Curiosità dal web Rivista — 13 gennaio 2013

Alcuni ne sono assuefatti, nel vero senso della parola. Non riescono a concepire il piacere della lettura all’infuori delle loro sensazioni olfattive. Ma che vi piaccia o no, se vi trovate a passeggiare tra gli scaffali di qualche biblioteca, l’odore di muffa proveniente dalla carta vi travolgerà.

A cosa è dovuto?

Principalmente ad un processo chimico di decadimento della cellulosa. Dalla metà del 19esimo secolo, quando si iniziò a fabbricare carta utilizzando pasta di legno e non più stracci macerati di lino e cotone, la maggior parte dei volumi stampati contiene un componente instabile chiamato lignina, un polimero naturale che si scompone in acidi rendendo le pagine particolarmente fragili e friabili. Per quanto possa essere un piacere per i sensi, questo processo reca ovviamente dei danni dalla carta, che nel momento in cui si parla di libri antichi, di un certo valore culturale, può rappresentare un bel problema.

Esistono alcuni metodi per rallentare questo decadimento: a partire dal 2001, i lavoratori della Library of Congress, la Biblioteca del Congresso statunitense con sede a Washington, hanno irrorato ogni anno almeno 250 mila volumi con ossido di magnesio, che deacidifica la carta e ne frena la decomposizione.
In Scozia, all’Università di Strathclyde di Glasgow, Lorraine Gibson lavora in questo senso, insieme al suo team di chimici, per sviluppare dei dispositivi elettronici in grado di individuare con estrema precisione le componenti volatili responsabili di questo processo di decadimento, in modo da poter lavorare per contrastarne l’opera.

Redazione

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.