Approfondimenti Rivista — 17 maggio 2013

Ai giorni nostri è facile comunicare, scambiarsi opinioni, commentare, esprimere il proprio giudizio. Con i social network tutto ciò è diventato molto più semplice e veloce. Questi siti coraggiosi permettono alle nostre parole di attraversare distanze incredibili e di raggiungere chiunque. Le comodità sono molteplici, non c’è bisogno di ricordarlo, lo vediamo noi stessi ogni giorno accedendo al nostro profilo e svolgendo le ormai più comuni azioni della giornata: pubblicare, condividere, cliccare “mi piace”. Twitter e Facebook sono i sovrani indisturbati del mondo della comunicazione, entrambi si basano sulla velocità con cui viaggiano notizie più o meno interessanti o affermazioni scritte sottoforma di stato. Sta diventando una vera e propria cultura quella dei “mi piace”, un modo per sentirsi inseriti in una società che cambia. È molto più rilevante, ai giorni nostri, affermarsi nella comunità virtuale attraverso i mezzi offerti dai social network che avere una posizione nella vita reale. Avere molti “mi piace” è un traguardo, è la dimostrazione che ciò che abbiamo promosso non è stato ignorato, piace alla gente a tal punto da volerlo manifestare pubblicamente. In questi immensi mondi virtuali ad ogni account corrisponde un profilo ed ogni utente è riconoscibile dal resto degli iscritti, nel caso di Facebook mi azzarderei a dire: dal resto del mondo.

Quindi condividere non significa solo riempire la bacheca di link, si tratta di un qualcosa di più importante dal punto di vista della “reputazione” sul web. Condividere è prendere una posizione, rendere gli altri partecipi di un proprio pensiero, un’opinione. E viceversa se si pubblica un qualcosa che viene condiviso si riceve una risposta dal popolo degli utenti. Il link che “piace” non viene ignorato, gli iscritti vedendolo tra le notizie non hanno potuto fare a meno di vederlo comparire sulla loro bacheca e attirare a loro volta l’attenzione degli altri profili. Eppure i social network non accostano al consenso la possibilità di dissentire da quell’informazione. Non vedremo forse mai comparire il tasto “non mi piace”, l’unità di misura su cui basarsi per giudicare la buona riuscita di una pubblicazione è la considerazione. Se un link viene ignorato non piace, non ha coinvolto le altre persone, quello stato non è riuscito a coinvolgere emotivamente il pubblico.

Così si arriva facilmente alla conclusione che il social network sa creare dei consensi ma non si prende lo scomodo compito di distruggere. Per fortuna. Visto il tempo e l’attenzione che le persone spendono sul web se si potesse anche facilmente dissentire in modo evidente dal loro pensiero forse distruggeremmo moralmente mezzo mondo. Eppure non è corretto sopprimere il giudizio negativo privando agli utenti la possibilità di esprimerlo in modo evidente ed immediato. Questi sono i rischi della condivisione e del libero scambio di opinioni. È positivo avere velocità e facilità nella comunicazione, è quello che cerchiamo da sempre ed ora è possibile. Ma siamo davvero sicuri che si tratti di sistemi democratici? I social network sono un fenomeno complicato, nato per le soddisfare le nostre esigenze ma utilizzabile per molteplici fini. Comunque emerge il fatto che il compito del social network è quello di far circolare la notizia, di farla viaggiare tra i click perché arrivi ovunque. Il confronto è in realtà solo parzialmente realizzabile, è un buon punto di partenza che degenera in un assenso continuo spesso del tutto irrazionale. 

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