Rivista Scrivere Donna — 12 novembre 2012

So che saranno molte le voci contrarie. Ma ritengo che, così come esiste nella società italiana di oggi, una questione femminile sia viva e presente anche nel mondo rarefatto dell’editoria. Non sto preparando il terreno per le quote rosa, cui non credo neanche dal punto di vista economico, politico e sociale. Ma ci sono dei dati di fatto sui quali vale la pena ragionare. Entrate in libreria e girate tra gli scaffali, focalizzate i libri esposti e, così a colpo d’occhio, cercate di quantificare quanti nomi di autori e quanti nomi di autrici. Vi accorgerete, soprattutto in ambito italiano, che sono molti di più gli autori. Poi allargate il punto di vista e concentratevi sulle persone che, come voi, circolano tra gli scaffali, prendono volumi, vanno alla cassa e acquistano. Senza troppo sforzo vi accorgerete che sono soprattutto donne.

La dicotomia esasperata che ne potrebbe uscire è: gli uomini scrivono, le donne leggono. Ma solo la seconda parte della frase si avvicinerebbe alla realtà. Le donne leggono. In un paese come il nostro, dove i lettori cosiddetti forti sono una sparuta, ma agguerrita, minoranza, le lettrici sono di più. Il dato curioso è che anche le scrittrici, o aspiranti tali, sarebbero di più. Ma a parte pochi esempi di estrema e a volte discutibile attualità, gli editori non cercano donne. Mi si dirà che l’editore cerca la storia efficace. Giustissimo. Ma poiché le maggiori frequentatrici dei cosiddetti corsi di scrittura creativa sono donne, per la legge dei grandi numeri, verrebbe da pensare che la maggior parte dei manoscritti che giungano alle case editrici siano firmati da donne.

E qualcosa di efficace, tra tutti quei fogli, ci sia. Eppure in catalogo gli uomini sono di più. Non solo. I lettori uomini, che non sono maggioranza, ma esistono e pesano, spesso scelgono i libri in base a un pregiudizio: se l’ha scritto una donna, no. No, perché le donne scrivono rosa. No, perché le donne parlano di privato, famiglia, figli. No, perché gli uomini scrivono meglio. Magari non detto così brutalmente, ma la convinzione di fondo esiste pur prevedendo eccezioni. Poche. Ho ricevuto sul blog il commento di un lettore che afferma di apprezzare Rosa Matteucci perché, cito testualmente: vivaddio, non scrive da donna.

È su questa variegata realtà che ho voluto innestare il Progetto Scrivere Donna. Lungi dal volerci ghettizzare, vorrei che tante donne, tante scrittrici, possano raccontarci il loro modo di vivere la scrittura. E quindi la linea guida sarà intervistare donne che scrivono, alcune già affermate, altre esordienti. Ascoltare le loro voci, tutte animate dall’entusiasmo per l’avventura creativa e dalla grinta necessaria per conciliare ciò che a nessun uomo verrebbe mai chiesto di tenere in equilibrio costante: vita e sogno, panni da stirare e capitoli da finire, cene che rischiano di bruciare e personaggi che pretendono attenzione, successi in pubblico e sensi di colpa nel privato. Perché le donne quel tutto che quasi mai si declina in rosa lo vogliono. E, dirò di più, hanno il sacrosanto diritto di averlo.

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scrivendovolo

(3) Readers Comments

  1. Sono uomo, amo leggere ma condivido ogni singola parola. Ho frequentato corsi di scrittura, faccio parte di un gruppo di lettura, ma sono da anni un esemplare unico o quasi in questi incontri, anche quando ci imbattiamo un incontri con gli autori (maschi) sbattiamo contro personaggi molto autoreferenziali e narcisisti, le poche volte che mi è capitato di ascoltare delle autrici è stato tutto diverso. I lettori hanno il potere, forse ancora non ne sono consapevoli, gli equilibri credo stiano in mano a noi. Sta a noi cambiarli.

    • Grazie Pirofila,
      le testimonianze come la tua sono importanti per capire la situazione che stiamo vivendo. E speriamo che molti lettori ci seguano e capiscano.

  2. Contenta di leggere quello che ho appena letto. Sono passati più di venti anni da quando avevo cominciato (proprio per la mia passione per la letteratura al femminile) a scriverne, su un rivista che allora era nata. Si chiamava Lo specchio di carta…. me era una rivista di donne per donne… ebbene si, alla fine non era divertente. Ho impiegato così tanto a riprendere a scrivere, sempre prensando che quando l’avessi fatto avrei scritto di donne. E così é stato…. così come mi piacerebbe che trovessero spazio quelle scrittrici del passato alle quali é stata riservata l’ombra. E’ a quelle che mi sto dedicando.
    Non é vero che gli uomini scrivono e le donne leggono, almeno oggi non più.

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