Rivista — 12 dicembre 2012

Oggi vi parliamo di un progetto importante. Importante e difficile. Un progetto voluto da un uomo, scritto da uomini e con la prefazione di un uomo. Ma dedicato alle donne, tutte, e in particolare ad alcune i cui nomi sono diventati dolorosamente famosi. Nove autori si sono cimentati nell’immaginare quale avrebbe potuto essere (e mai sarà) il futuro di donne come Sara, Yara, Melania e altre che abbiamo conosciuto quando ormai era troppo tardi. Alessandro Greco, l’ideatore, ha accettato di raccontarci cos’è e come vedrà la luce “Il futuro che non c’era”, antologia edita da Edizioni Psiconline, prefazione di Fabio Geda, foto (splendida) di copertina di Marco Goisis.

D. Alessandro, cominciamo dall’inizio: chi sei e cosa fai?

R. Sono Alessandro Greco, ho 38 anni e vivo a Pescara, dove sono nato.

Sono figlio di due genitori che mi hanno insegnato che parlare chiaro nel breve comporta screzi, ma alla lunga porta stima. Ho una moglie e una figlia che amo SOPRA OGNI COSA.

Sono un impiegato e mi guadagno da vivere lavorando sodo.

Considero la scrittura un “hobby serio”. Ho all’attivo diverse collaborazioni e pubblicazioni passate e prossime, ma non amo copiare/incollare i C.V.

D. Ti sei fatto promotore di un progetto, “il futuro che non c’era”, che ha incontrato parecchi ostacoli prima di trovare una collocazione editoriale. Raccontaci le peripezie di un gruppo di uomini che vuol scrivere di vittime. Vittime donne.

R. Ho ideato “Il futuro che non c’era” più o meno un anno e mezzo fa e non ho faticato più di tanto per convincere gli autori. Trovare un editore, invece, è stata impresa ardua. Prima di raccontare il percorso che ha portato alla pubblicazione, voglio però ringraziare il Professor Luigi Di Giuseppe, delle Edizioni Psiconline che ha accolto con entusiasmo e passione il mio progetto.

Ringrazio anche Michela Murgia e Loredana Lipperini, il cui intervento è stato fondamentale per arrivare dove siamo ora.

Tornando agli ostacoli, non ti nascondo che sono tentato di inserire dei contenuti extra nell’antologia nella quale pubblicare i carteggi con gli editori (quelli che hanno risposto, perché i grandi gruppi editoriali hanno taciuto quasi tutti).

Una cosa del genere (sono scambi reali, CE = Casa Editrice; AG = Alessandro Greco):

– CE: questo progetto non ha appeal

– AG: sì, probabilmente ha ragione, ma è un’operazione culturale.

– CE: ma secondo te vende ‘sta roba?

– AG: credo di no, ma è un’operazione culturale, pensavo faceste questo con i libri, no?

– CE: uhm, le antologie non vendono un cavolo.

– AG: lo so, ma questa è un’operazione culturale.

Ma non sono solo le risposte degli editori ad essere sconvolgenti. Abbiamo cercato di devolvere i proventi ad alcune ONLUS a tutela delle donne vittime di violenza. Tutte ci hanno ignorati tranne una, molto nota, che ci ha risposto così:

_______________________

Gentile Dottor Greco,

abbiamo sottoposo al nostro commercialista la sua cortese proposta, poiché il nostro bilancio è asseverato.

Pertanto la casa editrice dovrebbe inviarci un contratto.

Per l’utilizzo del nome e del logo il *************** ha deciso che ci venga versato un anticipo di 2.000 euro per l’utilizzo del proprio logo (ricordiamo che il logo e il nome sono registrati).

Restiamo in attesa del contratto.

Ringraziando inviamo cordiali saluti.

______________________

Tradotto: volete REGALARCI dei soldi? Ok, lo potete fare, ma prima dateci 2000 €

Credo sia vergognoso che in relazione ad un progetto del genere si chiedano soldi, tra l’altro, noi, l’utilizzo del logo non glielo abbiamo nemmeno chiesto.

