Approfondimenti Rivista — 21 agosto 2013

Continuano a prendere i finanziamenti pubblici, ma di notizie aggiornate non se ne vede l’ombra. Ecco come si comportano le testate di partito online, e purtroppo un numero sempre più numeroso fa la stessa cosa.

Il quotidiano online “Cronache di Liberal”, quando i finanziamenti pubblici sono stati ridotti da più di due milioni di euro all’anno, a un milione a 650 mila nel 2011, ha dovuto chiudere il cartaceo.

Molti altri giornali hanno trasferito tutta la testata sul web, proprio per non incombere nei costi che un cartaceo comporterebbe, continuando però a percepire finanziamenti, nonostante il giornale non produca aggiornamenti sulle notizie.

Esistono testate semisconosciute o ignote che, nonostante non vengano lette da nessuno, e quindi non riceveranno mai alcun commento, continuano a ottenere tutto quel denaro pubblico che il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria del Consiglio ha stanziato per i partiti politici.

Questo accade anche se le notizie non sono aggiornate all’ultima ora, e magari sono di una settimana prima, ma tanto queste testate sono ignote, nessuno andrà mai a controllare quanto in realtà questi giornali online si possano definire ‘giornali’.

In tempo di crisi, la grossa fetta di torta di un tempo d’altronde si è ridotta a 95 milioni da spartire. Dopo gli scandali di Valter Lavitola, sembrerebbe essere apparso un po’ di rigore: i finanziamenti che premiavano chi più spendeva, non esistono più, adesso con questi pochi soldi è tempo di “rimborso”, benché i partiti abbiamo già quello elettorale.

Alcuni hanno deciso, come “Europa”, il giornale sopravvissuto all’appassita Margherita, di mantenere anche la versione cartacea con metà dei pagamenti coperti, altri invece hanno preferito aderire totalmente alla svolta del digitale, che costa molto meno, soprattutto se i contenuti non sono aggiornati, e garantisce rimborsi del 70% per due anni. Insomma: conviene.

Tornando a “Cronache di Liberal”. Fa il suo debutto circa un anno fa, nonostante i grossi aiuti, è la crisi a prendere il sopravvento. A marzo sull’homepage appare questo messaggio dell’editore, Ferdinando Adornato: “Non ce l’abbiamo fatta. La crisi dell’editoria e il calo dei contributi rendono impossibile la tenuta di un’impresa come la nostra». I finanziamenti sono esattamente più di due milioni di euro all’anno, scesi poi a un milione e 650 mila nel 2011, indovinate? Questi non sono sufficienti. Adornato non è di molte parole, non ha niente da dire nemmeno quando si parla della procedura iniziata dalla Procura di Roma per truffa aggravata proprio per i conti non corretti del suo giornale.

Stefano Caldoro, governatore della Campania e direttore politico de “il Socialista Lab”, negli ultimi tre anni ha ricevuto più di un milione di euro.

L’ultima versione cartacea risale a luglio 2012, con un titolo che potrebbe far risalire a molti anni prima, “riforma elettorale ancora lontana”. Da quel momento tutto online. Le notizie del giorno arrivano una volta al mese.

Il portavoce di Caldoro risponde alle richieste di chiarimento con voce irritata: “Abbiamo richiesto l’interruzione dei contributi da quando siamo entrati in Regione nel 2010 e poi è un blog”. Un blog che è scritto nella testata del “quotidiano del nuovo Psi”?! Strano. Quindi il giornale di Caldoro è un semplice blog che non riceve più finanziamenti pubblici, perché hanno chiesto di interromperli. Peccato che al Dipartimento per l’Editoria non risulti alcuna comunicazione di rinuncia.

Potremmo andare avanti con molte altre testate, ma sarebbe sempre la stessa identica storia.

Insomma sembrerebbe che avere un partito sia utile non solo per avere un giornale pagato dallo Stato, ma anche per trarne un proprio guadagno.

E bravi politici che, in un modo o in un altro, riuscite sempre a guadagnare.

Francesca Macchiarini

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