Approfondimenti Rivista — 08 luglio 2013

Il Salone del libro di Torino ne ha confermato il successo dirompente: al termine della fiera, gli stand della Newton Compton avevano rimasto soltanto una manciata di libri. Del resto, i grandi classici a novantanove centesimi non lasciano dubbi sul potenziale delle vendite. Ma lo stand della Newton non è stato il solo ad essere preso d’assalto: anche la casa editrice La Spiga con le sue variegate proposte, tutte a un euro, ha lasciato a bocca asciutta la concorrenza.

L’editoria low-cost sembra rappresentare, infatti, la soluzione più vantaggiosa in tempi di crisi: di fronte al calo dei lettori e faccia a faccia con la crisi economica che sta congelando le tasche degli italiani, la proposta più efficace sembra quella del ribasso dei prezzi. Certamente, però, non si tratta di una strategia di marketing esclusiva del momento: l’editoria low-cost mosse i suoi primi passi nell’ormai lontano 1989 con la collana dei Millelire (oggi ancora disponibili su ePub a quarantanove centesimi). Dal 1992, poi, fu proprio la stessa Newton a lanciare la collana dei super economici e a portare alle stelle i suoi guadagni con 60 milioni di copie vendute in dieci anni.

Ad oggi, ci sono altre case editrici (come la già citata La Spiga) pronte ad investire sui libri low-cost. Tra queste, la nuova collana di tascabili Mini, proposta dalla Minimun Fax che prova a sedurre i suoi lettori con un prezzo che varia dai sette ai nove euro. Un altro tentativo è mosso anche dalla Mondadori che offre romanzi firmati da grandi autori di successo, tra cui Andrea Camilleri e Chiara Gamberale, a soli dieci euro: anche il reparto saggistica della stessa casa editrice (la collana Frecce) si sta muovendo nella direzione di un ribasso dei costi. Decisamente ambizioso è il progetto del gruppo GEMS che ha scelto di cogliere la sfida aprendo un nuovo marchio, TRE60: un’offerta a 360 gradi (di nome e di fatto) che va dai romanzi thriller a quelli sentimentali fino ai romanzi storici, tutti acquistabili a soli nove euro e novanta.

Ma quali sono gli effetti di questa strategia low-cost? E’ evidente che i pareri siano discordanti: da una parte, si schierano gli strenui difensori dei libri a basso costo “salva crisi”, concentrati solo sulla concretezza delle vendite; dall’altra, si stagliano le rivendicazioni dell’editoria tradizionale che difende la necessità di salvaguardare la vita dei piccoli gruppi editoriali e invita a puntare sulla qualità piuttosto che sulla mera convenienza economica.

La questione, del resto, è sempre la stessa: grandi colossi editoriali che possono permettersi vantaggiose trovate di marketing di contro a piccoli editori che inseguono ancora il valore di un lavoro artigianale sul libro. Al di là delle implicazione eclusivamente economiche, c’è chi denuncia i super economici in quanto responsabili dello svilimento di senso dell’oggetto “libro”: e forse qui si finisce con l’esagerare. Non sarà di certo una copertina lucida piuttosto che una di carta riciclata ad alterare il valore di un libro: certo è che dietro quelle copertine c’è il lavoro meritevole di tante persone che esige di essere riconosciuto e non di certo calpestato da un monetina da un euro.

 

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