Approfondimenti Editoriale Rivista — 29 ottobre 2012

Carnegie: “Tu leggi?”

Eli: “Ogni giorno!”

Carnegie: “Ottimo. Pure io. Be’, buon per te. Sai, è buffo, vecchi come siamo, persone come me e te sono il futuro”.

Il dialogo avviene in una scena di un film del 2010, Codice Genesi, diretto dai fratelli Hughes. Immaginiamo un futuro post apocalittico nel quale non esistono più libri, anzi, nemmeno persone che sanno leggere e scrivere, a parte pochissimi. La vita in un contesto del genere si ridurrebbe a pura sopravvivenza, senza codici morali né religiosi, dove l’unica legge da rispettare sarebbe quella del più forte. In una realtà come questa, quei pochi eletti in grado di avere ancora accesso alla cultura avrebbero in mano un potere immenso di influenza su tutti gli altri, dominati dagli istinti più beceri. Per questo motivo il fattore anagrafico sarebbe del tutto ininfluente.

Per fortuna (o purtroppo a seconda dei punti di vista) viviamo in un’Era nella quale l’uomo ha a disposizione più risorse materiali di ogni altro periodo storico, quindi il pericolo di doverci accapigliare per accaparrarci un litro d’acqua non c’è, almeno nella parte del mondo “perfetta”.

Tuttavia, in rapporto inversamente proporzionale, ci sono tante più materie prime quanto minore è la diffusione della cultura, specie in Occidente. La vita spesso si riduce alla ricerca della soddisfazione personale data dal possedimento materiale, in virtù del quale spesso le leggi della morale e dell’etica vengono ignorate.

Le società occidentali, così come sono organizzate, spesso non prevedono molti spazi dedicati allo sviluppo delle attività intellettive e possedere un livello di cultura medio-alto non è considerato un fattore necessario per realizzarsi a livello sociale.

D’altronde non serve un genio per accorgersene: molte persone partecipano a un banale reality show, espressione della tv spazzatura con contenuti intelletivamente infimi, e raggiungono successo, fama e denaro con estrema facilità, mentre altre che puntano sulla formazione di se stessi e del proprio intelletto e provano a contribuire al miglioramento della società attraverso la cultura, spesso conducono un’esistenza difficile e vengono spesso considerati dei ciarlatani, se non, peggio ancora, totalmente ignorati.

Non è disfattismo, è la pura realtà, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Lo scambio di battute citato tra il perfido Carnegie (Gary Oldman) e Eli (Denzel Washington), un messaggero di Dio, è dunque più attuale di quanto si creda.

Si sente spesso dire che medium influenti, come la tv, servano a distogliere l’attenzione delle persone dai problemi reali, e, fornendo solo puro intrattenimento e dipingendo una realtà molto diversa da quella che è, non stimolano alla crescita culturale, all’approfondimento e quindi alla formazione di quelle competenze e di quello spirito critico indispensabile per saper discernere e affrontare le principali fonti del malessere.

In questa chiave, quindi, la cultura gioca un ruolo fondamentale, e la formazione dell’opinione pubblica di un paese moderno e proiettato verso il futuro richiede una preparazione intelletiva importante, a partire proprio dalle classi sociali più basse.

Basta considerare il settore della cultura come un settore accessorio e basta sottoporre anche la cultura alle logiche del mercato.

Lodevole, in questo senso, l’iniziativa del governo argentino che ha varato un piano per premiare gli “acculturati” del paese. Come sappiamo, appena dieci anni fa l’Argentina ha subito quello che per noi è diventato ormai un incubo: il default finanziario.
La rinascita del paese sta ripartendo da politiche che vanno verso il popolo, e, a quanto pare, anche verso la cultura. Con lo scopo di “rafforzare la colonna vertebrale della società”, in Argentina le librerie restano aperte fino a mezzanotte, gli editori indipendenti prendono sussidi statali e, ultimo ma non ultimo, gli scrittori ultrasessantenni con almeno cinque pubblicazioni alle spalle possono richiedere un assegno di circa 900 euro mensili. Secondo la poetessa Graciela Araoz, a capo della Società degli scrittori che promuove queste iniziative, “si tratta di un modo per rafforzare il piacere della lettura, che è ciò che ci permette di non trasformarci in zombie”.

In un altro paese “a rischio”, come l’Irlanda, gli scrittori e gli autori di qualsiasi opera d’ingegno sono stati esonerati dal pagare le tasse.

Essere economisti, ingegneri, avvocati, sarà anche molto più utile che studiare lettere, ma la cultura rende padroni di se stessi, e quindi del mondo intero. 

 

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