Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Mentre il treno si avvicinava alla città che aveva imparato a chiamare casa, senza un perché, i ricordi che Sakura aveva cercato ostinatamente di seppellire, per ben undici anni, nel buco nero che il dolore le aveva scavato nell’anima, riemersero con la violenza inaudita di uno tsunami. Volti cari, parole, frammenti di vita perduti per sempre. “Nonna,  raccontami una storia!” “Non riesci proprio a farne a meno, vero?” “A fare a meno di cosa, nonna?” “Sei un’inguaribile sognatrice, mia piccola Sakura. Le storie che ti piace tanto ascoltare alimentano la tua mente creativa e ti fanno volare in luoghi magici, lontana da tutto e da tutti. In quei mondi puoi essere libera. Ma ricordati, nulla dura per sempre. Un giorno non potrò più raccontarti favole e dovrai affrontare il mondo reale. Spero che allora tu possa ancora riuscire a credere nei sogni”. “Lo spero anche io, ma… Non potresti iniziare a raccontare?” Chiede  Sakura con un sorriso dolce e convincente. “D’accordo, hai vinto anche stavolta, furbetta! Questa è la storia di un ragazzo e di una ragazza. Ti domanderai cosa c’è di speciale nel racconto della vita di persone comuni. Non ti ho ancora detto cosa li lega. Nozomi e Mizuka sono destinati a incontrarsi. Non importa come, dove o quando,  accadrà”. Fuori infuria una tempesta di granate e mitragliatrici, di sangue e urla strazianti. “Perché sei così sicura del loro incontro?” Domanda Sakura, stupita. Il rumore assordante degli aerei nemici è diventato familiare. Lo sentono ogni giorno da anni e il terrore, che inizialmente invadeva l’animo della popolazione, si è trasformato in abitudine. “Perché i giovani protagonisti della nostra favola sono legati dalla nascita da un filo rosso”. I militari passano per le strade, impettiti nelle loro uniformi. Si sentono forti, si sentono orgogliosi nel combattere per la loro patria. Impugnano armi che hanno già ucciso e le mostrano come se fossero dei trofei. “Ma, allora sono legata anche io a qualcuno”. “Certo Sakura e la vita ti porterà da lui, prima o poi. L’amore trova sempre la sua strada”. Bussano alla porta. Sono colpi rabbiosi e decisi, che non si aspettano una risposta. Un gruppo di soldati invade la casa abitata dall’anziana signora e da sua nipote. Parlano in modo malvagio, urlano e rovistano in ogni angolo. Cercano qualcosa, ma cosa? Sakura non sa da che parte guardare. Quegli uomini la spaventano. Sembrano privi di sentimenti. Perché gridano? La nonna non gli ha fatto nulla! “Signori cattivi, lasciate stare la mia nonna!” “Sakura, è inutile. Se mi dovessero fare qualcosa, scappa e non tornare in questa casa. Me lo prometti?” Il terrore traspare dagli occhi di sua nipote. “Allora, me lo prometti?” “Zitta, donna!” “Te lo prom…” Uno sparo. L’anziana si accascia a terra. C’è sangue, troppo sangue. Anche per la mamma è stato così, l’unica differenza è che le hanno fatto tanto male prima di ucciderla. Perché papà non c’era? Perché non l’ha salvata? Corri piccola Sakura, scappa. Fuggi più veloce che puoi , vai verso il futuro. Non piangere. Un giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo e tu potrai dire di essere sopravvissuta ad un dolore che in pochi provano nell’arco di una vita. Il sole s’innalza, maestoso, oltre le montagne. La natura si risveglia, salutando con un leggero fruscio il nuovo giorno. Sakura non è riuscita a chiudere occhio. Immagini e pensieri si confondono nella sua mente di bambina. È sola. È sola e non sa cosa fare o dove rifugiarsi. Può solo camminare e sperare d’incontrare qualcuno che la salvi. Perché? Perché proprio a me? È proprio vero che la guerra rovina tutto. Prima avevo una famiglia, una mamma e un papà. Andavo a scuola e cercavo d’imparare, anche se gli altri bambini non mi piacevano tanto perché mi lasciavano sempre sola. E poi c’era lei, la mia nonna. Sapeva farmi ridere. Ogni sua parola era una carezza. Ora cosa mi rimane? Solo questi vestiti pieni di sangue e la paura. Sono sola. Non c’è più nessuno. Mentre pensa e piange, i piedi iniziano a farle male. È scalza ed il contatto con il suolo è una sofferenza. Arranca. Sente le gambe ed il corpo pesanti. La vista è offuscata da una patina liquida. Vorrebbe raggiungere sua madre e sua nonna. Solo così potrebbe stare meglio. Inciampa e cade al suolo. Non vuole rialzarsi, non vuole riprendere il cammino verso una meta sconosciuta. Vuole solo chiudere gli occhi ed abbandonarsi a un