News Rivista — 21 dicembre 2012

E’ passato tanto tempo dalla nascita del Sun , primo quotidiano di New York venduto al prezzo di 1 penny.

1830, era la rivoluzione della penny press. Sull’esempio inglese i giornali venivano venduti dagli strilloni per strada a quel modico prezzo.

La tradizione elitaria dei six-penny papers (il giornale era un prodotto elitario del costo di 6 penny, per uomini politici e d’affari che si tenevano aggiornati sugli accadimenti internazionali) venne sbaragliata e il pubblico dei lettori acquisì le dimensioni della nazione. Con questa formula nacque un nuovo concetto di notizia: una presa d’atto di quanto accade quotidianamente.

Sembra lontano il tempo in cui “giornale e caffè” era una dolce abitudine mattutina.

Ora dove sono finiti quei lettori? La carta stampata soffre della loro assenza e la versione tradizionale di molti quotidiani rischia di scomparire.

Nessuno escluso. “Il Manifesto” è relegato in un angolo e aspetta speranzoso che la composizione della nuova cooperativa, che verrà resa nota il 31 dicembre, porga una solida mano a cui aggrapparsi. “L’Unità” ha i redattori in sciopero. “Pubblico” ha visto coincidere la luce della nascita con il buio di una fine troppo preoce. Nemmeno le dimensioni contano; il Sole 24 Ore della Confindustria, il Mattino di Napoli, come pure La Stampa di Torino cercano di riorganizzarsi. L’Avvenire cambia sede e prepara il ricorso ai contratti di solidarietà.

Stando alle rilevazione di settembre di ADS (Accertamenti Diffusione Stampa), il Corriere della Sera perde il 2% nelle vendite, La Repubblica -3,8% , Il Messaggero -5%, La Stampa -3,7% , Il Secolo XIX -5,4% l, Il Giornale -2,3%.

Anche nel mercato della stampa tedesco, che sembrava resistere egregiamente alla crisi generale, ci sono stati i primi segni di cedimento: Frankfurter Rundschau, uno dei quotidiani più importanti della Germania, ha presentato istanza di fallimento a causa di un forte calo delle vendite. Così come il Financial Times Deutschland, l’edizione tedesca del quotidiano finanziario britannico, che ha pubblicato l’ultimo numero il 7 dicembre. L’ultimo in ordine di tempo è un quotidiano di partito italiano, storica voce della destra di questo paese: Il Secolo d’Italia. Oggi è in edicola l’ultima edizione cartacea del giornale, che passerà così alla versione completamente digitale.

Una versione dei quotidiani permette il risparmio dei costi che sembra essere preferita dai lettori per la velocità e l’imminenza con cui può essere consultata. Senza contare che l’informazione sul web è in gran parte gratuita.

Il giornale perde la sua utilità lo stesso giorno in cui viene pubblicato, non ci sarebbe motivo di conservarlo su un supporto così longevo come la carta. Quindi si sceglie la versione digitale: veloce, gratuita e senza nessuno spreco.

Sembra lontano il tempo in cui l’odore dell’inchiostro sulla carta irritava le narici, lontano il tempo in cui gli strilloni tenevano per mano il prodotto tangibile di un lavoro intellettuale.  

Sofia Di Giuseppe

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