Concorso Buk — 22 gennaio 2014

“Alim non ti addormentare che caschi dall’albero!” Mio fratello Adam scherza sempre. Con la paura che mi ritrovo non posso addormentarmi, è come quella volta che ho bevuto il caffè di zio Grigore. “Pensa a salvare i denti buoni!” Gli dico io. Ha cinque anni più di me e ha già affrontato quattro volte i nemici. Lui ride mostrando con orgoglio gli spazi dei denti mancanti come fossero medaglie. “Ricordati il segnale!” Caccio le dita in bocca e ripeto il fischio che mi ha insegnato a fare. “Va bene! Va bene! Non scendere per nessun motivo! Siamo intesi?” Dice lui, io annuisco forte, chi ci pensa a scendere? Mi arrampico sul tronco, non ho molti muscoli per ora, ma sono agile e per questo mi hanno portato. Sono la vedetta. È il  primo scontro che vedo da vicino e anche se non posso evitare di avere paura, spero di diventare presto abbastanza forte da combattere insieme ad Adam. Mio fratello è un duro, le cicatrici che porta lo fanno rispettare da tutti, per questo il Re gli ha dato il comando dei sei uomini che devono colpire i nemici al fianco. Sarà un macello! “Ognuno al proprio posto e silenzio!” La voce di Felix rimbomba in tutta la strada e la voce di Felix è la voce del Re. Anche se ha la faccia da scemo è lui che riferisce gli ordini e nessuno si sogna di contestarlo perché vorrebbe dire sfidare il Re e finire male, magari allontanato dal clan. Quando passa da una porta deve chinarsi perché è molto alto, ma non è questo che lo fa sembrare scemo. Sono gli occhi storti e la bocca sempre aperta in una fessura da cui ogni tanto spunta la lingua. La voce però è incredibile, potente come il tuono che fa tremare la terra e chiara come il ruscello di montagna. Così il Re lo usa per far sentire i suoi ordini a tutti. Ora il ronzio sommesso delle zanzare e lo stridio dei pipistrelli sono l’unica compagnia che mi è concessa nell‘attesa del nemico. Mi sono portato dieci pietre, grandi come il mio pugno legate alla cinta, non l’ho detto ad Adam, ma mi fanno sentire più sicuro. Il Re con i dieci uomini più forti stanno aspettando, alle mie spalle, il mio primo fischio, Adam e i suoi sei aspetteranno il secondo. Ecco che comincio a vedere del movimento in fondo alla strada alberata. Deve essere l’avanguardia. Sono tre, ricci, scuri di carnagione, hanno dei bastoni in mano, sono ormai a una ventina di metri dal mio albero. Sto zitto, devo aspettare che arrivino gli altri ed eccoli! Li conto sottovoce. “Dieci, quindici, venti…” Continuano a sbucarne altri, sono più del doppio di noi, sarà molto dura questa volta. I tre battipista si fanno raggiungere, è il momento, mi inumidisco le labbra con la poca saliva che mi è rimasta e fischio. Il Re avanza, Felix è al suo fianco con un bastone che sembra più un tronco. I nemici li vedono e capiscono di essere molto più numerosi. Partono all’attacco. Vedo zio Grigore preparare la sua arma, come Tonio e Vasily. Tutto avviene nel silenzio più assoluto, ma il contatto è molto rumoroso e rimbomba nella notte. I nostri riescono appena a difendersi dall’attacco nemico, solo Felix scaraventa un uomo lontano dalla lotta, ormai privo di conoscenza. È il mio momento, parte il secondo fischio ed ecco Adam che sbuca da un lato e piomba sul fianco scoperto degli avversari. Mazzate spaventose calano sulle teste, la sorpresa sembra averli paralizzati e io non riesco a trattenermi. “Dai Adam, rompili tutti!” Non ho pensato che i nemici sono tanti e uno, più distante dalla mischia, mi sente. Vedo i suoi occhi incrociare i miei e la paura torna ad assalirmi. Senza rendermene conto ho impugnato una pietra. L’uomo si avvicina al mio albero ha un grosso coltello in una mano. Miro alla testa, ma lui è veloce e schiva. Tiro la seconda pietra, lo prendo su una spalla. Gli ho fatto male, ma è già troppo vicino e non sono riuscito a dare abbastanza forza al colpo. Se sale ancora di un ramo riesce a raggiungermi, cerco una via di fuga, ma a un certo punto sento un urlo in una lingua che non conosco. I nemici sono allo sbando e il loro capo li sta facendo ritirare. Il combattimento si ferma, l’uomo che stava braccandomi scende dall’albero e aiuta i suoi compagni feriti a scappare. Il nostro clan ha vinto. Aspettiamo che si ritirino senza più attaccare, hanno perso e questo è quello che conta, il territorio è ancora nostro. “Te la sei vista brutta, eh?” Mio fratello sfotte, sorridendo. “Na, stavo per farlo fuori!” Mi do un po’ di arie, ma sappiamo tutti e due cosa è successo. Torniamo al campo. Domani dobbiamo riprendere il nostro lavoro nel territorio della stazione. Zio Grigore, Tonio e Vasily in giro a cercare colpi sicuri, le donne in giro sugli autobus, Adam e gli altri agli incroci per lavare i vetri alle macchine e il Re nel sottopassaggio con Felix . Il Re suona la fisarmonica.

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