Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Come Natalia Ginzburg, una delle mie scrittrici preferite, ho trovato sempre un grande conforto nella scrittura, anch’ io da sempre ho provato a fare versi, versi semplici, che scaturiscono dall’animo…. ho cercato di esternare i miei pensieri, i miei momenti difficili e critici. Ho messo su carta il mio rancore, la mia angoscia per troppi anni. Oggi rileggendo alcuni brani mi son compiaciuta, quasi a non riconoscerli…anche perché il tempo e l’esperienza hanno steso uno spesso velo sulla mia memoria. Quel tempo che è passato, ma che attraverso lo scritto lo si ritrova e, purtroppo, spesso sembra di riviverlo una seconda volta… Tante volte ai miei alunni, vivaci, dinamici, in gamba… forte delle mie esperienze, dicevo di non perdere l’abitudine a utilizzare il diario per trascrivervi i loro sogni, i propri desideri, le pene, e li avvisavo che non avrebbero trovato risposte, non avrebbero avuto interlocutori, ma avrebbero provato piacere, soddisfazione  e tanta voglia di continuare,  di cambiare,  di migliorare. Spesso per sperimentare una loro puntuale ricerca linguistica, li ho invitati a riscrivere brani letti, tentando di rendere meglio sensazioni, ambienti e idee… e ricordo che  una di loro, nel consegnarmi il brano, quasi ironicamente  mi disse: “Prof. la  trascrizione del brano è molto modesta e non certo adatta  alla sua ampia cultura…” Non reagii alla provocazione, perché  essendomi accorta di un suo  scarso  impegno, l’avevo redarguita e quindi giustificavo il suo tono.  Avevo anche saputo da un’amica che A. aveva dovuto affrontare una realtà molto gravosa per la sua età, che l’aveva inevitabilmente segnata… era stata abbandonata dalla vera mamma. Dopo aver dato un furtivo sguardo al lavoro, rimasi di stucco, il brano riscritto non era quello assegnato, ma uno spaccato della sua vita e del suo quotidiano. (Aurora voleva che io sapessi, che io capissi la sua sofferenza, il suo malessere, i suoi disagi scolastici…) Lo riporto affinché qualcuno di tanti, fra Noi, si ravveda, non dia esempi simili, non coinvolga i figli in un ménage triste, squallido… e possa capire, testimoniare in famiglia il proprio  comportamento con lealtà,  dignità ed equilibrio.  A mio parere i figli non devono essere coinvolti nelle dispute tra Genitori e questo scritto vuole essere una sensibilizzazione per coloro che hanno comportamenti sbagliati in famiglia, violando i diritti dei figli. “Che sfortuna proprio a lei era capitato un uomo così”. Pietro cambiava di umore continuamente, ora era dolce, premuroso, faceva castelli in aria,  poi sfogava il suo nervosismo battendo i pugni sul tavolo,  sulle porte,  sui muri… come era strano, come era difficile; per fortuna Lucy era accomodante, riusciva ad ingoiare tutto,  anche quella rabbia che poi le mordeva dentro, pur di evitare che lui continuasse , che sua figlia dovesse assistere a quelle sceneggiate napoletane, che gli inquilini del palazzo si mettessero ad ascoltare gli improperi,  le urla di quell’uomo che cambiava da un momento all’altro.   Lucy zittiva, senza perdersi d’animo, per superare lo stato di sofferenza cercava affannosamente vendetta. Eccolo che storce le labbra, pensava Lucy, eccolo che ride, scherza, ma poi di nuovo brutale, critico,  maledice maledice tutti… Non ha amici,  lo dice anche Lui. Sembra un uomo perseguitato dal male… su di lui il destino si è accanito…non ha pace… Pietro si lamenta di tutto, il suo malessere preoccupa Lucy, ma preoccupa anche sua figlia, che sta male, non ce fa più, non sa a chi rivolgersi, teme la violenza del padre sulla madre. Rannicchiata nel suo lettino, A. piange in silenzio,  prega per suo padre, vorrebbe gridare a tutti il dolore che l’attanaglia, prigioniera di un segreto troppo grande per Lei: suo padre picchia spesso sua madre, ma la povera donna le dice di non farlo sapere, di non parlarne con i nonni e nemmeno con le amiche. Oggi non vuole andare a scuola, ha deciso: vuole affrontare suo padre, che non andrà a lavoro. Dalla sua camera sente già il vocione, parolacce…. il rumore di un piatto rotto,  una porta che sbatte. Si precipita, non vede la mamma, capisce…con rabbia offende il padre, che senza indugiare le molla due schiaffi:  A.  afferra un panino della colazione e lo scaglia su Pietro, accorre Lucy,  i suoi occhi rivelano la disperazione, senza esitare chiama  in aiuto l’amica della porta accanto. Pietro scappa via, Lucy gli grida di non mettere più piedi in quella casa e nello stesso giorno cambia serratura. A sera il padre di A. rimane fuori, nessuno gli apre, bussa forte, fortuna vuole che si affaccia la vicina ed allora se ne va …da giorni non si hanno notizie.    La ragazza vorrebbe parlarne con i parenti, ma la mamma si raccomanda di non chiedere a nessuno. A. vuole bene a suo padre, nonostante il suo comportamento, i suoi difetti, si fa una colpa per aver scatenato il litigio, se non avesse provocato suo Padre, forse i  genitori non si sarebbero divisi,   ma la violenza genera  violenza.   A. cercava di alleviare la sua coscienza, certo suo padre aveva procurato troppa sofferenza, troppa amarezza a sua madre, ora quella donna non era più in balia di un uomo nevrastenico, forse anche cattivo… Dov’era il rispetto, la stima, l’amore per la famiglia?  Perciò A. aveva fatto bene a reagire, altrimenti si sarebbe perpetuato all’infinito l’umiliazione, la violenza fisica e morale sulla povera Lucy. Perchè proprio a me?  Perchè non posso avere un padre normale, come le mie amiche?  Cosa posso fare? Prof.  mi aiuti… sto morendo, il dolore mi sta uccidendo!

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scrivendovolo

(7) Readers Comments

  1. molto bello

  2. Interessante.

  3. questo articolo trasmette una grande serenità. Grazie Sig. Rosa, riesce sempre a cogliere del buono in tutto. un abbraccio.

  4. Brava.

  5. grazie…

    • grazie…

      • ciao e grazie…

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