Approfitto per lanciare un appello: qualche ONLUS a tutela delle donne vittime di violenza, è interessata al progetto?

Contatti l’editore:

http://edizioni-psiconline.it/contatti-mainmenu-3/Redazione-Edizioni-Psiconline.html

D. Nell’editoria italiana genuflessa al dio marketing del soft-porn, quanto coraggio ci vuole a proporre quella che tu stesso hai definito un’operazione culturale?

R. Io non parlerei di coraggio. Non mi sento affatto un capitano coraggioso per aver pensato e messo su questa antologia. Sono uno che scrive e che cerca di unire all’urgenza di scrivere l’urgenza sociale. Il prolasso civico di questo paese è il vero problema, sotto tutti i punti di vista.

Quanto all’editoria, ho pensato più volte che se avessi cambiato il titolo in “Cinquanta sfumature di sangue” e avessi parlato degli aspetti più macabri e morbosi delle vicende avrei trovato una strada molto più agevole verso la pubblicazione, ma è una cosa che non mi interessa affatto.

Ho preso atto che i “big” dell’editoria non cercano più la sostanza, pubblicano “nomi” non storie. Basta guardare le ultime uscite: tennisti, cantanti, calciatori, veline.

D. Cosa pensi del termine femminicidio?

R. Sarò sincero: per me è sufficiente chiamarlo omicidio. Ma le parole sono importanti e se appellarlo “femminicidio” è utile a sensibilizzare l’opinione pubblica, allora ben venga. Temo però che, etichettare il fenomeno, significhi anche un po’ accettarlo e questo non posso sopportarlo.

D. Nel manifesto del tuo/vostro progetto editoriale dici di riconoscere alla letteratura proprietà taumaturgiche senza eguali. Credi veramente che un libro possa cambiare la mentalità di chi si rifiuta di riconoscere l’emergenza che stiamo vivendo?

R. Voglio citare Alejandro Jodorowsky: Mi piace collaborare e non competere. Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare dio interiore. Non mi piace l’arte che serve solo a celebrare il suo esecutore. Mi piace l’arte che serve per guarire.

Un libro, per usare le tue parole, forse non riuscirà a cambiare la mentalità di chi si rifiuta di riconoscere l’emergenza che stiamo vivendo, ma sono certo che il solo fatto che di questo libro si parli possa servire a farla riconoscere. E questo è il primo passo. Noam Chomsky dice (scusa se uso un’altra citazione, ma la trovo appropriata): “Oggi la gente non tollera più la barbarie, e la Storia ci dimostra che quando la scopre si attiva per porle fine”. E io concordo.

D. Chi sono e con che spirito hanno aderito i tuoi compagni d’avventura?

R. Oltre me scriveranno racconti: Alberto Gherardi, Andrea Malabaila, Carmine Monaco, Sergio Aquino, Gianluca Morozzi, Alex Pietrogiacomi, Massimo Bisotti e Paolo Zardi. Inoltre, abbiamo la prefazione prestigiosa di Fabio Geda.

Tutti hanno aderito con entusiasmo e sono tutti coscienti del “rischio” che corrono di passare per “sciacalli” agli occhi di chi non leggerà mai questo libro. Ma come scrivo nella presentazione del progetto “Abbiamo piena coscienza del pericolo di poter urtare alcune sensibilità, ma così come ci siamo rimessi all’intelligenza, al tatto e alla sensibilità degli autori – prima – ci rimettiamo a quella dei lettori – ora – poiché riconosciamo alla letteratura proprietà taumaturgiche senza eguali.”

Tengo però a precisare un altro punto centrale.

Questa antologia non ha nessuna voglia di vittimizzare la donna, ma nemmeno di compiere un’operazione consolatoria.

Per me, e credo per tutti, la donna non vuole essere consolata. La donna vuole essere tutelata e rispettata. E non dagli scrittori ma dalle leggi e dagli uomini. Nella realizzazione dei racconti siamo stati attentissimi, perché sbagliando la prospettiva si fa del sessismo al contrario, un qualcosa (perdonami il paragone) tipo il politicamente corretto negli Stati Uniti verso gli afro-americani: sfocia sempre o quasi nel pietismo, o in una forzatura delle conseguenze del rispetto.

