News Rivista — 08 maggio 2013

Sarà stata la sua tenacia a fare di lui, nel 2009, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America; o, forse, la sua lungimiranza,  nel 2012, a consacrarlo simbolo del cambiamento globale. Di  certo, al successo di Barack Obama, ha contribuito la sua ars oratoria. Celebre è la  sua capacità di comunicare al popolo,  le sue frasi ad effetto, i suoi discorsi pubblici. Il giornalista freelance Francesco Paravati li ha raccolti, per la casa editrice Donzelli, in un libro il cui titolo ripropone la fortunata frase  che Obama pronunciò nel discorso tenuto la notte del 6 novembre 2012, in occasione della sua seconda investitura a presidente degli Stati Uniti d’America: “Il meglio deve ancora venire – I discorsi del presidente dal primo al secondo mandato (2009-2013)”.  Paravati – autore per Current TV del documentario sulla prima campagna elettorale di Obama e del sociale reporting diffuso su youtube, Facebook e Twitter della notte  che ha dato la Casa Bianca a Obama per la seconda volta- scrive : “Questo libro raccoglie i discorsi più significativi del primo mandato per arrivare al discorso di insediamento  del secondo mandato nel gennaio 2013. Vi si troveranno l’annuncio della morte di Osama Bin Laden, l’appassionata difesa di una riforma sanitaria solo parzialmente riuscita, la rivendicazione del salvataggio della Chrysler grazie a un forte finanziamento pubblico, la lettura del fenomeno della ‘primavera araba’ e le difficili scelte sulla scacchiera medio-orientale, fino al raggiungimento dell’ accordo fiscale. In un mondo che esalta troppo spesso le virtù taumaturgiche della leadership personale, la figura di Obama presidente si presenta con una sua peculiarità forte, con uno spessore che la rende il ritratto forse meno oleografico, ma di certo sempre più centrale nello scenario della politica mondiale”.

“Stanotte, con queste elezioni, voi popolo americano, avete ricordato che, per quanto la strada sia stata impervia e il cammino lungo, noi siamo riusciti a realizzarci, risalire la corrente, e in cuor nostro sappiamo che per gli Stati Uniti d’America il meglio deve ancora venire”.


 

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