Approfondimenti Rivista — 10 maggio 2013

L’informazione sta cambiando, lo diciamo in continuazione ma forse non ce ne rendiamo conto davvero, sono parole che ricorrono e non sappiamo dargli il giusto peso. In un mondo che si evolve non cambiano solo i mezzi e i modi, sono le identità, i ruoli a subire delle traslazioni e delle mutazioni più o meno concrete.

In una cultura che cambia quindi è soprattutto la figura dell’intellettuale a risentire dell’ondata innovativa, può scegliere di respirare quel vento fresco che spinge la barca verso l’ignoto, o decidere di gettare l’ancora al porto e chiudersi sottocoperta. Ed è pressappoco quello che sta succedendo nei nostri giorni, la figura dell’intellettuale e di coloro che fanno informazione è mutata anche se non in modo omogeneo. Ora osserviamo un’informazione mascherata di pixel e truccata di tag eppure non sta partecipando ad un corteo di carnevale, ha solo preso le sembianze del blog.

Se ne parla ormai tantissimo, tutti danno una propria opinione sulle varie pagine o sull’impatto che queste hanno sul pubblico, se ne discute come una novità, il blog sembra il neonato virtuale di madre informazione. Ma quanti riescono a vederlo come il nuovo intellettuale? In fondo il blog nasconde dietro di sé persone o gruppi di persone che raccolgono informazioni e le riportano discutendole, nulla di nuovo. La novità sta nel fatto che si tratta di un cyber-intellettuale, non dimentichiamo che soprattutto in Italia il digitale non ha ancora sostituito del tutto le vecchie abitudini.

Eppure c’è un elemento che rende il blog un fenomeno apparentemente dissociato dalla routine: il confronto. Mentre l’intellettuale tradizionalista si chiude nella turris eburnea lasciando il lettore solo e spaesato in un mondo che cambia, il blog è così vicino all’utente da farlo sentire sicuro, gli da la possibilità di confrontarsi con chi fornisce la notizia, di verificarla. A questo punto non credo serva porsi l’interrogativo sulle cifre che registrano le pagine, il pubblico si adagia nelle mani del blog con fiducia perché può verificare facilmente la notizia, può parlarne,discuterne. I blogger più capaci sono in gradi di ampliare la loro rete di contatti incentivando al contempo la qualità e la quantità della notizia: questi diventano per il pubblico una garanzia.Come si può definire questo un “caso a parte”? Come si può quando il resto degli intellettuali si esonerano volontariamente da qualsiasi discussione o ruolo sociale mentre i blog diventano il suolo fertile delle discussioni più concrete? L’autorità dell’intellettuale non è scomparsa , non è nascosta dietro la copertina di un cartaceo, esiste ancora. E gli intellettuali che hanno conservato l’autorevolezza sono quelli in grado di creare progetti come questi, quelli che sanno guidare il pubblico, che non lo abbandonano, che fanno la vera notizia e la mettono a disposizione degli utenti. Se identifichiamo il web con il social network probabilmente non conosciamo bene il vasto mondo di internet, queste pagine non sono nate per scrivere citazioni o frasi ad effetto dettate dall’emozione di un momento, dietro l’homepage non ci sono teenagers annoiati alla ricerca di “mi piace”. Il pubblico stesso è il giusto metro di giudizio per valutare il blog, se questo risponde in ingenti quantità non credo ci sia da discutere ancora.

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