Non è mia intenzione avallare in alcun modo l’atteggiamento di cui sopra dato che trovo urticante il qualunquismo con cui molti uomini fanno il mea culpa verso la donna, chiedendo scusa per ciò che altri uomini hanno fatto, come se anche loro, al posto di chi ha ferito o ucciso o quant’altro, avrebbero fatto lo stesso *in quanto uomini*.

L’obiettivo dell’intero progetto editoriale, quindi, è di ricordare i fatti accaduti (e non minimizzarli) utilizzando un approccio diverso. Un approccio che mira a stimolare le coscienze attraverso uno sguardo inatteso.

D. Dici che questo progetto non vuole vittimizzare le donne e neanche consolarle. Cosa vorresti che dicessero, le lettrici, dopo aver chiuso il libro?

R. Che gli Uomini con la U riconoscono il problema e ne parlano per primi. Noi Uomini con la U sappiamo che maschi si nasce e Uomini si diventa e alcuni non lo diventano. Ma per ogni uomo con la u che picchia, umilia o addirittura ammazza una donna, ce ne sono milioni con la U che darebbero la vita per la propria.

La mia U me la tengo stretta. Io ho alzato le mani due volte verso mia moglie: la prima volta indicavo un’alba, la seconda un tramonto.

D. E i lettori?

R. E i lettori uomini spero riflettano, gli Uomini spero diffondano.

D. Ti/vi rendete conto che saranno molti gli uomini che vi stigmatizzeranno per questa iniziativa? Magari gli stessi che hanno scritto del libro “Se questi sono gli uomini”: “Iacona non è un uomo. Semmai puoi chiamarlo maschietto, maschio-pentito o zerbino femminista“. Nel caso cosa ti/vi sentireste di rispondere?

R. Se è per questo hanno già iniziato. Di solito si parla (male) di un libro senza averlo letto; “Il futuro che non c’era” vanta un piccolo record in questo senso: ne hanno già parlato male prima ancora che esista.

Comunque per risponderti, perdonami Laura, non intendo rispondere. Le critiche costruttive al libro ben vengano, quando uscirà, non prima. Quelle agli autori non mi interessano.

Share

About Author

scrivendovolo

(3) Readers Comments

  1. Leggiamo con piacere la bella intervista di Laura Costantini ad Alessandro Greco.
    Siamo felici di essere la Casa Editrice che realizzerà e fara crescere questo progetto che per noi è importantissimo all’interno della nostra mission culturale in campo psicologico.
    Siamo certi che quando il libro sarà disponibile (marzo 2013) i lettori sapranno apprezzarne sia le qualità letterarie che l’impegno culturale sottostante.

  2. Un abbraccio grandissimo all’Uomo Alessandro Greco. Un grazie di cuore a lui, a Laura Costantini che lo ha intervistato, e a Edizioni Psiconline, che ha accettato di pubblicare il libro, non tenendo conto del riscontro commerciale.
    Amarezza per le risposte di altre case editrici, che pensano a un libro come se fosse un detersivo.
    In bocca al lupo a questo importante progetto.

  3. Grazie Milvia.
    Per noi questo progetto prescinde completamente dall’aspetto economico (pur importante per poter esistere) ma è un tassello della nostra politica culturale che tende a diffondere una corretta cultura psicologica.
    E parlare di violenza sulle donne cercando di ribaltarne la prospettiva (da una visione di morte ad una visione di vita) è fondamentale per chi ogni giorno si trova professionalmente ad ascoltare racconti che fanno star male e deve confrontarsi anche con le giustificazioni che spesso vengono addotte ed i sensi di colpa vissuti da chi è vittima e non carnefice.
    Per cui siamo certi che il nostro impegno e quello degli scrittori che si sono dedicati con entusiasmo al progetto di Alessandro Greco sarà ripagato dal sostegno e dall’affetto dei lettori che lo sapranno apprezzare e diffondere.
    Grazie di nuovo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.