Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Si aggirava fra fronde d’alberi, quasi mimetica, nella sua camicia color kaki. La giovane dalle gambe solide, serpeggiava con movenze sicure tra le foglie cangianti. Un’altra luce accecò il vecchio, costretto a tenere gli occhi come fessure, quasi serrati. Dalla tasca dei jeans della giovane, un bagliore si fece strada verso l’esterno. Il vecchio capì: non era l’unico ad essere armato. Il cielo borbottò aria di tempesta. Le nuvole si accalcavano sulla rupe, agitate, come in un presagio di morte. Il vecchio si morse leggermente il labbro. La giovane come una pantera era pronta al balzo, ogni gesto falso sarebbe stato evidente. Rashid rabbrividì sperando di non essere visto. Una folata di vento raccolse una manciata di terra arida e la spolverò tutto intorno. Il sole stava calando. Alzando la testa ancora una volta, il vecchio non trovò traccia della giovane selvaggia. Estrella sapeva come muoversi tra le piantagioni. Nascosta dietro il tronco più grande del sottobosco, sostava ansimando di vergogna e paura. Il vecchio poteva averla vista? Il sole sembrava cadere presto oggi, a strapiombo verso il mare…già lasciava ombre salmastre su tutto il terreno. Le nuvole insistenti gorgogliavano quasi tonanti. Sarebbe presto giunto un temporale? La temperatura non pareva arrestarsi, le gocce di sudore che Rashid sentiva colare lungo la schiena erano frutto di quell’arrampicata folle verso la vetta. Una volta in cima ancora non riusciva a capacitarsi di quella pianura levigata, rossa e polverosa. Tra gli alberi si aggirava una donna armata. Il vecchio iniziò a ruotare il capo a piccoli gesti. L’udito teso verso l’alto. Le ombre e i fruscii, ogni minimo gesto avrebbe potuto decretare la vincita dell’uno o dell’altra. Questione di vita o di morte? Estrella dava fugaci occhiate al terreno, alla ricerca di orme. Il vecchio aveva un paio di scarponcini da montagna, aveva notato lei. Le impronte erano di un numero 46, doveva essere davvero imponente, nonostante dall’alto sembrasse così piccolo. Il suo volto si fece paonazzo. Il vecchio stava passando a pochi metri dal suo nascondiglio. Proprio sotto i rami su cui giaceva, uno stropicciarsi d’abiti si mescolava allo sciabordio del mare sugli scogli. La giovane fece un passo indietro. Lo spaccarsi di un ramo la fece trasalire. Cosa avrà provocato quel tonfo secco? Uno, due, tre… quattro, cinque sei…Estella contò fino a dieci gocce cadere sul capo. Nonostante la fitta trama dell’ulivo su cui era nascosta, la pioggia iniziò a batterle violenta in testa. Rashid vide tremare le foglie e capì. Le nubi si fecero nero pece, nonostante sul pendio, inerme il sole ballonzolasse verso ovest, infrangendosi sul mare. Non sarebbe più stato necessario asciugarsi di tanto in tanto le gocce di sudore. Il fazzoletto di stoffa ingrigita che teneva serrato in un pugno, si sarebbe presto inzuppato. Era questione di pochi attimi. Le orme di Rashid si fecero man mano sempre più calcate. La polvere divenne terra bagnata e poi fango. Gli scarponcini iniziarono a diventare pesanti. L’acqua cadde a secchi per minuti infernali e il vecchio faticava ad orientarsi. L’unica sicurezza era la pistola che ancora portava nella tuta da lavoro. Estrella era ancora sul vecchio albero ad osservare. Le ombre si allungavano tra i passi di Rashid e le sue orme ormai erano quasi irriconoscibili. Un lampo echeggiò fra i rami d’ulivo. Il vecchio sollevò lo sguardo rapidamente, ma non abbastanza. Quando riuscì a capire da dove venisse quel fruscio indiscreto, la giovane si era già mossa. Rapida e fugace, Estrella si era lanciata da un albero all’altro. La sentiva, quella sensazione nello stomaco che non ti fa rilassare. Rashid capiva che sopra di lui, qualcosa si moveva silente e lo scrutava. Che fosse una civetta? No non era possibile. Nonostante il buio fosse giunto improvviso, la pelle d’oca che lo attraversava, non era la paura degli animali notturni. Egli sapeva. Cercò un riparo per la notte. La temperatura si era abbassata velocemente con l’arrivo del temporale. Vagando fra gli ulivi, gocce e fango gli caddero in testa. Immobile sotto una fronda più bassa, non osò riguardare verso l’altro. Un corvo gracchiò sollevandosi tra i rami. Estrella soffocò un grido di spavento. Quel corvo… lo aveva visto a pochi centimetri da sé. Le