Approfondimenti Rivista — 05 marzo 2013

Ciò che ho intenzione di proporvi oggi è un sillogismo: mi rendo conto che possa essere discutibile, soprattutto per il significato che si può attribuire a parole così dense come quelle che sto per citare; ma lancio la sfida, e invito ai commenti.

Per produrre ARTE, ci vuole MANUALITA’;

SCRIVERE è un’arte;

Per SCRIVERE ci vuole MANUALITA’;

La premessa maggiore scaturisce dall’osservazione dei prodotti d’arte che mi circondano: osservando un dipinto, piuttosto che una scultura, o un modellino di un progetto architettonico, ho pensato che per produrre queste creazioni occorresse fare uso di certa manualità. Con questo, non voglio dire che si debba essere dotati naturalmente della capacità di plasmare una qualsiasi materia: vorrei semplicemente fissare l’attenzione sull’importanza che, durante la produzione artistica, ha l’uso concreto e spicciolo delle mani, viste quindi come agenti primari del nostro atto.

Appurato questo, ritengo che anche lo scrivere (e ancora una volta vorrei precisare: non intendo la scrittura nel suo contenuto, ma nel mero gesto di scrivere), potesse essere considerata un’arte. Tuttavia, la conclusione non può essere così scontata, e ho notato una certa evoluzione di questa concezione dello scrivere come arte, nel corso della storia. Un tempo, sono convinta che la scrittura fosse senza dubbio considerata un’arte: incisioni di lettere dalle espressioni quasi floreali, accuratissimi esercizi di bella calligrafia, anche nelle scuole, e maniacale attenzione nella regolarità dei caratteri scritti su un lettera da spedire all’amico, sono alcuni degli esempi che mi hanno portato a credere che in passato la scrittura fosse davvero un’arte, con regole e forme estetiche proprie.

Oggi, invece, la faccenda è cambiata: ora ognuno può esprimere liberamente il proprio estro, senza sottostare a norme esteriori di nessun tipo. Si dirà che anche questo è un tipo di arte: ma certo, è un’arte senza una propria estetica, senza un codice espressivo riconosciuto universalmente. Nonostante questo, non credo che oggi la scrittura non possa più essere considerata un’arte: c’è qualcosa, infatti, che ancora ce lo fa credere. L’arte cambia, si rinnova, incontra nuove forme. Al giorno d’oggi, abituati a scrivere sempre di più solo attraverso un computer, il lato artistico della scrittura potrebbe ritrovarsi nei vari tipi di font che Microsoft Word ci mette a disposizione: sono forme fisse, ma rappresentano in ogni caso le varie possibilità di scrittura. E’ come se ci fossero messe a disposizione tante calligrafie di persone diverse. Questo è il lato artistico della scrittura di oggi, il risultato di una scrittura che, cambiando i suoi mezzi, ha cambiato anche le sue forme estetiche.

Di conseguenza, avendo verificato le due premesse, la conclusione dovrebbe venire da sé: “per scrivere ci vuole manualità”. Ma anche qui, a mio avviso, si pone una riflessione che vede a confronto passato e presente. Di fatto, alle origini, per scrivere, ci voleva eccome della manualità: il solo modo per farlo, del resto, era quello di impugnare una penna o una matita, avvinghiarsela alle dita, e cominciare a farla scorrere sul foglio, finchè i tendini non cominciavano a tirare e i calli non imponevano il loro indelebile sigillo sulle mani: l’attività di scrivere era manuale come il lavoro di un artigiano.

Ma oggi, possiamo ancora parlare di “manualità della scrittura”? Personalmente, ritengo di no. Dall’entrata in uso della macchina da scrivere, questa attività è andata incontro ad un cambiamento sempre più radicale che ha condotto la nostra epoca all’uso quasi esclusivo del computer. Di conseguenza, oggi, non possiamo più parlare di “scrivere” una mail: dovremmo piuttosto dire “digitare” una mail. Si è passati, insomma, dalla scrittura alla digitazione. Di fatto, oggi non sono più le nostre dita ad essere acciaccate da calli o disturbi reumatici: direi, piuttosto, che gli unici ad essere fiaccati dalla scrittura sono i tasti della tastiera del pc, che segnalano la loro usura sfumando la lettera che gli è stata incisa sopra.

Dunque, se il sillogismo reggeva, inaspettatamente, di fronte alla concezione della scrittura come arte, crolla, invece, di fronte a quello della manualità. Difatti, non ci pensiamo: ma la scrittura è nata come atto manuale, la manualità rappresenta un fattore fondamentale della sua esistenza. Se l’arte può cambiare e rinnovarsi in varie ed inedite forme, la manualità resta indissolubilmente legata al valore pratico e concreto insito nel suo stesso nome.

Evidentemente, sono state ragioni di chiarezza, di velocità e di utilità a portarci ad abbandonare la scrittura manuale: perciò non dobbiamo scoraggiarci, la digitazione ha portato enormi vantaggi. Ma è certo che la perdita in termini di manualità della scrittura, ha portato ad una perdita in termini di essenza, di fascino primordiale, di ancestrale mistero: e queste sono cose che niente potrà mai rimpiazzare.

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.