di Dio nella sua stessa essenza.”

(John Milton, Areopagitica, 1644)

E di questa essenza il rogo si disfa perché non ci sia più la ragione a convincere l’uomo che davvero può. Il miracolo non è solo il frutto della fede. Il miracolo è la risolutezza di tante azioni con la forza di un unico sentimento.

Share

About Author

admin

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.