Approfondimenti Rivista — 30 ottobre 2012

Se qualcuno pensa che:”I romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s’allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono.”(Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore), allora si troverà d’accordo con la nuova tendenza diffusasi tra i frequentatori dei social network. La scorsa settimana il Guardian ha chiesto a ventuno scrittori di produrre un racconto di 140 caratteri ed ha così ufficializzato un caso letterario, una pratica comune e dal carattere fugace. I risultati sono stati delle supershort story di due dialoghi o non più di quattro frasi, pretenziose di risultare esaurienti al lettore. Spesso ci capita di leggere un libro e sottolineare una frase o una parte di essa per memorizzare le parole e le sensazioni annesse, ma non per questo tutta la storia potrebbe essere raccontata in dieci parole seguite da un punto.

Siamo davvero arrivati a non avere più tempo di inoltrarci in una lunga storia? Oppure è il coraggio quello che manca?

Molti di questi racconti parlano d’amore, trattando magari la fine e l’inizio di un rapporto con l’efficacia della forma dialogica. Soffermarsi solo sull’inizio e la fine di un qualcosa significa non approcciarsi minimamente né alla realtà dell’autore né all’essenza della storia. Se ci fanno paura persino le emozioni degli altri il romanzo è destinato a diventare il manifesto della viltà degli uomini.

Credo che dovremmo fare dello scrittore una guida, perché indirizzandoci come meglio crede nella storia ci permetterà di avere il controllo dei nostri tempi. Il romanzo per il lettore è un po’ come la favola della buonanotte per i bambini, pensate se la mamma invece di raccontarci l’avventura di Cappuccetto Rosso ci avesse detto: “Una bambina, un cappuccio.Un lupo, la nonna. Lieto fine”. Sicuramente non avremmo avuto dolci sogni.

Cerchiamo quindi di ritrovare la voglia di sognare in mezzo alle innumerevoli emozioni di una lunga storia. Con questo non voglio essere retrograda, anzi, sono del tutto favorevole alle nuove sperimentazioni. Ma all’esperimento consegue l’analisi del risultato e leggendo le storie non azzarderei a parlare di successo. Nonostante sia interessante vedere giovani passeggiare su Facebook buttando giù idee e sensazioni, credo che per uno scrittore ideare una vera storia superi di gran lunga la soddisfazione di aver scritto un aforisma. Ritengo lodevole l’atteggiamento innovativo, perciò: complimenti per la fantasia e il tentativo, ma cerchiamo di non trasformare aspiranti romanzieri in teenager depressi. Se il romanzo è rimasto immutato negli anni pur plasmandosi sull’esigenza dei tempi ci sarà un motivo, se si continuano a comprare autobiografie di 300 pagine è perché qualcuno ha ancora voglia di lasciarsi trasportare nell’oblio di una storia intensa. Non credo che le pagine dei romanzi che comprate vengano usate tutte per incartare il pane!

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(1) Reader Comment

  1. brava!

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