le interviste Rivista — 28 luglio 2014

– “Il ruggito della belva” può sembrare piuttosto sinistro come titolo di un libro. Ci spiega come nasce questa scelta?

Innanzitutto devo precisare che il titolo fa riferimento ad un essere umano, non ad un animale.

Un essere umano che “ruggisce “ per un motivo ben preciso. Che ruggisce, inteso, come verso quasi disumano che gli esce impetuoso, dirompente, dalla gola, paragonabile al ruggito di un animale feroce.

Quando può succedere questo?

Quando prova un dolore fisico o affettivo immenso?

Quando aggredisce con furia cieca?

Quando subisce una sconfitta fatale?

Quando da sfogo a tutta la sua rabbia?

Una di queste, riguarda il titolo del mio romanzo.

– Ci racconta brevemente di cosa parla?

Il romanzo inizia con un agguato da parte di un manipolo di soldati francesi ad una scorta di denaro inglese, per impossessarsene.

E’ un intreccio di personaggi coinvolti in una vicenda di spionaggio, omicidi, ricatti, amicizia che ruota attorno a questa cifra enorme, sullo sfondo della guerra anglo-francese, nel quale non manca una appassionante storia d’amore che accompagneranno il lettore in una avventura dal sapore ottocentesco.

Napoleone ha deciso il destino di popoli, ma soprattutto di uomini e donne: ha disposto del loro futuro, della loro vita e della morte, ma soprattutto ha influenzato le emozioni più intime, i tentativi di rivalsa, il desiderio di ottenere non solo onore e gloria ma anche amore e pace o semplicemente…denaro.

Su Napoleone si è scritto e romanzato tanto:

Ma sulle vite che ha sconvolto?

Sui destini che ha creato, modificato, distrutto?

Sui sentimenti che ha generato?

– Si potrebbe sostenere che la guerra è il reale protagonista di tutta la storia?

No, non è la guerra la reale protagonista.

La guerra fa da sfondo alla cupidigia, all’amicizia, all’amore, alla crudeltà dell’essere umano.

Sicuramente la guerra può esaltare questi sentimenti e a volte cambiare la propria natura. Chi è buono può in determinate situazioni diventare cattivo, ma chi è cattivo anzi malvagio, nella guerra trova alimento.

– A chi si rivolge il testo?

In particolare quelle persone che amano romanzi storici o film in costume.

E’ comunque un romanzo dove la vicenda, i protagonisti, le situazioni potrebbero essere trasportate ai gironi nostri.

– Che tipo di messaggio vuole inviare al lettore?

Nessun messaggio particolare. Sono dell’opinione che leggendolo passerà sicuramente qualche ora piacevole, ma che sarà soprattutto piacevole sapere, che, se ha interrotto la lettura per qualsivoglia impegno, sarà desideroso di  riprenderla.

– Da dove nasce la sua passione per la storia?

In giovane età mi affascinavano i corsari, le loro gesta mi trasportavano in un mondo affascinante fatto di burrasche, vele al vento, arrembaggi, tesori nascosti,  e i moschettieri con scintillio di lame, amicizia per la vita, onore,  per passare poi crescendo ai moti carbonari, alle guerre napoleoniche a quelle mondiali. E’ logico che non mi interessa la storia solo sotto l’aspetto guerresco però mi affascina sempre e comunque. Si dice “riscoprire la storia per capire il presente” ed è così ma io la intendo anche “riscoprire la storia per sfuggire al presente”.

Sfuggire non certo perché non mi piace il presente, ma nel senso che oggi puoi sapere tutto di tutti in pochi secondi, in tempo reale, ed è li, visibile sul computer o sul cellulare, e ti azzera la fantasia mentre nella storia  puoi fantasticare…..

– La sua è la prima pubblicazione. Che tipo di emozione l’ha spinta ad intraprendere un cammino di sicuro molto insidioso come quello dell’autore esordiente?

Scrivere questo romanzo è stato si impegnativo, perché in certi momenti la concentrazione è tale che prosciuga le tue energie sia fisiche che mentali, ma poi quando percepisci che riesci a trasformare in parole quello che hai in mente e che rileggendole capisci che era esattamente quello che volevi che il lettore “vedesse” allora la soddisfazione ti ripaga di tutto.

Non l’ho interpretato come un cammino insidioso, ma come un cammino obbligato.

Scrivere è una passione, è qualcosa che hai dentro, è una forza interiore che devi esternare assolutamente.

– Cosa si sente di dire a quanti avrebbero il suo stesso sogno ma non riescono a trovare il modo di mettersi in gioco?

Se come mettersi in gioco si intende scrivere con la speranza che il romanzo abbia successo, può evitare di farlo. E’ logico che la speranza c’è sempre.

Sono dell’idea che nel campo dell’editoria, possono essere stati scritti romanzi bellissimi ma farsi pubblicare da case editrici importanti in Italia è quasi impossibile senza nulla togliere alle piccole case editrici.

L’unico consiglio che posso dare è: Scrivi soprattutto per te stesso, poi provaci….

– Ha uno scrittore in particolare a cui si ispira?

Sono diversi gli scrittori di cui amo i romanzi: Bernard Cornwell, Valerio Manfredi, Marco Buticchi, Ken Follett.

– Progetti per il futuro?

Sto scrivendo un  romanzo che narra di una profonda amicizia che nasce tra un inglese e un tedesco prima della seconda guerra mondiale.

Dove però la guerra, per amor di patria, dovere, onore, li porterà su fronti opposti…..

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