Approfondimenti Rivista — 04 febbraio 2013

Scusi, potrebbe autografarmi il suo libro?

Sa, mi è piaciuto così tanto.

Se può, aggiunga anche il mio nome, Valentina, ecco”.

 

Lo scrittore alza lo sguardo: una massa di lettori trepidanti attorno alla sua scrivania. Attorno a quella scrivania che lo innalza come se fosse un re, di certo il re di quel pomeriggio, in quella libreria del centro, al termine della presentazione del suo nuovo romanzo.

Pronuncia un sorriso leggermente incrinato, forse è stanco o ha semplicemente caldo e, finalmente, individua la fonte di quella voce pacata che gli aveva chiesto una dedica, come tanti altri faranno di lì a pochi istanti. Incontra per un attimo il suo sguardo, è un istante fugace ma sufficiente a far scintillare gli occhi della lettrice che, per una manciata di secondi, si sente come riconosciuta, nella sua individualità di persona e di lettrice appassionata di quel romanzo.

Probabilmente, sotto sotto, questa effimera emozione contagia anche lo scrittore: dopotutto, riconoscere nell’espressione di qualcuno la soddisfazione di poter incontrare l’autore del romanzo che si ha tanto voracemente letto, e che, nella fattispecie, è il suo, non può che riempirlo di certo orgoglio e soddisfazione. Così afferra la penna e si appresta a scrivere: “A Valentina. Con l’augurio di ogni bene”.

 

Benché la dedica possa essere più o meno personalizzata, ciò che conta è l’incontro indiretto tra scrittore e lettore che, in concreto, si materializza sotto forma di quella firma, di quelle poche parole, magari dispensata frettolosamente sulla facciata del libro, ma che, nell’illusione dell’entusiasmo, sembra un messaggio segreto da custodire con somma cura. Tornando a casa, ci si sofferma sui dettagli e si immagina: si osserva il modo in cui ha inciso l’iniziale del tuo nome, si ricorda ancora una volta quell’istante. Non si tratta di esaltazione tipicamente adolescenziale: è la ricerca di un contatto, o meglio, forse, l’illusione di ritrovarne uno.

 

Questo momento di “apparente contatto” tra lettore e scrittore avviene solitamente al termine della presentazione di un libro presso una qualche libreria del centro, o in occasione di festival letterari e simili. Il tempo destinato a questa attività non è mai eccessivo, nonostante ci possano essere spesso molti lettori desiderosi di ricevere una copia autografata del libro.

 

Per questo, in certe circostanze, il momento del cosiddetto FirmaCopie viene anticipato: difatti, prima dell’arrivo del pubblico dei lettori alla presentazione del romanzo, ad esempio, lo scrittore prende da parte un certo numero di copie e comincia a firmarle frettolosamente come fossero pagine di un contratto troppo lungo da leggere. Evidentemente, questo avviene nei casi in cui, a ragione o a torto, si è in grado di garantire che un certo numero di persone acquisterà il libro: diversamente, risulterebbe molto avvilente firmare copie che nessuno acquisterà. Di conseguenza, benché solo, lontano dalla calca e dai sorrisi trepidanti dei lettori, lo scrittore non sarà poi così avvilito: il successo di un libro, e quindi, i proventi garantiti, non possono di certo abbatterlo.

 

Tuttavia, in questo caso, non c’è più nessun incontro tra lettore e scrittore: quel momento di occasionale contatto viene completamente spazzato via. In questa circostanza, nemmeno la firma rappresenta più un sigillo personale ed espressivo dell’autore: è per questo che la definirei una firma anonima. Il lettore, infatti, la riceve alla pari di altre decine di persone, e non vi riconosce più alcunché, per quanto possa dirsi tale, di intimo e personale. La copia autografata gli viene sbattuta in faccia già bella e confezionata e ogni dedica si accomuna alle altre, rendendola indistinguibile.

In sostanza, probabilmente, per l’autore, ciò non rappresenta una perdita così drammatica: dopotutto, l’entusiasmo è avvertito più dal singolo lettore che dallo scrittore, ormai abituato a piccoli o grandi bagni di folla. Inoltre, come si è detto, allo scrittore può solo che far piacere autografare copie che verranno sicuramente vendute: il prezzo di non incontrare ogni singolo lettore può valere di certo gli ingenti proventi delle vendite.

Peccato solo per quel lettore che, come la sottoscritta, un po’ romantico e forse un po’ presuntuoso, avrebbe desiderato illudersi di riconoscere in quella dedica un momento di incontro tra lui stesso e lo scrittore, tra la sua foga divoratrice di pagine e la dedizione di chi quelle pagine le ha scritte, del resto, anche per lui. 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.