Approfondimenti Rivista — 13 marzo 2013

Nel 2044 i bambini non parlano più, la sindrome che li affligge li fa chiudere in se stessi, un mondo tutto loro forse migliore di quello reale. Da questo silenzio è nata una piccola rivoluzione, le innovazioni tecnologiche mai come ora generano forte audacia, il libro viene reinterpretato non solo nel contenuto ma nelle forma stessa. Eli Horowitz ha trasformato in realtà la sua personale visione dello storytellig dando vita ad un libro che non è cartaceo né digitale, applicazione è la parola adatta. The Silent History si legge solo su iPhone o iPad e si aggiorna quotidianamente con un nuovo episodio della storia grazie alla velocità che solo l’app assicura.

Le vicende dei bambini silenziosi del futuro sono narrate dall’autore e dai suoi collaboratori (Matthew Derby e Kevin Moffett) ma non solo, la vera rivoluzione del progetto non vi è ancora stata svelata. I Field Report sono una vera e propria collaborazione di scrittura che trasforma passivo di applicazioni in un lettore assiduo e probabilmente in uno scrittore di piccole storie. Grazie ad un servizio di geolocalizzazione infatti ogni utente può accedere alle piccole storie scritte da altri sulle orme delle indicazioni date da Horowitz. Il progetto è stato ideato per sfruttare tutti i servizi che gli smartphone e i tablet possono offrire, questi dispositivi vengono usati moltissimo nell’arco della giornata e garantiscono un rapporto non occasionale con il lettore. Altro punto a favore dei devices è la velocità e la comodità di lettura; non va poi dimenticata l’importanza del servizio di localizzazione che trasforma una semplice passeggiata in una vera e propria “caccia al racconto”. Negli States si parla già di persone che si sono messe in viaggio per raggiungere il luogo in cui un racconto era localizzato poiché non potevano raggiungerlo da casa, ma è stato proprio l’ideatore ad organizzare i primi tour a piedi a New York sui luoghi dei Field Report dichiarando “Lo trovo davvero entusiasmante. Come esplorare, da archeologi, un mondo che non esiste”. Il riscontro su blog e social network è stato immediato, molti lettori hanno raccontato la loro esperienza di lettura che spesso ha assunto una connotazione suggestiva ed emozionante, molti altri non trovando reportage sul campo nella loro zona si sono cimentati nella scrittura di un piccolo episodio. “Ho trovato un Field Reporta pochi passi da casa mia. Era notte, ero sola per strada. Una storia semplice (la passeggiata di un padre con suo figlio) che finiva con l’uomo che scriveva il nome del piccolo sul marciapiede. E quel nome era lì, dove passavo spesso, senza mai averlo notato prima. Mi ha catapultato all’interno della storia, con forza”.Più interattivo e coinvolgente di così non si può.

Grazie alle short stories narranti episodi che hanno per protagonisti i silent, The Silent History diventa un mix perfetto, autori e lettori scrivono e scoprono nello stesso momento, il dare e ricevere continuo svela la vera forza delle storie.

The Silent History solleva anche la problematica editoriale sulla quale Horowitz si è pronunciato con decisione. Secondo l’ideatore dell’applicazione le case editrici dovranno imparare a scommettere su “oggetti bizzarri come The Silent History, per esempio, o su altri che non abbiamo ancora nemmeno immaginato”. Le innovazioni e i più impensabili progetti, purchè validi, sono il motore dell’editoria e della lettura del futuro. Il lettore ora più che mai ha bisogno non solo di vedere la storia materializzata in caratteri spezzettati e abilmente sparsi sulla pagina o sullo schermo, chi legge quelle frasi vuole sentirle dentro, vuole che si trasformino in brividi, sorrisi o stupore. Il rifugio del lettore è la mano tesa delle parole, pronta ad accogliere i dubbi e a sedurre con le risposte.

 

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