zampe nere e ispide, le erano passate sopra gli scarponi militari che indossava. Il pensiero volò a Jack. Del fratello le erano rimasti solo quelli, e la camicia. Si guardò nuovamente attorno. Il buio li aveva raggiunti frettolosamente, cogliendoli impreparati quel tardo pomeriggio. Jack amava scherzare, pareva non avesse mai avuto paura di nulla, anche da piccolo. Suo fratello maggiore… Estrella sentì le guance infuocarsi. Nella vecchia casa dei nonni quel giorno stava giocando vicino al camino acceso. Le faville zampillavano al di fuori delle mattonelle. Per lei era tutto così eccitante. Il fuoco prendeva forma, si ingigantiva e le faceva sentire un gran calore. Come un pupazzo di neve, incandescente, pareva ingrandirsi sempre di più sotto i suoi occhi, finché la palla con cui stava giocando non gli finì accanto scomparendo. Sciolta. Dieci anni prima, Estrella era solo una ragazzina incosciente. Jack, poco più grande di lei, sarebbe stato in congedo quella settimana. La giovane lo ricordava ancora come fosse stato ieri. Il fumo acre che vide espandersi per tutta la casa, le fiamme sul tappeto e il pavimento di legno che crollava a pezzi. Niente sarebbe stato più come prima. Il ricordo di quella sera, l’aveva marchiata a fuoco. Sotto la camicia verde kaki, una cicatrice scura, aleggiava sul turgido seno color porcellana. Rashid trovò una pietra su cui sdraiarsi. Una sorta di scoglio che dalla spiaggia si era materializzato lì, su quell’altura pianeggiante, la cima della collina. Non era il letto in cui aveva sperato, ma almeno non sarebbe rimasto sdraiato strisciante, come un serpente nel fango. Le onde del mare spumeggiavano in lontananza. Il cicalare fra i rami non gli dava pace, e poi c’era quella sensazione… L’ansia si era placata, ma non era del tutto scomparsa. La pioggia aveva terminato la sua sinfonia frastornante con due tonfi secchi di tuoni in lontananza. Il temporale sembrava aver virato verso est. Slacciandosi la parte superiore della tuta da lavoro, il vecchio tirò un sospiro di sollievo. Sapeva di essere ancora scrutato, ma questa volta era diverso. L’agitazione che gli opprimeva il petto era svanita, lasciando spazio alla stanchezza che inevitabilmente si impadronì di lui. Infreddolito, rimise le mani in tasca e ricordò. Nella salopette aveva ancora dei cerini e dei pezzi di carta stranamente asciutti. Certo non gli sarebbe stato facile trovare dei rami, ma ci provò comunque. Accese un cerino per farsi un briciolo di luce. Al terzo tentativo una scintilla irruppe nella notte con un sottile crepitio. Sospirò profondamente, ringraziando infinitamente per quel barlume di speranza che gli era parso sotto gli occhi. Estrella non poté credere ai suoi occhi. Aveva appena ricacciato indietro le lacrime per Jack… Rashid senza saperlo, stava mettendo a dura prova la sua sfidante. Il crepitio divenne sempre più intenso con l’aumentare della legna che si incendiava. I fogli assieme ai cerini emanavano un fumo senza eguali. Estrella cercò riparo attraverso la camicia, bofonchiò forti colpi di tosse e cadde a terra. Il vecchio e la giovane. Il passato si materializzò negli occhi gonfi della ragazza, densi di sensi di colpa. Una fiamma divampò alta. Jack…il fuoco che aveva davanti le lesse l’anima. Non poteva morire, doveva farlo per suo fratello. Contemporaneamente sfoderarono le armi. Rashid era certo della sua pistola, ma dalle tasche di quei jeans tanto aderenti, non sapeva proprio cosa aspettarsi. Una lama di luce lo fece trasalire, la giovane avanzava decisa verso di lui, con un coltello in pugno. Rashid notò la mano tremante. Nonostante lo sguardo determinato, non doveva essere poi così esperta. Fu allora che lasciò cadere la pistola. Il fuoco allentò la morsa ed il corpo di Estella si fece più mite. Perché il vecchio non agiva? Perché quel vecchio non riprendeva la pistola e colpiva? Non ebbe il coraggio di proseguire. Sulla sua coscienza giaceva già il corpo morto di Jack. In ginocchio, ancora fremente, la ragazza scoppiò in lacrime, abbandonandosi alle braccia di Rashid. La camicetta le si aprì leggermente, lasciando intravedere i segni del passato. Estrella pianse ancora per ore, fino al venire del giorno. L’incendio era passato. Nel mare sotto di loro, di nuovo splendeva l’azzurro dei suoi occhi.

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