sonno profondo ed eterno… Al suo risveglio, Sakura non è più sdraiata su una strada sperduta. È sdraiata su un tatami morbido e caldo, con una camicia da notte pulita e un bicchiere di latte accanto a lei. Beve e con dei bei baffi bianchi vaga per la casa. È un’abitazione lussuosa ma al contempo semplice. L’arredamento è essenziale, inserito in stanze  luminose e spaziose. Non c’è nessuno. Regna un silenzio assoluto. Forse sto solo sognando, come diceva la nonna. Un rumore interrompe il flusso dei suoi pensieri. Si dirige verso l’ingresso. Non sa se provare timore o felicità. Una donna affannata tiene in mano delle borse stracolme di ogni sorta di cibo. Strofinandosi gli occhi, la bambina, affamata, si dirige verso la cucina. “Buongiorno, piccola amica. Come stai? Hai riposato bene nel tuo modesto giaciglio?” “C…C…Cosa significa giaciglio?” “Che sbadata! A volte parlo in modo troppo complicato, ma sto tentando di migliorare. Comunque giaciglio è una parola particolare per dire letto”. “Ah, ecco! Quindi…Questo non è un sogno, vero?” “Certo che no, sciocchina! Ora che ci penso, non mi sono ancora presentata. Che pasticciona! Mi chiamo Seiko. Tu come ti chiami, piccola?” “Ehm…Io mi chiamo Sakura”. “Sakura… E’ un nome bellissimo. Quanti anni hai, tesoro?” “Sei”. “Da dove vieni? Questa è la mia casa estiva. Non la uso mai, per questo è vuota. Ieri mentre stavo passeggiando ti ho vista sdraiata per terra. Inizialmente credevo fossi morta ma sentendo i battiti del cuore ho capito che stavi solo dormendo. Eri messa proprio male! Ti ho lavato i vestiti e ti ho rinfrescato il viso. Per questo motivo ti trovi qui. Puoi rimanere tutto il tempo che vuoi. E, se mai ne sentirai il bisogno, potrai parlarmi di ciò che ti è successo prima di arrivare qui. Intanto, che ne dici di mangiare qualcosa? Ho preso dei biscotti buonissimi e non vedo l’ora di farteli assaggiare. Vuoi anche una spremuta?” Stordita da tanta gentilezza, la nostra piccola amica accetta le cure della donna. Le giornate trascorrono rapidamente tra giochi e chiacchiere, semplici e cordiali. “Tesoro, vieni con me. Non siamo più al sicuro qui. A quanto pare dei soldati ti stanno cercando. Dobbiamo scappare, ora”. Spaventata la bambina si alza e nel cuore della notte lascia la casa che per un po’ di tempo è stata un rifugio sicuro. “Perché quei soldati ti cercano? C’è qualcosa che devi dirmi?” La bimba, tra i singhiozzi, le dice: “Io non lo so perché mi cercano. La nonna mi ha detto di scappare. Sai, le hanno fatto tanto male e non si muoveva più”. La ragazza sul treno riviveva nella sua mente le immagini terribili dello stupro e dell’assassinio della madre. Solo anni dopo qualcuno le avrebbe rivelato che il padre era un oppositore del regime ed era stato costretto a fuggire e vivere in clandestinità, sperando così che la sua famiglia si salvasse. Purtroppo le cose non erano andate così. L’unica sopravvissuta era Sakura. “Hai già sofferto troppo per essere una bambina di soli 6 anni. Hai incontrato più volte la morte e questo non ti ha fatto bene. Mi stupisce il fatto che tu riesca a credere ancora nei sogni. La realtà ti ha presa a schiaffi, ti ha tolto tutto ciò che avevi di più caro eppure quando guardo nei tuoi occhi non vedo né dolore né cinismo. Vedo solo amore. Non cambiare mai, Sakura. Sognare è un dono. Devi coltivarlo in modo che possa crescere ed invaderti completamente. Mi hai insegnato tanto, bambina mia. Ma devi continuare a combattere da sola. Non ti ho detto molto di me perché non volevo che tu ti affezionassi. Sono malata e non ho più molto tempo. La fine è vicina, ma l’ultima cosa che farò sarà quella di metterti in salvo.” Seiko l’aveva affidata alla sua più cara amica, che viveva molto lontano da quei luoghi martoriati da una guerra feroce e senza fine, e che l’aveva cresciuta come se fosse sua figlia. Giorno dopo giorno Sakura aveva ricominciato a vivere. All’apparenza sembrava una ragazza come tutte le altre, ma il suo sguardo dolce era velato dalle ombre del passato. La giovane riemerse dai ricordi con la sensazione di essere finalmente libera e in pace con se stessa, pronta ad affrontare serenamente il futuro che l’attendeva, pieno di promesse di felicità. Guardò l’orologio perché voleva imprimersi nella mente quell’attimo colmo di significato: erano le 8.15 del 6 agosto 1945. Il treno stava entrando nella stazione di Hiroshima. E poi un lampo di luce.

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