Curiosità dal web Rivista — 06 settembre 2013

Chi di voi non ricorda gli interminabili temi scritti a scuola, pagine e pagine di quadernone a righe riempite con il racconto di una singola giornata? Vacanze di Natale, di Pasqua, soggiorni estivi: erano questi gli argomenti più quotati, ed era odioso dover sprecare i pochi giorni di assenza autorizzata dalla scuola per stilare una lista di tutte le impressioni straordinariamente positive e scontate vissute in quel frangente di tempo. Ancor più odiosa era la lunghezza dei temi, più pagine venivano usate più il racconto era soddisfacente e interessante. Una una relazione dalla veridicità dubbia. Infatti i nostri piccoli romanzi si basavano su un lasso di tempo piuttosto ristretto e risultavano essere ridondanti e noiosi, ripetitivi. Nel frattempo imparavano le abbreviazioni dagli sms e lanciavamo messaggi subliminali tramite gli stati di Messenger con tanto di emoticons. Poi con i social network si è fatta sempre più strada la convinzione che per dire qualcosa di sensato e magari anche profondo non servissero più di due righe. Con Twitter e Facebook bastano addirittura poche parole, a volte finiamo per comunicare per immagini e l’unica cosa che ci serve è una piccola didascalia, come su Instagram. Per quanto possiamo sentirci dei rivoluzionari stanchi di sottoporsi a ore ed ore di scrittura come gli antichi amanuensi facevano con tanta dedizione, non siamo stati affatto i primi a diminuire le parole amplificando il senso. Non è proprio una scoperta moderna, già qualcuno ci aveva provato ma molto probabilmente non aveva la presunzione di voler far passare quelle due frasi per un esempio di morale come facciamo noi oggi sui nostri amati social network. E mentre noi riduciamo i nostri sentimenti a suoni monosillabici qualcuno in passato contrapponeva lavori degni di divenire grandi classici a brevi riflessioni di qualche riga. Parlo ad esempio di Ernest Hemingway che vinse il Nobel per la Letteratura nel 1954, nonchè autore di uno dei racconti più brevi della storia.

For sale. Baby shoes. Never worn.
(In vendita. Scarpe da bambino. Mai usate).

Anche Augusto Monterroso scrisse un racconto intitolato “El Dinosauro” che è secondo a quello sopra mostrato per brevità. Se pensate che quello di Hemingway detenga il primato dovreste leggere qui sotto:


-¿Olvida usted algo?
-¡Ojalá!

(Ha dimenticato qualcosa? / Magari!)

Vi presento “El migrante” di Luis Felipe Lomeli, il racconto più breve al mondo (con solo 4 parole). Si tratta di narrativa ma questi racconti sono più simili ad una conversazione virtuale. Forse non proveremmo lo stesso stupore davanti alla poesia più corta della storia, probabilmente perchè il genere poetico comprende tipologie di componimenti molto brevi. Ma vi sareste mai aspettati questo?

Adam
Had’em

Lines on the Antiquity of Microbes (Righe sull’antichità dei microbi) è composta di due versi contenenti in tutto tre parole di cui una abbreviata il cui significato è : “Adamo li aveva”. Non si ha certezza su chi sia l’autore, alcuni attribuiscono il componimento a Gillilan Strickland o Ogden Nash ma per ora rimane anonima.

Ampliando l’indagine e cercando tra i testi ci imbattiamo in un esempio di brevità ineguagliabile, soprattutto perchè sacro. La Bibbia è composta da versetti spesso molto corti in cui poche parole hanno la funzione di narrare la storia che tutti conosciamo. Quelle della Bibbia sono diventate, grazie alla loro brevità quindi facilità di lettura e memorizzazione, delle massime orecchiabili e ripetibili, delle regole che rimangono fisse nella mente delle generazioni come delle filastrocche di paese. Volete sapere quale versetto ha ilk primato e da quante parole è composto? La scena è piuttosto carica emotivamente, profonda, complessa, emozionante. Ci troviamo infatti nel momento in cui Gesù si reca alla tomba di Lazzaro prima di resuscitarlo.

Gesù scoppiò in pianto

E’ tutto quello che S.Giovanni ha da dirci riguardo quella scena, nulla di più per descrivere l’emozione del momento.

L’ultimo primato che vi presenterò si avvicina di più ai nostri standard di comunicazione, si tratta infatti di un dialogo tramite telegrafo. Chi sono gli interlocutori? Autore ed editore che si tengono in contatto per comunicarsi l’andamento delle vendite di un’opera. Quale opera? Niente di meno che “I miserabili”, circa mille pagine di lavoro.

?
!
Decifriamo. Victor Hugo telegrafò al suo editore un punto interrogativo per sapere come stessero andando le vendite del suo capolavoro. L’editore rispose con un punto esclamativo che stava ad indicare che andavano piuttosto bene. Non ci riconosciamo un pò in una conversazione come questa? L’unica differenza è che noi ora siamo capaci solo di questo mentre Hugo aveva alle spalle un bel mattone.

Gaia Schiavetti

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